Differenze tra le versioni di "Repubblica di San Marco"

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La mattina seguente un gruppo di soldati croati<ref name=VLR90>{{cita|Villari. Volume quarto|p. 90}}</ref> sparò su una folla di dimostranti che si era riunita in piazza San Marco causando la morte di otto persone e nove feriti.<ref name=GNS105/><ref group=N>Benché non vi siano informazioni precise è possibile dedurre che i manifestanti in piazza San Marco fossero prevalentemente studenti e membri della classe lavoratrice. Cfr. {{cita|Ginsborg|p. 105}}</ref>
 
A questo punto Manin apparve come la principale figura politica di riferimento<ref name=VLR90/> a cui il governatore Palffy si rivolse per chiedere consiglio sul modo in cui garantire il mantenimento dell'ordine pubblico. Una delegazione guidata da Manin si recò dal governatore per chiedere l'immediata istituzione di una guardia civica, ossia di gruppi di cittadini armati da impiegare nel mantenimento dell'ordine pubblico.<ref>{{cita|Ginsborg|p. 106-107}}</ref> Palffy però rifiutò tale proposta che avrebbe consentito la formazione di bande di veneziani armati su cui non avrebbe avuto controllo.<ref group=N>Acconsenti però che l'avvocato [[Pietro Fabris (politico 1805-1878)|Pietro Fabris]] e il nobile Nicolò Morosini, due membri della delegazione che aveva accompagnato Manin al palazzo del governatore, si recassero immediatamente a Verona dal [[viceré]] [[Ranieri Giuseppe d'Asburgo-Lorena|Giuseppe Ranieri]] per chiedere il consenso per l'istituzione della guardia civica. La mattina del 19, attraverso l'emanazione di un decreto, il viceré diede il suo consenso, ma a quel punto a Venezia la guardia era già stata istituita Cfr. {{cita|Ginsborg|p. 106-107}}</ref> Manin si rivolse allora alla municipalità che esercitò anch'essa pressioni sul governatore, preoccupata che la situazione in città potesse precipitare. Persino il [[patriarca (cristianesimo)|patriarca]] di Venezia, il [[cardinale]] [[Jacopo Monico]], forte sostenitore della casa d'Asburgo, appoggiò la proposta.<ref>{{cita|Ginsborg|p. 107}}</ref> Sotto queste pressioni Palffy, il pomeriggio del 18 marzo, acconsentì al fine che duecento cittadini fossero armati nei due giorni seguenti e si mettessero al servizio del Municipio per il mantenimento dell'ordine pubblico. Si trattò di una fondamentale vittoria per Manin. Questi infatti non vedeva nella guardia civica solo un'arma di difesa dell'ordine sociale contro eventuali eccessi "anarchici" delle classi meno abbienti, ma una condizione indispensabile per supportare un'eventuale azione insurrezionale. EgliConfidava infatti confidava, come poi effettivamente avvenne, che la guardia avrebbe appoggiato il suo progetto rivoluzionario e che i soldati italiani in forza all'esercito austriaco avrebbero solidarizzato con esso.<ref name="cita|Ginsborg|p. 106">{{cita|Ginsborg|p. 106}}</ref>
[[File:Daniele Manin Repubblica di Venezia.jpg|thumb|left|[[Daniele Manin]] e [[Niccolò Tommaseo]] dopo la loro liberazione dalle carceri austriache (particolare da un dipinto di [[Napoleone Nani]] del 1876).]]