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L'«incrollabile fiducia in sé stesso e l'indomita tenacia» (per usare le parole dell'amico Castagnary) di Courbet furono presto premiate: nel 1848, sfruttando l'assenza della commissione giudicatrice, in occasione del Salon (che sino ad allora aveva accettato solo pochissime sue opere) il pittore ebbe l'occasione di esporre una decina di quadri e disegni. Egli acquistò in questo modo un minimo di notorietà, che gli consentì di inviare ulteriori dipinti alle edizioni successive della mostra: nel 1849 partecipò con il ''Dopocena ad Ornans'', opera che - oltre a chiudere il periodo giovanile e a inaugurare quello della maturità - fu acquistata dallo Stato e gli valse pure una medaglia di seconda classe.<ref name=orsay/>
 
Non tutti i suoi quadri, però, vennero accolti così calorosamente: è questo il caso, sempre nel 1849, di ''[[Gli spaccapietre]]'' (opera andata distrutta durante la [[seconda guerra mondiale]]) e del ''[[Funerale a Ornans]]'', presentato al Salon del 1850-51, che suscitò aspre critiche e polemiche nel mondo artistico parigino. Ad essere accusate, nel ''Funerale a Ornans'', furono la trivialità dell'insieme, la «bruttezza» dei personaggi, l'audacia dell'artista nel servirsi di un formato grande, sino ad ora appannaggio esclusivo della pittura storica, quella considerata più alta e nobile; ad apprezzare il dipinto vi fu solo un critico, che profeticamente predisse che questo dipinto avrebbe simboleggiato «nella storia moderna le colonne d'Ercole del Realismo». Sempre nel 1849 realizzò l'opera ''Dopocena a Ornans'' nel filone del Realismo e di pittura storica; rappresenta una scena contadina ambientata in una locanda rustica e famigliare francese dell<nowiki>''</nowiki>800. Attraverso una finestra bassa posta al di fuori della scena pittorica, dona luce facendo risaltare l'usura del legno delle sedie, gli avanzi della cena e lo spessore della tovaglia. Tra i personaggi si può riconoscere a capotavola il padre di Courbet e l'uomo con la barba come l'artista stesso. Evidenti sono in quest'opera i riferimenti a Caravaggio, ricordando ''Vocazione di San Matteo.''<ref>{{cita web|accesso=19 giugno 2016|url=http://www.musee-orsay.fr/it/collezioni/opere-commentate/pittura/commentaire_id/un-enterrement-a-ornans-130.html?S=&tx_commentaire_pi1%5BpidLi%5D=509&tx_commentaire_pi1%5Bfrom%5D=841&cHash=2875594c90&print=1&no_cache=1&|titolo=Un funerale a Ornans|anno=2006|editore=Musée d'Orsay}}</ref>
[[File:Courbet LAtelier du peintre.jpg|verticale=1.6|thumb|left|''[[L'atelier dell'artista]]'' (1854-55); olio su tela, 361 × 598 cm, Musée d'Orsay]]
Ma se da una parte l'arte di Courbet suscitò notevole scandalo, dall'altra non mancarono i ferventi ammiratori: [[Alfred Bruyas]], dopo aver visto ''Le bagnanti'', ne rimase talmente colpito da acquistare il dipinto e ospitare il pittore in casa sua a [[Montpellier]]. D'ora innanzi Courbet, potendo contare sulla protezione di questo munifico mecenate, ebbe la possibilità di esprimere liberamente la propria arte; crebbe intanto anche la sua fama, tanto che le esposizioni dei suoi quadri iniziarono ad essere contese in tutta Europa, dalla [[Germania]] all'[[Austria]].<ref name=orsay/>
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