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== Biografia ==
Nato a Lanciano, comune [[Abruzzo|abruzzese]] della [[provincia di Chieti]], studente della [[Facoltà universitaria|facoltà]] di [[Ingegneria]] presso il [[Politecnico di Torino]], Vincenzo Baccalà interrompe gli studi per partecipare alla [[prima guerra mondiale]]. Ferito, riceve una [[ricompense al valor militare|medaglia d'argento]]. Iscritto al [[Partito Socialista Italiano|Partito socialistaSocialista]], nel 1921 aderisce al [[Partito Comunista d'Italia|Partito comunista d'Italia]] nato in quell'anno con la [[XVII Congresso del Partito Socialista Italiano|scissione di Livorno]]. Nel 1922 sposa Pia Piccioni, una ragazza [[Marche|marchigiana]] che lo seguirà nei suoi spostamenti all'estero e scriverà, anni dopo, una sofferta testimonianza sulle tragiche vicissitudini del marito (vedi citazione in Bibliografia).
 
Arrestato dalla [[polizia]] [[Storia dell'Italia fascista|fascista]] nel 1925, Baccalà viene rilasciato l'anno seguente e fugge in [[Francia]] con la famiglia. Nel 1927, in [[contumacia]], viene condannato a dodici anni di reclusione dal [[Tribunale speciale per la difesa dello Stato (1926-1943)|Tribunale speciale per la difesa dello Stato]].<ref>Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, ''L'Italia dissidente e antifascista. Le ordinanze, le Sentenze istruttorie e le Sentenze in Camera di consiglio emesse dal Tribunale speciale fascista contro gli imputati di antifascismo dall'anno 1927 al 1943'', Milano 1980 (ANPPIA/La Pietra), vol. I, p. 144</ref> Nel [[1931]], seguendo le direttive del partito, emigra in [[Unione Sovietica]] stabilendosi prima a [[Novorossijsk]], poi a [[Odessa]] e infine a [[Mosca (Russia)|Mosca]].
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