Differenze tra le versioni di "Poema epico"

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Frequenti sono i [[patronimico|patronimici]], attributi che qualificano la discendenza spesso divina dell'eroe, importanti anche perché conferiscono musicalità ai versi e ne facilitano la memorizzazione, dando vita a vere e proprie formule.
 
Bisogna ricordare che la poesia epica è legata fortemente alla tradizione orale, gli [[aedo|aedi]], cantavano di città in città il loro poema accompagnati dalla [[Cetra (strumento musicale antico)|cetra]] e ovviamente, data l'enorme quantità di versi da imparare a memoria per la recitazione, prediligevano i motivi ricorrenti (più facilmente memorizzabili). Perciò, insieme ai patronimici, altrettanto ricorrente, è l'uso dell'[[epiteto]], l'aggettivo che caratterizza l'eroe e ne sottolinea una determinata caratteristica straordinaria ("Achille piè veloce", "l'astuto Odisseo"). Così come intere scene si ripetono in forma fissa.
 
Ogni volta che sorge l'alba, l’''Iliade'' e l’''Odissea'' ricorrono alla stessa identica sequenza di parole, così come ogni volta che nell’''Iliade'' un eroe veste le armi, o che nell’''Odissea'' i marinai si imbarcano sulle navi o ne discendono. Nel libro VIII dell’''Odissea'', ad es., durante un banchetto serale alla corte dei [[Feaci]], all'aedo [[Demodoco]] viene consegnata la [[Lira (strumento musicale)|lira]] e gli viene chiesto di cantare l'episodio del [[cavallo di Troia]] e della caduta della città. L'aedo doveva dunque conoscere a memoria tutto il contenuto dei poemi, così da recitarlo al momento della richiesta del suo pubblico. Dei poemi omerici non esisteva, infatti, alcuna copia scritta sino al periodo di auralità (VIII a.C.), conclusosi all'incirca con la fine dell'età classica.
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