Differenze tra le versioni di "Museo dell'Accademia Etrusca e della città di Cortona"

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=== Lampadario etrusco ===
Il ''lampadario etrusco'' è uno dei pezzi più pregiati, noti e significativi appartenenti al Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona. Considerato uno degli esempi più notevoli della bronzistica etrusca, e realizzato intorno alla metà del [[V secolo]], il ''lampadario'' fu rinvenuto nei dintorni di Cortona, in località Fratta, nel 1840, ma venne acquistato dall'Accademia Etrusca solo in seguito ad una lunga e complessa trattativa. Grazie a degli esami radiografici eseguiti di recente, si è appurato che esso è stato realizzato con la tecnica delle [[cera persa]]; probabilmente il ''[[gorgoneion]]'' centrale, con la bocca spalancata e la lingua pendente, deriva da un unico stampo, mentre le restanti matrici del complesso decorativo vennero applicate al nucleo centrale e rimodellate solo in un secondo momento. La mancanza di saldatura è testimonianza del fatto che l'intera composizione venne fusa in un solo tempo. Dalla parte centrale del bacino si innalza un cono, sul quale era originariamente presente una decorazione a palmette e fiori di loto, oggi difficilmente visibile. Intorno al bacino si nota una serie di beccucci, di cui due vennero forati con chiodi di rame puro per l'applicazione di una targhetta metallica con iscrizione. Quest'ultima potrebbe indicare un uso nuovo e del tutto particolare del ''lampadario'', originariamente considerato elemento decorativo di un tempio. I beccucci sono in numero di sedici, il che rimanda inevitabilmente alla tipica suddivisione etrusca del cielo in sedici regioni a scopi divinatori, cosa già largamente attestata da autori latini quali [[Cicerone]], [[Livio]] e [[Varrone]]. La complessità dell'iconografia nelle decorazioni è ulteriormente confermata dalla presenza di [[sileni]] e [[sirene]] nella fascia esterna, che corrisponde al lato inferiore dei beccucci. I primi hanno una [[tenia]] sulla testa, e suonano la ''syrinx'' o il doppio [[aulòsaulos]]; al di sotto dei piedi di questi si innalzano onde stilizzate sulle quali guizzano dei delfini. Le seconde potrebbero unire al suono dello strumento il proprio canto, ma in realtà non presentano il tipico atteggiamento del canto, con la testa leggermente all'indietro e la bocca aperta; figlie della terra e del fiume Acheloo, del quale tra l'altro vengono fatti sedici protomi in forma di toro androcefalo, le sirene hanno le braccia piegate sul petto in un gesto cultuale. Queste figure, oltre a custodire le sedi degli dei con il loro sguardo e la loro posizione rivolte verso il basso fanno riferimento ad una funzione apotropatica nei confronti dell'uomo che è al di sotto della barriera di luce e alla quale non deve avvicinarsi. Nella fascia più interna sono rappresentati animali in lotta, i quali, insieme ai sileni dalla posizione scosciata, confermano il generale valore apotropatico della struttura.
 
=== ''Tabula Cortonensis'' ===
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