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Nel [[1740]] propose il suo secondo lavoro scientifico nel campo della [[meccanica dei fluidi]]: ''Mémoire sur le refraction des corps solides'', che venne riconosciuto da [[Alexis Claude Clairaut|Clairaut]]. In quest'opera d'Alembert spiegò teoricamente la [[rifrazione]]. Inoltre, espose quello che oggi viene chiamato il [[paradosso di d'Alembert]]: la resistenza al moto esercitata su di un corpo immerso in un fluido non viscoso e incomprimibile è uguale a zero.
 
La celebrità ottenuta con il suo lavoro sul [[calcolo integrale]] gli permise di entrare all'[[Académie des Sciences]] nel maggio del [[1741]] all'età di 24 anni, e ne divenne ''adjoint'', ricevendo poi il titolo di associé géometre nel [[1746]].<ref> {{cita libro | nome= Joseph | cognome= Bertrand |titolo= d'Alembert| anno= 1889| editore= Librairie Hachette et Cie| Parigi |url = https://fr.wikisource.org/wiki/D%E2%80%99Alembert/2 }} </ref> Entrò anche all'[[Accademia di Berlino]] a 28 anni, per un lavoro sulla causa dei [[Vento|venti]]. [[Federico II di Prussia|Federico II]] gli offrì per ben due volte la presidenza dell'Accademia di Berlino, ma d'Alembert, per il suo carattere schivo e riservato, rifiutò sempre, preferendo la tranquillità dei suoi studi.
 
Nel [[1743]] pubblicò il ''Traité de dynamique'' nel quale espose il risultato delle sue ricerche sulla quantità di movimento.
Suo grande rivale in matematica e in fisica all'[[Académie des Sciences]] fu [[Alexis Claude Clairaut]]. Nel 1743 D'Alembert infatti, dopo aver lavorato su vari problemi di meccanica razionale, aveva pubblicato il suo famoso ''Traité de dynamique''. Egli lo aveva scritto piuttosto frettolosamente al fine di impedire la perdita di priorità scientifica; questo perché il collega Clairaut lavorava su problemi simili. La sua rivalità con Clairaut, che continuò fino alla morte di Clairaut, però fu solo una delle tante in cui fu coinvolto nel corso degli anni.<ref>[http://www.encyclopedia.com/people/science-and-technology/mathematics-biographies/jean-le-rond-d-alembert "Jean Le Rond d'Alembert" encyclopedia.com]</ref>
 
Un altro rivale accademico fu infatti l'insigne naturalista [[Georges-Louis Leclerc de Buffon]].<ref>Edwin Burrows Smith, ''Jean Sylvain Bailly: Astronomer, Mystic, Revolutionary (1736-1798)'', American Philosophical Society (Philadelphia, 1954); p. 449.</ref> Di sicuro tesi furono i rapporti anche con il celebre astronomo [[Jean Sylvain Bailly]]. D'Alembert, infatti, fin dal [[1763]], aveva incoraggiato Bailly ad esercitarsi in uno stile di composizione letteraria molto apprezzato all'epoca, quello degli éloges, nella prospettiva, un giorno, che questi potesse avere valide referenze letterarie per poter diventare Segretario Perpetuo dell'Accademia delle Scienze.<ref name="arago6">''Biography of Jean-Sylvain Bailly'' by François Arago (english translation) - Chapter VI</ref> Sei anni dopo, però D'Alembert aveva dato lo stesso suggerimento, e forse aveva teso le stesse speranze, ad un giovane e promettente matematico, il marchese [[Condorcet|Nicolas de Condorcet]]. Condorcet, seguendo il consiglio del suo protettore D'Alembert, rapidamente scrisse e pubblicò degli éloges sui primi fondatori dell'Accademia: [[Christiaan Huygens|Huyghens]], [[Edme Mariotte|Mariotte]] e [[Ole Rømer|Rømer]].<ref name="arago6" />
 
[[File:Condorcet.jpg|thumb|left|upright=0.6|[[Nicolas de Condorcet]] (1743 – 1794)]]
La rabbia di Bailly e dei suoi sostenitori trovò sfogo con accuse e termini «di asprezza imperdonabile».<ref name="arago6" /> Si disse che D'Alembert aveva «bassamente tradito i valori dell'amicizia, dell'onore, e i principali principi di probità» alludendo alla promessa di protezione, sostegno, e cooperazione fatta con Bailly che risaliva a dieci anni prima.<ref name="arago6" />
 
In realtà era più che naturale che D'Alembert nel dover pronunciare il suo sostegno ad uno tra Bailly e Condorcet, diede la sua preferenza al candidato che più dell'altro si occupava di alta matematica, e dunque a Condorcet.<ref name="arago6" />
 
D'Alembert criticò anche gli scritti di Bailly e la sua [[Concezione storica di Bailly|concezione della storia]], arrivando a scrivere in una lettera a [[Voltaire]]: «il sogno di Bailly circa un antico popolo che ci avrebbe insegnato tutto tranne il proprio nome e la propria esistenza, mi sembra una delle cose più vuote che l'uomo abbia mai sognato».<ref>Kelly, ''Victims, Authority, and Terror'', 163</ref>
 
== Battezzati in suo onore ==
 
* Un [[cratere lunare]] porta il suo nome.
 
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==Note==
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