Differenze tra le versioni di "Postulato"

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Il postulato quindi nella filosofia antica si distingueva dall'[[assioma]] considerato come un'asserzione tanto evidente di non avere bisogno di alcuna dimostrazione <ref>''Dizionario di filosofia Treccani'' (2009) alla voce "postulato"</ref>
Nella dottrina aristotelica l'assioma è «...quel principio che deve essere necessariamente posseduto da chi vuole apprendere alcunché» oppure «la proposizione prima da cui parte la dimostrazione» Per gli [[stoicismo|stoici]] gli assiomi invece rientranorientravano in «ciò che è vero o falso» e quindi sonoerano enunciati che non hannoavevano un valore certo e indubitabile di verità come insosteneva Aristotele. <ref>''Enciclopedia Garzanti di filosofia'' (1981), alla voce "assioma"</ref>. In quanto verità note a tutti, gli assiomi venivano anche considerati delle ''nozioni comuni'' (gr. plur. ''koinai ennoiai''), come vengono chiamatili dachiamava [[Euclide]] nei suoi ''[[Elementi di Euclide|Elementi]]'' <ref>[http://progettomatematica.dm.unibo.it/GeometrieNonEuclidee/par3.html Euclide, Il libro primo degli ''Elementi'']</ref>]
 
Nella terminologia logica attuale il termine postulato viene considerato come sinonimo di [[assioma]] a partire dalla fine del XIX secolo, specialmente per opera di G.[[Gottlob Frege]], G.[[Giuseppe Peano]], B.[[Bertrand Russell]] e D.[[David Hilbert.]] <ref>''Enciclopedia Treccani'' alla voce "postulato"</ref>.
 
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