Differenze tra le versioni di "Porta San Pancrazio"

In proposito, va ricordato che già dal [[V secolo]] e almeno fino al [[XV secolo|XV]], è attestato come prassi normale l'istituto della concessione in appalto o della vendita a privati delle porte cittadine e della riscossione del pedaggio per il relativo transito. In un documento del [[1467]]<ref>Conservato nell'Archivio Vaticano e riportato (documento XXXVII) da S. Malatesta in “Statuti delle gabelle di Roma”, Roma, 1886</ref> è riportato un bando che specifica le modalità di vendita all'asta delle porte cittadine per un periodo di un anno. Da un documento del [[1474]]<ref>Dal registro della dogana per l'anno 1474.</ref> apprendiamo che il prezzo d'appalto per la porta San Pancrazio era pari a ''”fiorini 25, bol. XXI per sextaria”'' (“rata semestrale”); si trattava di un prezzo piuttosto modesto, e modesto doveva quindi essere anche il traffico cittadino per quel passaggio. Si sa di almeno due appalti che riguardarono la porta San Pancrazio nel XV secolo, e di un altro concesso nel [[1566]] da [[papa Pio V]] a suo nipote Lorenzo Giberti; almeno a quell'epoca il traffico cittadino per quel passaggio doveva quindi essere abbastanza consistente, per poter assicurare un congruo guadagno a un personaggio di tale levatura. Guadagno che generalmente era regolamentato da precise tabelle che riguardavano la tariffa di ogni tipo di merce<ref>Cfr. il documento XXXVI riportato da S. Malatesta, op. cit.</ref>, ma che era abbondantemente arrotondato da abusi di vario genere, a giudicare dalla quantità di ''gride'', editti e minacce che venivano emessi.
 
Attualmente Porta San Pancrazio è sede dell'Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini con annesso Museo Garibaldino (dedicato però anche alla [[Divisione italiana partigiana "Garibaldi" (Montenegro)|Divisione Italianaitaliana Partigianapartigiana "Garibaldi"]], attiva tra il [[1943]] e il [[1945]]).
 
== Note ==
Utente anonimo