Flash (fotografia): differenze tra le versioni

m
Bot: spazi attorno alle parentesi e modifiche minori
(un po' di migliorie ed integrazioni)
m (Bot: spazi attorno alle parentesi e modifiche minori)
[[ImmagineFile:Unomat-Elektronenblitzgerät.jpg|upright=1.0|thumb|Lampeggiatore fotografico predisposto per essere fissato alla macchina da presa fotografica]]
Il '''lampeggiatore fotografico''' (per [[metonimia]] spesso chiamato '''flash''')<ref>"Flash" è un termine [[onomatopeico]] che propriamente indica il lampo di [[luce]] prodotto dal lampeggiatore fotografico. Il termine viene molto utilizzato anche per indicare il lampeggiatore fotografico. Si veda l'accezione 1 della [http://www.treccani.it/vocabolario/flash/ voce «flash» sul vocabolario ''Treccani.it''].</ref> è un dispositivo in grado di emettere lampi di [[luce]] in sincronia con il periodo di apertura dell'[[Otturatore (fotografia)|otturatore]] di una [[macchina da presa fotografica]].<ref>Confronta l'accezione b della [http://www.treccani.it/vocabolario/lampeggiatore/ voce «lampeggiatore» sul vocabolario ''Treccani.it''].</ref> La sua funzione è di illuminare la scena [[ripresa]] dalla fotocamera, in modo da ottenere [[fotografie]] più luminose in ambienti poco illuminati, o addirittura consentire la ripresa notturna in esterni.
 
Il lampeggiatore fotografico può essere un dispositivo a sé stante, oppure essere integrato nella macchina fotografica. Come dispositivo a sé stante, può essere predisposto per essere collocato a terra o su appositi supporti, oppure essere tenuto in mano o fissato alla fotocamera mediante un piedino dotato anche dei contatti elettrici di sincronizzazione con l'otturatore. Come dispositivo incorporato nella fotocamera, ha il vantaggio di essere sempre disponibile e di non comportare alcun ingombro aggiuntivo.
 
== Descrizione ==
[[ImmagineFile:EOS100FlashWithRedEyeLight.JPG|upright=1.0|thumb|Lampeggiatore fotografico integrato in una macchina da presa fotografica]]
Originariamente il flash era costituito da un supporto a forma di [[torcia]] su cui veniva versato un piccolo quantitativo di polvere di [[magnesio]], cui veniva dato fuoco al momento di generare il lampo. Non essendo presente alcun dispositivo di sincronizzazione, era necessario aprire l'otturatore della fotocamera, dare fuoco al magnesio e poi richiudere l'otturatore, operazione questa consentita dalla bassissima sensibilità dei materiali sensibili allora in uso. Non occorre evidenziare la intrinseca pericolosità connessa alla manipolazione e alla combustione del magnesio in polvere.
 
Una evoluzione notevole di questa tecnica furono i flash a lampadine, in cui un filamento di magnesio era racchiuso in un bulbo di vetro. Due contatti elettrici provocavano l'accensione e la combustione del magnesio in sincrono con lo scatto. La lampadina flash andava innestata in una apposita torcia dotata di parabola riflettente e doveva essere cambiata ad ogni scatto, in quanto non riutilizzabile. Per la fotografia a colori le lampadine erano colorate in blu per avvicinare la qualità della luce a quella naturale diurna. Già nel corso degli anni 60, le lampadine al magnesio (nella versione non professionale), apparvero in versioni miniaturizzate e multiple (cuboflash, magicube, flipflash, flashbar, ecc.), allo scopo di disporre di una piccola scorta di lampi e di semplificarne l'uso (sostituzione lampada automatica, alimentazione basata sulla batteria della fotocamera o addirittura non necessaria ecc.).
 
Attualmente si impiegano esclusivamente flash elettronici, costituiti da un circuito survoltore che trasforma la bassa tensione continua della batteria di alimentazione in una elevata tensione continua (parecchie centinaia di volt), che va a caricare un [[Condensatore (elettrotecnica)|condensatore]]. Al momento dello scatto l'otturatore della fotocamera, tramite i contatti di sincronizzazione, comanda la scarica del condensatore su una [[lampada allo xeno]], la quale emette un lampo brevissimo (dell'ordine del millisecondo o anche molto meno), ma di grande potenza (espressa in [[Joule]] o watt secondo). La qualità del lampo emesso risulta già corretta per le riprese a colori. La lampada allo xeno (appartenente alla famiglia delle lampadine a scarica nel gas), presenta una durata di vita che può raggiungere e superare i centomila lampi.
 
In commercio è possibile trovare flash elettronici di varia potenza (espressa in [[numero guida]] ) e con molteplici funzioni, spesso regolate da centraline computerizzate, in grado di garantire la perfetta illuminazione in ogni campo della [[ripresa]] fotografica[[ripresa|,]] sollevando in tal modo il fotografo dal compito di calcolare il diaframma da usare in base al numero guida del flash e alla distanza dal soggetto. Questo tipo di flash, detto automatico o computerizzato, dosa la potenza (variabile) del lampo grazie ad una fotocellula posta sul frontale, che rileva il raggiungimento della corretta illuminazione del soggetto.
Gli esemplari più sofisticati, dedicati ad una determinata fotocamera o linea di fotocamere di un certo produttore, sono dotati di un processore che elabora dati provenienti sia dalla fotocamera che dal flash, consentendo a quest'ultimo di dosare la giusta illuminazione del soggetto anche in base alla misurazione TTL della luminosità della scena, effettuata dalla fotocamera. Questi flash dispongono sempre di un piedino d'innesto più complesso, incorporante una contattiera (generalmente proprietaria) per l'interscambio dati.
 
Come già detto in introduzione, molte macchine fotografiche dispongono di un flash incorporato, che tuttavia è limitato in potenza, autonomia e soprattutto nella possibilità di gestire l'illuminazione.
 
=== Flash esterni ===
[[ImmagineFile:Xenon-flash.gif|upright=1.0|thumb|Il lampo di un flash allo xeno]]
I flash elettronici possono essere alimentati da [[Pila (elettrotecnica)|batterie]] di tipo usa e getta (pile primarie) o [[batteria ricaricabile|batterie ricaricabili]] (pile secondarie). I modelli professionali possono prevedere l'uso di appositi [[Accumulatore di carica elettrica|accumulatori]] di grande capacità, per garantire al fotografo una buona autonomia in termine di numero di lampi e tempi di ricarica del [[Condensatore (elettrotecnica)|condensatore]] sufficientemente brevi da permettere scatti ravvicinati tra loro.
 
Ne esistono sostanzialmente di due tipi:
*monotorcia: in un unico corpo comprendono la lampada e l'alimentatore/accumulatore. Sono più pesanti e ingombranti di quelli non destinati all'uso professionale.
*torcia separata dall'alimentatore: con una sola unità di alimentazione (di grande potenza) è possibile alimentare in contemporanea più torce (tipica situazione da ripresa in studio fotografico). In questo caso tutte le torce vengono sincronizzate direttamente (tramite cavetto a presa PC fra alimentatore e fotocamera ) oppure si sincronizza direttamente una sola torcia (''master'') e tutte le altre (''slave'') scattano in sincrono alla prima, tramite collegamenti radio, o [[trigger]] a fotocellula ecc.
 
== Utilizzo ==
[[ImmagineFile:Flash_photo_shower_faucet_Watr200.jpg|upright=1.0|thumb|Gocce d'acqua di una doccia "fermate" dal flash]]
L'uso più ovvio del flash consiste nell'illuminare un [[soggetto (fotografia)|soggetto]] ripreso in condizioni di luce insufficienti per ottenere una corretta [[esposizione (fotografia)|esposizione]] o per abbreviare il [[tempo di esposizione]] eccessivamente lungo (con corrispondente rischio di [[mosso (fotografia)|mosso]]), ottenendo talvolta un effetto di cristallizzazione del movimento difficile da ottenere con la massima velocità dell'[[otturatore (fotografia)|otturatore]].
 
3 390 505

contributi