Differenze tra le versioni di "Agnizione"

== Esempi ==
 
L'agnizione (in [[greco antico]]: {{polytonic|ἁναγνώρισις}}) è un elemento della [[teatro greco|drammatizzazione teatrale]] della [[Grecia classica]], quale [[Struttura della tragedia greca|espediente narrativo adottato]] adottato dalla [[tragedia greca]] e, in seguito, dalla [[commedia nuova]]<ref name="EoL">[http://www.treccani.it/enciclopedia/agnizione/ ''Agnizione''] in ''[[Enciclopedia Treccani]]'' online.</ref>.
 
Dal [[teatro greco]] confluì, per imitazione di forme, nel [[teatro latino]]<ref name="EoL"/>, venendo usata, soprattutto, nelle [[palliata|commedie palliate]] dell'antica [[Roma]] dai commediografi che volevano scioccare positivamente il pubblico con un finale a sorpresa: per esempio [[Publio Terenzio Afro|Terenzio]] (in particolare nell'[[Heautontimorumenos]], [[Andria (Terenzio)|Andria]], [[Phormio]] e [[Eunuchus]]) e [[Tito Maccio Plauto|Plauto]] (vedi [[Aulularia]], [[Captivi]], [[Casina (Plauto)|Casina]], [[Cistellaria]] e [[Curculio (Plauto)|Curculio]]) utilizzarono spesso questo espediente nelle loro produzioni letterarie.
Venne molto usata nei romanzi ottocenteschi, come il ''[[Conte di Montecristo]]'' di [[Alexandre Dumas (padre)|Alessandro Dumas]].
 
Un significativo esempio di agnizione si può trovare nel [[Purgatorio - Canto sesto|VI Canto del Purgatorio]] di Dante Alighieri, nella scena carica di pathos dell'abbraccio tra Virgilio e Sordello, entrambi mantovani.
 
== Note ==
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