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|Nazionalità =
|Categorie = no
|FineIncipit = Fu il 68°º [[doge (Venezia)|doge]] della [[Repubblica di Venezia]]
}}
 
 
Solo in età avanzata entrò nella carriera pubblica dove si distinse per la sua abilità e l'estrema cura degli interessi a lui affidati. Ebbe numerose cariche pubbliche: da ambasciatore presso il [[Papa Paolo II]], a consigliere del doge [[Cristoforo Moro]], savio del [[Maggior Consiglio]] e [[Podestà di Padova]].
Il 12 aprile [[1466]] venne nominato [[Procuratore di San Marco]] e il 25 novembre [[1471]] venne eletto sessantottesimo doge della [[Serenissima Repubblica di Venezia]], al nono scrutinio e con il minimo del quorum; aveva settantuno anni. I festeggiamenti per il suo insediamento furono particolarmente fastosi con elargizioni di denaro e cibo non solo al popolo ma anche a chierici e canonici.
Il primo impegno del doge fu quello di risanare le casse dello Stato che si trovavano sull'orlo della bancarotta a causa delle perdite in battaglia contro i turchi.
Con il suo nome furono coniati nuovi tipi di monete in argento (la cosiddetta [[lira Tron]] con la relativa mezza lira e il bagattino di rame), recanti tutte l'effigie del Doge, fatto che suscitò aspre reazioni e che venne in seguito proibito a partire dal Doge successivo. A tal riguardo la cronaca riportò molta soddisfazione sull'operato del doge che nel maneggio del denaro era sempre stato molto abile. Non furono toccate le fasce di popolazione meno abbienti ma fu introdotta invece una imposta sui patrimoni più consistenti.
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