Differenze tra le versioni di "Repubblica di San Marco"

Etichette: Modifica da mobile Modifica da web per mobile
Etichette: Modifica da mobile Modifica da web per mobile
 
[[File:Giovanni Francesco Avesani.jpg|thumb|Targa dedicata all'avvocato [[Giovanni Francesco Avesani]] in Calle Larga de l'Ascension. Questi, il pomeriggio del 22 marzo 1848, convinse il governatore militare di Venezia, il conte Ferdinànd Zichy, a firmare la capitolazione degli austriaci e ad abbandonare la città. Si pose così a capo del governo provvisorio di Venezia ma il giorno seguente fu costretto a cederne la guida a Daniele Manin.]]
Raggiunti dalle notizie di quanto stava accadendo<ref group=N>Verso mezzogiorno fu interrogato l'arsenalotto che aveva colpito a morte Marinovich. Secondo la testimonianza di Leone Pincherle: "[...] entrò nella sala del consiglio l'Arsenalotto che aveva ucciso MrinovichMarinovich, e fuori di sé, in stato di assoluta ebrezza, si gloriava di quello che aveva fatto, e ricordava a Correr l'amore straordinario che tutti gli Arsenalotti portavano a suo padre. Un'impressione profonda s'impadronì degli astanti." Alle tre del pomeriggio arrivarono al palazzo municipale anche Bartolomeo Benvenuti e [[Angelo Mengaldo]]. Il primo portò notizie sulla caduta dell'Arsenale nelle mani di Manin; il secondo, che aveva da poco conferito con Palffy e con Zichy, riferì che questi erano disposti a trovare un compromesso con il Municipio per far cessare la rivolta in città. Cfr. {{cita|Ginsborg|p. 112}}</ref> i membri della Municipalità decisero di inviare una delegazione, guidata dall'avvocato [[Giovanni Francesco Avesani]], al palazzo del governatore.<ref name=GNS112/> Avesani chiese a gran voce che Palffy rimettesse i suoi poteri alla municipalità. Questo allo scopo sia di evitare ulteriori conflitti che avrebbero potuto ulteriormente alimentare la rivoluzione in corso, sia in un estremo tentativo di impedire che Manin proclamasse la Repubblica.<ref name=GNS112>{{cita|Ginsborg|p. 112}}</ref> Palffy a questo punto decise di rimettere il potere decisionale nelle mani del governatore militare, il tenente colonnello conte [[Ferdinand Zichy zu Zich von Vasonykeöy|Ferdinánd Zichy]], il quale alle ore 18 del 22 marzo firmò la capitolazione che prevedeva che le truppe straniere (circa 3000 uomini<ref name=PR186/>) avrebbero abbandonato pacificamente la città, senza dover consegnare le armi, mentre i soldati italiani in forza all'esercito imperiale (all'incirca altri 3000 uomini<ref name=PR186/> ) sarebbero rimasti.<ref name=CDL157/><ref group=N>Successivamente Zichy per questo suo atto fu processato e condannato a dieci anni di prigione. Cfr. {{cita|Candeloro|p. 158}}</ref> La flotta navale, le fortezze della laguna, e tutti gli equipaggiamenti militari in esse presenti, restavano nelle mani del città.<ref name=GNS114>{{cita|Ginsborg|p. 114}}</ref>
 
Poco prima<ref group=N>Intorno alle 16:30. Cfr. {{cita|Ginsborg|p. 112}}</ref> il Manin aveva tenuto un discorso in piazza San Marco in cui aveva affermato: