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L'automazione applicata nei laboratori di ricerca e diagnosi si chiama "[[automazione di laboratorio]]".
 
=== Impatto sul lavoro ===
 
Con lo sviluppo dei sistemi di automazione negli anni '50 e '60, gli studiosi iniziarono a interrogarsi sugli effetti che l'automazione avrebbe avuto sull'occupazione, dal momento che molte aziende introducevano sistemi di fabbricazione automatica proprio per ridurre la manodopera. Altri ancora si interrogavano su quali sarebbero stati gli effetti sulla qualificazione del lavoro, sulle competenze richieste, sulle condizioni di lavoro, sull'organizzazione delle imprese.
 
Nella sua analisi, Butera (1990), elaborando gli studi condotti da coloro che si sono occupati degli effetti dell'automazione sul lavoro, individua quattro tesi, da lui chiamate ''pessimistica'', ''ottimistica'', ''evoluzionistica'' e ''progettuale''.
 
* ''Tesi pessimistica'': secondo questo modo di vedere, l'automazione e le nuove tecnologie provocherebbero disoccupazione (Leontieff e Duchin, 1984), "polarizzazione", cioè la differenza tra pochi lavoratori "superqualificati" e molti lavoratori dequalificati (Brandt, Papadimitriu) nonché il cosiddetto [[taylorismo]] tecnologico. Inoltre, sempre secondo la tesi pessimistica, aumenterebbero le differenze tra i lavori di pianificazione, controllo, ideazione e sviluppo e il lavoro di esecuzione. Da questa analisi deriverebbe quindi una diagnosi di una diminuzione dell'occupazione e di una dequalificazione del lavoro degli operai e degli impiegati.
* ''Tesi ottimistica'': secondo questa tesi, l'automazione sarebbe una risorsa utile per liberare i lavoratori dai lavori faticosi, pericolosi o stupidi. L'automazione consentirebbe quindi di contrastare da una parte l'impoverimento e la banalizzazione del lavoro, e dall'altra l'esistenza di lavori pesanti, faticosi e rischiosi. Benché l'automazione, anche secondo questa tesi, riduca effettivamente la quantità della manodopera, essa stimolerebbe comunque il ciclo dell'espansione dando vita a nuovi prodotti, nuovi mercati, nuove imprese e nuove professioni, e quindi a occupazione sostitutiva (Lawrence, 1984). Al contrario della tesi precedente, la tesi ottimistica prevede un incremento della qualificazione dei lavoratori.
* ''Tesi evoluzionistica'': questa tesi sostiene che i cambiamenti economico-sociali prodotti dall'automazione avverrebbero in modo progressivo, senza rivoluzioni (Rosenberg, Nelson e Winter). Secondo questa tesi coesisterebbero mestieri tradizionali e mestieri creati dalle nuove tecnologie. Per alcuni operai cambierebbe soltanto il modo di lavorare (meno fatica e più attenzione e responsabilità), altri si occuperebbero di lavori nuovi ma sempre in maniera tayloristica (per esempio, custodi di stabilimenti o addetti a [[fast food]]), altri ancora continuerebbero i mestieri tradizionali non automatizzabili.
* ''Tesi progettuale'': secondo questa tesi non esisterebbe ''una'' automazione, ma esisterebbero ''varie'' automazioni, ognuna diversa a seconda e adattata in funzione della struttura e della storia dell'azienda, dello stabilimento o dell'ufficio in cui la nuova tecnologia verrebbe introdotta. Secondo la tesi progettuale non avrebbe senso parlare di effetti sociali dell'automazione, ma avrebbe più senso parlare di risultati di scelte operate dall'azienda all'interno di gamme di opzioni consentite dalle caratteristiche del sistema a cui la tecnologia andrebbe applicata.
 
== Note ==
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