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La resistenza del Cadore non ebbe un ruolo centrale nelle sorti della guerra, ma è la dimostrazione che le ampie forze volontarie del Veneto se adeguatamente guidate e armate avrebbero potuto giocare un ruolo decisivo nel conflitto.<ref name=GNS244/>
 
===Le cadute di Vicenza, Padova e Treviso===
[[File:Anonimo francese - ritratto di Enrico Cialdini - tempera su avorio - circa 1840.jpg|thumb|left|Ritratto anonimo di [[Enrico Cialdini]].]]
Quando le truppe di Thurn raggiunsero Verona, Radetzky decise che era giunto il momento di sferrare il proprio attacco contro l'esercito piemontese. Un primo piano di attacco, che prevedeva l'aggiramento del l'esercito sabaudo, fu fermato il 29 maggio dalla inaspettata resistenza dei toscani e napoletani nella [[battaglia di Curtatone e Montanara]].<ref name=GNS267>{{cita|Ginsborg|p. 267}}</ref>
 
Radetzky allora, contando sull'immobilismo di Carlo Alberto, decise di lasciare Verona con il grosso del suo esercito, 30.000 uomini e 124 cannoni, per marciare verso Vicenza e sedare definitivamente la resistenza della città. A Vicenza era restato Durando con 11.000 uomini e 36 cannoni. Il 10 giugno gli austriaci [[Battaglia di Monte Berico|attaccarono sui colli Berici]]. Dopo un iniziale resistenza i volontari italiani furono infine sopraffatti anche perché Durando nella fase critica della battaglia decise di non inviare rinforzi.<ref name=GNS268>{{cita|Ginsborg|p. 268}}</ref>
 
Alle due del pomeriggio le forze pontificie comandate dai colonnelli [[Enrico Cialdini]] e [[Massimo d'Azeglio]] tentarono di contrattaccare ma furono respinti con gravi perdite.<ref name=GNS268/> Durando con le truppe restanti cercò di opporre un ultimo tentativo di resistenza ma furono costretti a ritirarsi dentro la città. Durando fece issare allora bandiera bianca sulla torre in piazza dei Signori.<ref name=GNS269>{{cita|Ginsborg|p. 269}}</ref> La guardia civica voleva però continuare a difendere la città e sostituì la bandiera con una rossa.<ref name=GNS269/> Gli austriaci bombardarono allora la città per tutta sera e al fine anche la popolazione comprese che non vi era altra possibilità che la resa. Le trattative furono condotte da Durando che ottenne che l'esercito pontificio potesse abbandonare la città con gli onori delle armi a patto che avrebbero interrotto ogni azione contro gli austriaci per tre mesi. Queste concessioni furono generose ma giustificate dal fatto che Radetzky aveva fretta di rientrare a Verona prima che Carlo Alberto decidesse di attaccarla.<ref name=GNS269/>
 
La conseguenza più immediata della caduta di Vicenza fu la capitolazione di Padova e Treviso.<ref name=GNS269/> Il governo veneziano decise che ogni tentativo di difendere Padova sarebbe stato inutile preferendo tenere tutte le forze a sua disposizione nella difesa della città.<ref name=GNS270>{{cita|Ginsborg|p. 270}}</ref> A Treviso i volontari erano disposti a combattere ma quando gli austriaci iniziarono a bombardare la città i comandanti militari chiesero la resa.<ref name=GNS270/>
Dopo aver sedato le ultime sacche di resistenza nella regione a metà giugno il Veneto era tornato sotto il dominio austriaco. Oltre a Venezia resistevano ancora solo le fortezze friulane di [[Osoppo]] e [[Palmanova]].<ref name=GNS271>{{cita|Ginsborg|p. 271}}</ref>
 
==L'assedio austriaco a Venezia==