Differenze tra le versioni di "Nuraghe"

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L'alternativa classica a quella militare è l'ipotesi di una funzione votiva e religiosa del nuraghe che propone come indizi principali le sepolture rinvenute in alcuni nuraghi (specialmente nei protonuraghi) delle quali vi sono in passato molte segnalazioni in letteratura ([[Gaio Giulio Solino]], Simplicio, [[Alberto La Marmora]], [[Giovanni Spano]]<ref>Giovanni Spano, ''Memoria sopra i nuraghi di Sardegna'', Cagliari, Tipografia Arcivescovile, 1867</ref>) e che si ipotizza potessero essere imbalsamati, esposti e venerati come eroi<ref name="pittausardegnanuragica" />.
 
A riprova dell'utilizzo sepolcrale ci sarebbero le conferme di carattere linguistico nei nomi di tantissimi nuraghi<ref name="pittausardegnanuragica" />. Oltre ai tanti nomi generici come "Sa Tumba" di [[Olbia]], "Tumboni" di [[Girasole (Italia)|Girasole]], "Su Tumbone", [[Florinas]], "Su Masuleu", San Nicolò Gerrei, "Losa" di [[Abbasanta]] legati al culto dei morti sono "de su Perdonu" a Nulvi, "Purgatoriu", Dorgali, "de is Animas", Santadi, "S'Inferru, Sassari" che sarebbero da collegare alla successiva cristianizzazione della Sardegna e che, secondo questa tesi, avrebbe continuato a riconoscere nei nuraghi il loro significato votivo.
 
Ancora più importante è il termine "Domo 'e s'Orcu" (casa dell'Orco), che, pur con le varie inflessioni subregionali denomina circa una quarantina di nuraghi e che richiamerebbe a [[Plutone (divinità)|Plutone]], divinità latina dei morti<ref>{{Citazione|"orcus" non designava soltanto il regno dei morti, ma era anche uno dei nomi di Plutone, e così si spiega che nel dominio romanzo si usi come denominazione di un demone malvagio o di uno stregone. Questo è appunto il significato che órku ha in sardo, e si crede che abiti nei nuraghi, i quali si chiamano perciò in molti luoghi dòmo de órku|Max Leopold Wagner, ''La lingua sarda: storia, spirito e forma'', Nuoro, Ilisso edizioni, 1997, pag. 141. ISBN 88-85098-54-4}}</ref>.
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