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Arrestato, fu condannato a morte dalla [[RSI]] nel [[processo di Verona]] e venne fucilato l'11 gennaio 1944 insieme a [[Galeazzo Ciano]], [[Emilio De Bono]], [[Carluccio Pareschi]] e [[Luciano Gottardi]]. Nel suo diario, [[Giuseppe Bottai]] ebbe nei suoi confronti parole durissime: "''[Marinelli era] fosco d'occhio e d'anima. Che egli abbia voluto “tradire” Mussolini non è immaginabile. Se non altro la sua cattiva coscienza di gerarca prepotente gliel'avrebbe impedito, ché solo un Mussolini poteva essere il suo degno protettore. Marinelli, piovuto per caso nella compagnia dei 19, dimostra da un punto di vista negativo l'inesistenza del tradimento, poiché egli era di quelli che non tradiscono se non le persone dabbene"''<ref>G. Bottai, ''Diario 1935-1944'', Rizzoli, Milano, 1989, p. 486</ref>.
 
[[Tullio Cianetti]], suo compagno di prigionia per tre mesi, descrisse Marinelli come un uomo talmente stanco e abbattuto da apparire quasi distratto: ad esempio, quando venne letta la sentenza, egli non la comprese e fu Ciano a dovergliela scandire. Oramai stremato e spesso piangente,<ref>Il alDott. momentoDante dell'uscitaMarinello dallacosì cellarispose -a mentre[[Indro siMontanelli]] recavasul al[[Corriere luogodella dell'esecuzioneSera]] - dovette essere sorretto da due agenti<ref name=treccani/>(16. 03.1996):
 
<small>"''Sono nipote di sangue di Giovanni Marinelli e sulla gobba sopporto ormai il peso di 81 anni. Bene, sono rimasto molto perplesso di fronte ai suoi giudizi buttati giù su un personaggio a lei completamente sconosciuto (Corriere, 6 febbraio). Mi consenta, per conseguenza e per esatta verità delle cose, di dirle succintamente quanto segue: Adria, cittadina natale dei numerosi Marinello, per errori anagrafici di trascrizione trasformatisi per alcuni in Marinelli, è stata molto beneficata per diretto intervento di mio zio (strade, ferrovie, teatro, ecc.), per poi bruciarne l'effigie in piazza da una cittadinanza divenuta improvvisamente rossa. Amministratore del partito per lunghi anni e certamente buon raccoglitore di fondi per il partito stesso e mai una lira per se stesso (ad eccidio avvenuto lasciò moglie e figli privi di sussistenza), per il suo onesto operare gli fu assegnato a un certo momento il Ministero delle Poste ed infine, ovviamente per i suoi vecchi meriti, un posto di diritto nel Gran Consiglio. Se lei crede che per essere figura di "primo piano" occorra fare solo trasvolate atlantiche o nordiche, si accomodi pure. Io, più per intelletto che per sangue, "non ci sto". Per quanto poi riguarda la paura, così interpretata a quell'epoca dal volgo, che mio zio avrebbe dimostrato davanti al plotone d'esecuzione, la verità per me è solo quella rivelatami personalmente da don Chiot, confessore e accompagnatore dei condannati: gli appelli in quel tragico momento erano rivolti esclusivamente alla moglie Giulia e ai due amati figlioli, appelli definiti, ripeto dallo stesso Don Chiot, comportamento esemplare e da buon cristiano. A Don Chiot, se permette, credo. E non invece a tutta la cattiveria degli altri''</small>. Dante Marinello (Milano)"</ref>,al momento dell'uscita dalla cella - mentre si recava al luogo dell'esecuzione - dovette essere sorretto da due agenti<ref name=treccani/>.
Fu Caporale d'onore della [[Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale]], medaglia d'oro della Marcia su Roma, Gr. Uff. della Corona d'Italia, Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro, Commendatore dell'Ordine Spagnolo "Isabella la Cattolica" e Gr. Uff. dell'Ordine di S. Agata di S. Marino.<ref>Il Dott. Dante Marinello così rispose a [[Indro Montanelli]] sul [[Corriere della Sera]] (16.03.1996):
 
Fu Caporale d'onore della [[Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale]], medaglia d'oro della Marcia su Roma, Gr. Uff. della Corona d'Italia, Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro, Commendatore dell'Ordine Spagnolo "Isabella la Cattolica" e Gr. Uff. dell'Ordine di S. Agata di S. Marino.<ref>Il Dott. Dante Marinello così rispose a [[Indro Montanelli]] sul [[Corriere della Sera]] (16.03.1996):
<small>"''Sono nipote di sangue di Giovanni Marinelli e sulla gobba sopporto ormai il peso di 81 anni. Bene, sono rimasto molto perplesso di fronte ai suoi giudizi buttati giù su un personaggio a lei completamente sconosciuto (Corriere, 6 febbraio). Mi consenta, per conseguenza e per esatta verità delle cose, di dirle succintamente quanto segue: Adria, cittadina natale dei numerosi Marinello, per errori anagrafici di trascrizione trasformatisi per alcuni in Marinelli, è stata molto beneficata per diretto intervento di mio zio (strade, ferrovie, teatro, ecc.), per poi bruciarne l'effigie in piazza da una cittadinanza divenuta improvvisamente rossa. Amministratore del partito per lunghi anni e certamente buon raccoglitore di fondi per il partito stesso e mai una lira per se stesso (ad eccidio avvenuto lasciò moglie e figli privi di sussistenza), per il suo onesto operare gli fu assegnato a un certo momento il Ministero delle Poste ed infine, ovviamente per i suoi vecchi meriti, un posto di diritto nel Gran Consiglio. Se lei crede che per essere figura di "primo piano" occorra fare solo trasvolate atlantiche o nordiche, si accomodi pure. Io, più per intelletto che per sangue, "non ci sto". Per quanto poi riguarda la paura, così interpretata a quell'epoca dal volgo, che mio zio avrebbe dimostrato davanti al plotone d'esecuzione, la verità per me è solo quella rivelatami personalmente da don Chiot, confessore e accompagnatore dei condannati: gli appelli in quel tragico momento erano rivolti esclusivamente alla moglie Giulia e ai due amati figlioli, appelli definiti, ripeto dallo stesso Don Chiot, comportamento esemplare e da buon cristiano. A Don Chiot, se permette, credo. E non invece a tutta la cattiveria degli altri''</small>. Dante Marinello (Milano)"</ref>.
 
== Onoreficienze ==
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