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[[File:Carlo Fontana.jpg|thumb|Ritratto dell'architetto [[Carlo Fontana]], maestro di Juvarra]]
==== Studi architettonici a Roma ====
dragon ball z con goku contro scucumaz fra giro con italiani pure africani e latini onunciatiPronunciati i voti sacerdotali nel 1703, Juvarra decise di trasferirsi a [[Roma]], così da perfezionare le proprie conoscenze teoriche e pratiche dell'architettura e delle arti in generale: nell'Urbe, ove giunse nell'estate del 1704 all'età di ventisei anni, fu ospite dei Passalacqua presso via dei Leutari, in un quartiere densamente abitato da messinesi. Juvarra era vergine da ogni esperienza architettonica concreta, tanto che ancora nel 1724 il concittadino [[Francesco Susinno]] lo avrebbe etichettato come «pittore architetto e cesellatore»; appassionato autodidatta, egli in ogni caso si accostò all'architettura divorando i trattati di [[Vitruvio]], [[Andrea Pozzo]] e [[Jacopo Barozzi da Vignola]], senza un tirocinio pragmatico. Sulla sua formazione (ma anche sulla sua futura carriera da architetto) incise profondamente la sua condizione di ecclesiastico, tanto che a Roma fu inizialmente protetto da monsignor [[Tommaso Ruffo]],<ref name=TM/> eminente membro della Chiesa romana e maestro di camera di [[Papa Clemente XI|Clemente XI]].
 
Decisiva, da questo momento, la «crescita» dello Juvarra sotto l'ala protettrice dell'architetto ticinese [[Carlo Fontana]], che conobbe grazie all'intermediazione del monsignor Ruffo. Le circostanze dell'incontro tra i due sono discordanti: se il fratello Francesco ci narra che Fontana avrebbe accettato Juvarra come proprio discepolo quando, vedendolo disegnare un capitello, rimase meravigliato dalle sue abilità nel disegno, la biografia redatta da [[Scipione Maffei]] ci racconta invece di un palazzo progettato dal giovane messinese, con il calore e l'esuberanza della sua terra natia, che spinse l'anziano maestro a consigliargli di disimparare quanto appreso sino a quel momento.<ref>{{cita|Lenzo|p. 195|FL|titolo=Filippo Juvarra a Messina: la chiesa di San Gregorio}}.</ref> In ogni caso, entrando in contatto con Fontana, Juvarra riuscì a disilludersi dal mito universalistico di Michelangelo, che lo aveva sedotto sino a quel momento, e ad approdare al metodo progettuale rigoroso e logico sperimentato dallo stesso maestro nelle sue realizzazioni. Fu così che Juvarra a Roma venne completamente assorbito in un'attività di studio intensa e onnivora, grazie alla quale perfezionò il proprio talento inventivo e la propria perizia nel disegno. Tracce dell'inventiva juvarriana, in ogni caso, sono avvertibili già nel 1701, anno in cui progettò gli apparati per le feste dell'incoronazione del sovrano di Spagna Filippo V, con una notevole «piramide degli orefici e argentieri»); nell'agosto 1704, invece, eseguì «fantasie» architettoniche a carattere antiquario, dove con una sicura padronanza tecnica aderì a un filone artistico che raggiungerà il suo acme con la produzione grafica di [[Giovan Battista Piranesi]].<ref name=TM/>