Differenze tra le versioni di "Massimiliano Camillo VIII Massimo, I principe di Arsoli"

Nato a [[Roma]] nel [[1770]], Massimiliano era figlio del marchese [[Francesco Camillo VII Massimo, V marchese di Roccasecca]] e di sua moglie, la nobildonna romana Barbara Savelli Palombara. La sua condizione di secondogenito, lo pose inizialmente in secondo piano nella linea di successione paterna, ma quando Carlo, suo fratello maggiore, decise di rinunciare al maggiorasco per intraprendere la carriera ecclesiastica, egli si trovò erede delle sostanze dei titoli di suo padre.
 
Dopo la morte di suo padre nel [[1801]], quando gli succedette, si trovò in una delicata situazione in quanto a [[Roma]], occupata dai francesi e resa città libera dal papato, gli venne offerto come ad altri aristocratici ex papalini il titolo di senatore, ma egli rifiutò e con altri due rappresentanti dell'aristocrazia (il conte Patrizi ed il principe Altieri, tutti cognati tra loro) ed un borghese preferì la via dell'esilio. Tale decisione gli venne probabilmente ispirata dalla moglie, Maria Cristina Sabina di Sassonia, figlia del principe [[Francesco Saverio di Sassonia]] (figlio a sua volta di re [[Augusto III di Polonia]]) e dalle sorelle di questa che disertarono in massa rifugiandosi a [[Parigi]] dove la famiglia Massimo rimase sino al [[1810]] quando fece trionfalmente ritorno a [[Roma]], accolta come la vera rappresentante della fedeltà al pontefice.<ref>L. Madelin, ''La Rome de Napoleon'', Parigi, 1906, p. 383</ref><ref>*N. Nada, ''Metternich e le riforme nello Stato Pontificio'', Torino, 1957, pp.77-102</ref>
 
Il principe Massimiliano, per il ruolo avuto, venne incaricato dal nuovo governo pontificio di accogliere in città papa [[Pio VII]], proveniente da [[Imola]], dopo il suo ritorno dall'esilio forzato a cui i napoleonici l'avevano costretto. Il nuovo papa lo nominò Maestro Generale delle Poste Pontificie ed egli trasferì la sede del suo ufficio direttamente presso la propria abitazione, il prestigioso [[Palazzo Massimo alle Colonne]], da cui per anni diresse l'attività dei corrieri pontifici.
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