Differenze tra le versioni di "Carl Pichler von Deeben"

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|GiornoMeseMorte =
|AnnoMorte = post [[1898]]
|Epoca = 1800
|Attività = militare
|Epoca = 1800
|Nazionalità = austriaco
|PostNazionalità = , funzionario di polizia e della magistratura militare austriaca,; fu inquisitore di [[Ugo Bassi]], di [[Amatore Sciesa]], dei [[martiri di Belfiore]] e del patriota triestino [[Guglielmo Oberdan]]
}}
 
Condusse le prime inquisizioni politiche a Ferrara e Bologna nel [[1851]] dimostrandosi, secondo il dottore ferrarese Dino Pesci, talmente umano al punto che le sue indagini si erano tutte risolte senza condanne rilevanti<ref>Dino Pesci,'' Statistica del comune di Ferrara'', Ferrara, D. Taddei, 1869.</ref>. Il suo contegno destò però perplessità nei suoi superiori ed il Pichler fu surrogato presso l'Imperial Regio governo militare e civile di [[Bologna]] dal capitano uditore Lodovico Grantsak proveniente dal 7º Reggimento "Principe di Renss" degli [[ussari]] pure compromesso nel [[1848]] con la rivoluzione ungherese di [[Luigi Kossuth]]<ref>Federico Comandini, ''Conspirazioni di Romagna e Bologna: nelle memorie di Federico Comandini e di altri patriotti del tempo 1831-1857'', 1899.</ref>.
 
Il 1º agosto [[1851]], a [[Milano]], istruì il processo sommario a [[Amatore Sciesa]] sorpreso la sera del 30 luglio in corso di [[Porta Ticinese]] in possesso di detti manifesti compromettenti, che si concluse con la condanna a morte del patriota.
 
Trasferito a [[Mantova]], Pichler fu nuovamente inflessibile durante i processi ai congiurati mazziniani del [[1851]]- [[1852]]. Fece tra l'altro arrestare don [[Enrico Tazzoli (sacerdote)|Enrico Tazzoli]]; e a riguardo dei processi mantovani, scrisse lo storico [[Alessandro Luzio]]<ref name="Alessandro Luzio 1908"/> che, Pichler stette sempre al fianco di don [[Giovanni Grioli]], uno dei congiurati, come “''un demone tentatore''” dall'arresto sino alla sua condanna a morte, inducendolotentando inad ogni istante di indurlo a confessare per salvare la propria vita.
 
Nel febbraio [[1852]] ritornò a [[Milano]] come auditore e fu insignito dell'[[ordine Imperiale di Francesco Giuseppe]] per gli ottimii servizi prestati alla monarchia. La sua partenza da Mantova fu salutata con gioia, correndodal momento che era corsa voce che il nuovo auditore che era, [[Alfred von Kraus]], fosse "''più umano del precedente''"<ref name="Francesco Salata 1924">Francesco Salata, ''Guglielmo Oberdan secondo gli atti segreti del processo: carteggi diplomatici e altri documenti inediti, con illustrazioni e facsimili'', Bologna, Zanichelli, 1924.</ref>, supposizione poi smentitatasmentita duramente dai fatti. Poco dopo la "[[Gazzetta di Milano]]" annunciò che era stata conferita la croce di argento al merito al capitano auditore Carl Pichler von Deeben ed al 1° tenente uditore [[Alfred von Kraus]], "''in ricognizione dello zelo ed avvedutezza spiegata nel loro ufficio''" istruendonell'istruire il processo per alto tradimento a Mantova<ref>Alfredo Comandini, ''L'Italia nei cento anni del secolo XIX (1801-1900),'' Vallardi, 1918.</ref>. Prestò servizio presso la Cancelleria militare austriaca del Comando generale dell'esercito, situata nel Palazzo Cagnola in via Cusani fino allo scoppiòscoppio della [[Seconda guerra di indipendenza italiana|guerra del 1859]], quando fu nominato addetto all'ufficio austriaco delle informazioni.
 
Terminato il conflitto, nel dicembre dello stesso anno Pichler assunse la direzione del commissariato a Trento sorvegliando le trame del [[partito d'Azione]] che sfociarono dapprima nei [[fatti di Sarnico]] del 1862, poi nel tentativo fallito di [[Ergisto Bezzi]] del [[1864]] di insurrezione del Trentino e del Veneto<ref>Antonio Zieger, ''Il tentativo mazziniano del 1863-1864'', Tip. editrice G. Seiser, 1964.</ref> e di tutte quelle organizzazioni favorevoli all'unità d'Italia. Con lo scoppio della [[terza guerra di indipendenza]] del [[1866]], partecipò al contrasto di tutte le attività politiche antiaustriache e a fine guerra, il 22 novembre [[1866]], fu onorificatoricompensato dall'imperatore [[Francesco Giuseppe]] con il titolo di consigliere imperiale poiché si "''rese particolarmente benemerito nell'appoggiare le misure governative o le operazioni militari''".
 
Nel 1869 assunse la direzione della polizia di [[Brno]] e dal [[1874]] al [[1893]] fu direttore a [[Trieste]]. Inflessibile nella repressione dell'[[irredentismo]] italiano<ref>Nicola Zanichelli, ''L'Irredentismo nelle lotte politiche e nelle contese diplomatiche italo-austriache: 1878-1896''.
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