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Decenni più tardi, alla fine del XIX secolo, Giovambattista Bocci Campitelli riesce a far guadagnare a questi lunari una diffusione quasi nazionale, arrivando a distribuirne circa 400.000 copie nell'Italia centromeridionale<ref name=treccani/>.
 
Il successo riscosso stimola altri tipografi a pubblicarne nuove versioni: oltre ai Campitelli, concorrono alla sua produzione e fortuna le stamperie di Fofi e Tomassini (fino al 1891), e, nel Novecento, ancora altri editori folignati, tra i quali la [[Società Poligrafica Salvati]] e la tipografia di [[Giuseppe Campi]].
 
Nel [[1937]] il senatore [[Benedetto Pasquini]], amministratore della Salvati, acquista la testata dai Campitelli e, con discreta fortuna, firma di suo pugno l'almanacco<ref>Per una ricostruzione della complessa storia editoriale del Barbanera e dei passaggi di proprietà tra i vari tipografi folignati si veda Gabriele Brinci, ''I lunari e gli almanacchi di Foligno'', Grafiche C. M. F., Foligno, 2002, p. 47. La nota in parte contraddice l'affermazione di Attilio Mazza, in ''[http://books.google.com/books?id=1-9wCjcMo-cC&pg=PA29&dq=barbanera+lunario&hl=it&ei=A-nYTpG3IaKP4gTu95neDQ&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=3&ved=0CDkQ6AEwAg#v=onepage&q=barbanera%20lunario&f=false D'Annunzio e l'occulto]'', ed. Studio Tesi, 1995, p. 29, nota 107 che indica il 1912 come data di acquisizione della testata dai Campitelli e cita Pasquini chiamandolo erroneamente Ettore.</ref>.
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