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Il principio di verificazione forte, secondo altri neopositivisti, ad esempio Neurath, non sembra soddisfare completamente il verificazionismo ed in particolare quel ''senso comune'' della verità che il neopositivismo teneva in grande considerazione<ref>C. J. Misak, ''Verificazionismo'', Armando, 2000, pag. 107.</ref>.
Innanzitutto perseguendo questa versione del principio ogni discorso non scientifico deve essere rifiutato come discorso privo di senso (quindi anche qualsiasi discorso morale, per esempio). Inoltre numerosissime proposizioni di uso comune, il cui significato ci appare ben chiaro per i termini che ne usiamo, risultano inverificabili come asserti che esprimono il passato o il futuro, ad esempio ''Churchill starnutì 47 volte nel 1949''<ref>G. Ryle, ''Realismo versus Idealism'', in "Philosophy", 61, 1986</ref> oppure "Domani piove". Queste proposizioni possono, in linea di principio, essere verificate, quindi può essere fornito un metodo per la verificazione e per il principio di verificabilità versione debole sono dotate di significato, ma per la versione forte no, sono solo dei nonsensi<ref>Il metodo di verifica di una proposizione che esprime una possibilità futura è evidente: basta aspettare. Sulle proposizioni esprimenti il passato la questione è più complessa e rimandiamo alla lettura di C. J. Misak, ''Verificazionismo'', Armando, 2000, pp. 107 in poi.</ref>.
 
Queste proposizioni possono, in linea di principio, essere verificate, quindi può essere fornito un metodo per la verificazione e per il principio di verificabilità versione debole sono dotate di significato, ma per la versione forte no, sono solo dei nonsensi<ref>Il metodo di verifica di una proposizione che esprime una possibilità futura è evidente: basta aspettare. Sulle proposizioni esprimenti il passato la questione è più complessa e rimandiamo alla lettura di C. J. Misak, ''Verificazionismo'', Armando, 2000, pp. 107 in poi.</ref>.
 
Ma il problema logico più evidente, il paradosso, è che il principio di verificazione sembra trasgredire la stessa regola che impone: risulta privo di verificazione in quanto non è né una proposizione analitica (la cui verità è deducibile da sé stessa, come una proposizione del tipo "il triangolo ha tre lati"), né sintetica, cioè deducibile dall'esperienza. Paradossalmente anche lo stesso principio di verificazione, almeno nella sua versione forte, in quanto non esso stesso verificabile, appare essere un principio metafisico. Per dirla con Popper il principio di verificazione finisce per apparire come un dogma non empirico dell'empirismo, come un credo metafisico fatto proprio da filosofi antimetafisici<ref>K. Popper, ''Logica della scoperta scientifica''</ref>.
 
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