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Intanto formò una piccola compagnia di attori dilettanti, recitando in dialetto genovese e interpretando commedie scritte da [[Niccolò Bacigalupo]]; la sua massima aspirazione era quella di entrare a far parte della compagnia del celeberrimo [[Virgilio Talli]], e quando questi ebbe modo di assistere ad una sua rappresentazione fu talmente entusiasta della sua figura e dei suoi personaggi che lo stimolò a proseguire la carriera suggerendogli di fondare un vero e proprio [[teatro dialettale]] genovese, che a quei tempi non aveva una tradizione consolidata.
 
Con [[Alessandro Varaldo]] e [[Achille Chiarella]], intorno al [[1913]] fondò la compagnia "La dialettale", recitando a Genova ede in provincia con sempre crescente successo: si divideva tra il ruolo di capocomico, direttore artistico e animatore. Un po' accentratore (qualcuno dice anche stretto di borsa), di fatto instancabile. La compagnia continuò ininterrottamente a recitare anche durante la [[Prima guerra mondiale]].
 
=== La rottura con l'Accademia ===
Tutti i testi che venivano scritti erano poi rielaborati dallo stesso Govi, tanto che gli autori lo contattavano con largo anticipo per concordare eventuali modifiche ai copioni in funzione delle sue preferenze. Redatti in italiano, i testi venivano poi tradotti dall'attore rigorosamente in dialetto genovese.
 
Intanto Govi non smetteva di disegnare le sue maschere da cui nascevano i personaggi da portare in scena. Il suo volto, tracciato con mano ferma in tutte le posizioni, di fronte come di profilo, ede in ogni ruga ed espressione, campeggiava nei foyer dei teatri come una galleria di quadri che entusiasmava ulteriormente gli spettatori gratificandoli di un valore aggiunto.
 
=== Lunga tournée in Sudamerica ===
=== Attore cinematografico ===
[[File:Gilberto Govi - Alassio.JPG|upright=1.4|thumb|La piastrella del [[muretto di Alassio]] autografata da Govi]]
Nel periodo bellico e post bellico si cimentò come [[cinema|attore cinematografico]] in quattro pellicole dall'esito piuttosto insoddisfacente: i titoli che si ricordano (due dei quali tratti da suoi lavori teatrali) sono ''[[Colpi di timone]]'' ([[1942]]), diretto da [[Gennaro Righelli]], ''[[Che tempi!]]'' ([[1947]]), diretto da [[Giorgio Bianchi]], ''[[Il diavolo in convento]]'' ([[1950]]), diretto da [[Nunzio Malasomma]] ede infine ''[[Lui, lei e il nonno]]'' ([[1961]]), girato a [[Napoli]] da [[Anton Giulio Majano]] e prodotto dall'armatore [[Achille Lauro]]; quest'ultima fu la sua unica pellicola a colori<ref>Gaetano Fusco, ''Le mani sullo schermo. Il cinema secondo Achille Lauro'', Napoli, Liguori, 2006, pp. 52-62.</ref>.
 
Ma i ritmi del cinema, con le ripetute pause, e la tecnica recitativa differente rispetto a quella del palcoscenico non lo entusiasmavano. Ebbe però l'occasione di lanciare brillanti comici, che apparentemente lo lasciavano un po' in soggezione sul set: i giovanissimi [[Walter Chiari]] ed [[Alberto Sordi]].
Fortunatamente oggi possiamo ancora vedere sei commedie rappresentate in televisione, salvate dalla distruzione in maniera rocambolesca negli [[Anni 1970|anni settanta]] da un impiegato collezionista appassionato di teatro e proposte da [[Vito Molinari]] e [[Mauro Manciotti]] nel [[1979]] in una trasmissione di [[Rai 3]] a lui dedicata.
 
Si tratta di sei delle quattordici (o quindici, a seconda delle fonti) commedie registrate dalla [[RAI Radiotelevisione Italiana|RAI]]. Di un'altra di esse, ''Impresa trasporti'', si è salvato in video soltanto il terzo atto, edmentre il primo ede il secondo si possono ascoltare in solo audio. Di altre cinque commedie (''Articolo quinto'', ''I Guastavino e i Passalacqua'', ''Parodi & C.'', ''Il porto di casa mia'', ''Tanto per la regola'') si è salvato integralmente soltanto l'audio. Le dodici commedie sono state pubblicate in [[DVD]] nel [[2004]] (ma tali versioni presentano alcuni minuti di tagli rispetto alle corrispondenti versioni in [[VHS]]), insieme ai documentari sull'attore, alle partecipazioni televisive ede alle partecipazioni radiofoniche, per cui è ora disponibile al pubblico l'intera produzione residua, eccezion fatta per i frammenti, alcuni dei quali sono comunque visibili nell'ambito dei documentari.
 
=== L'ultima rappresentazione ===
Apparve ancora sugli schermi televisivi in qualche rara intervista e in diversi [[Carosello|Caroselli]] del [[1961]], per una marca di tè, dove interpretava il simpatico personaggio di Bàccere Baciccia, portiere di un caseggiato genovese, conosciuto da tutti per l'estrema tirchieria ma adorato dai bambini, ai quali ripeteva una frase rimasta celebre: ''Da quell'orecchio, non ci sento; da quell'altro, così così.... ''
 
Va ricordato che la macchietta era ripresa direttamente da una un'antica [[maschera]] genovese: quella, appunto, del [[Baciccia]].
 
Nel [[1962]] si ammalò; morì a Genova il 28 aprile [[1966]], a ottantuno anni. Ai funerali, celebrati nella centrale [[Chiesa di Nostra Signora Assunta e Santa Zita|Chiesa di Santa Zita]], affollata all'inverosimile, partecipò tutta la città. Tra i presenti alla cerimonia, anche [[Erminio Macario]], visibilmente commosso. Govi è sepolto nel [[cimitero di Staglieno]] a [[Genova]].
[[File:Genova-Foce-DSCF7581.JPG|thumb|I Giardini intitolati a Gilberto Govi alla [[Foce (Genova)|Foce]]]]
 
Govi fu molto amato dai suoi concittadini; le opere pubbliche intitolate a lui all'ombra della Lanterna sono i Giardini Gilberto Govi, edificati negli [[anni 1980|anni ottanta]] nella zona di Punta Vagno, alla [[Foce (Genova)|Foce]], una scuola elementare nel quartiere di [[Albaro]], una scuola secondaria di primo grado a [[Quezzi]]<ref>{{cita web|url=http://www.icquezzi.gov.it/index.php?option=com_content&view=article&id=173&Itemid=228|titolo=Scuola secondaria di 1º grado ex Gilberto Govi|accesso=1º luglio 2015}}</ref> ede una sala del restaurato [[Teatro della Gioventù]] in centro, la cui programmazione è principalmente dedicata proprio al teatro dialettale genovese.
 
Anche il Teatro Verdi di Genova [[Bolzaneto]], dopo una lunga ristrutturazione, ha riaperto i battenti con il nome di [[Teatro Rina e Gilberto Govi]]. Esiste inoltre una compagnia dialettale a lui intitolata che continua a proporre le sue vecchie commedie, oltre a testi contemporanei in lingua genovese.
 
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