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L'opera autobiografica descrive la permanenza del protagonista, Dante Corneli, nella Russia Sovietica dal 1923 al 1970. Fuggito da Tivoli, dopo aver ucciso un fascista, prima in bicicletta e poi in treno, raggiunge Vienna, grazie all'aiuto di altri comunisti e non. Qui rimane per 3 mesi dopodiché si sposta a Berlino ed infine, in treno arriva a Mosca. Già dal primo giorno del suo arrivo nella capitale sovietica si rende conto della realtà difficile in cui vive la popolazione moscovita, e quello stesso giorno subisce in tram un tentativo di borseggio. A questa realtà Corneli si adatta con impegno ma essa col passare del tempo genera in lui idee nuove a riguardo del Sistema Sovietico che, come lui, tanti altri stranieri aveva attratto quale patria degli ideali comunisti realizzati.
Ben presto si rende conto che il potere operaio non esiste in Russia e che a comandare sono i dirigenti del Partito dislocati in tutte le fabbriche ed i luoghi di lavoro organizzato. Afferma che ''“il controllo operaio e le procedure democratiche finirono con l'essere considerati intralci all'attività dei direttori e dei dirigenti”.''
A Mosca lavora come operaio in una fabbrica di mobili e condivide una stanza con un operaio russo in una ''kommunalka'', casa con cucina e bagnibagno in comune abitata da diverse famiglie. Frequenta altri italiani, tra cui Gramsci, con i quali organizza incontri politici e sente parlare i più alti dirigenti del partito bolscevico come Trozkij, Zinoviev, Kamenev. Nel 1923 accetta la proposta di lavorare in una cartiera nella città di Dobrush. Nella cartiera, dove solo una decina di dirigenti appartieneapparteneva al partito, quasi due miladuemila tra impiegati, personale tecnico e operai non erano dalla parte del partito comunista. Tuttavia il personale dirigente provava una certa avversione per Corneli tant'è che nel 1924 Dante torna a Mosca dove trova lavoro in un mobilificio nel centro della città. Le cose sembrano andare meglio con l'affermarsiil diffondersi del commercio libero che porta però all'arricchimento di alcune categorie rispetto ad altre e all'affermarsi di una nuova classe borghese. A Mosca, dove frequenta una scuola politica in cui davanodanno lezione anche i più importanti esponenti del partito bolscevico, conosce Lidia, una giovane russa che sposerà nel 1925 prima di trasferirsi a Rostov dove viene mandato dal Comitato centrale. Qui, nonostante la presenza di una forte classe operaia, trova che la maggioranza della popolazione contadina cheattorno circonda laalla città è avversa al regime sovietico. Gli viene affidato l'incarico di istruttore del Comitato del rione Proletario e lavora, con anche l'incarico di presidente del Comitato di fabbrica, in uno stabilimento di produzione di macchine agricole. Nel 1926 si attiva per creare squadre di lavoratori d'assalto, operai che dovevano, con il sistema dell'emulazione, giustificare maggiorila maggiorazione delle quote di cottimo voluta dalla Direzione. Nel contempo però prende posizione in nome di una maggior democrazia nelle fabbriche e si defila dalla politica salvo poi, nel 1929, ritrattare e riprendere la tessera del partito. Diventa direttore dei Consigli di produzione e partecipa alle operazioni di collettivizzazione forzata dei villaggi e delle fattorie. Nel 1932, poiché un funzionario di partito gli rimprovera scarso impegno nello volgere il compito di presidente del Comitato di fabbrica, lascia Rostov e torna a Mosca. Qui si occupa, nella Scuola politica dei popoli occidentali, di insegnare ai giovani comunisti italiani inviati in Russia dal Pci. Lascia la scuola perché cade in disgrazia lo storico Jaroslavskij marito della direttrice della scuola stessa. Vienee viene assunto come disegnatore alla direzione generale delle opere idrauliche e; viaggia nell' Asia centrale ma si ritrova improvvisamente senza lavoro per malintesi tra dirigenti. Nel 1934 entra a lavorare in una fabbrica di cuscinetti a sfera a Mosca ma nel 1936 vienesubisce l'arresto: prelevato da casa, dove lascia la moglie ed il figlio Leonida, viene incarcerato per qualche mese e poi inviato al lager delle miniere di Vorkuta a nord del Circolo Polare Artico, dove arriva dopo un lungo viaggio in treno, poi in nave e infine su un barcone per il carbone. Qui, oltre alle decimazioni dovutecausate alledalle estreme condizioni di vita, si aggiungono quelle dovute alle esecuzioni sommarie. Lavora nell'officina meccanica conin cibopessime razionatocondizioni generali di alimentazione, freddoigiene e pidocchitemperature proibitive. Allo scoppio della seconda guerra mondiale si vede prorogare i termini della detenzione ma nel 1942 viene spostato in un lager sanitario ed infine, dopo un lungo viaggio in battello, a Kozmes, una grande fattoria dove le condizioni di vita sono migliori e dove convivono deportati e uomini liberi con famiglie. Grazie alle sue capacità trova impiego nell'officina agricola, si fa nuovi amici e amiche e qui rimane fino al 1946 quando viene destinato al confino illimitato a Kanin Nos, una cittadina in riva al fiume Peciòra dove cerca di riallacciare i rapporti con la famiglia. Ottiene il trasferimento a Golizino nella regione di Penza a sud est di Mosca, dove vive la moglie e il figlio che rivede dopo 11 anni. Nel villaggio vive sereno nell'isba che rimette a nuovo e trova lavoro nella fabbrica locale di macchine agricole. Nel febbraio del 1949 viene però nuovamente arrestato e destinato al confino illimitato in una regione lontana con la possibilità di farsi raggiungere dalla famiglia. Intanto la moglie perde il bimbo di cui era incinta ma dopo pochi mesi lo raggiunge, assieme al loro figlio, nella città di Igarka sul fiume Jenisei dove intanto Corneli ha trovato un buon lavoro ed ha acquistato una casa. Nel 1954 dopo la morte di Stalin, venduta la casa, lascia con la famiglia il nord e si trasferisce a Momotovo dove acquista una casetta malandata che ricostruisce a sue spese. Qui grazie ad un funzionario ottiene la cittadinanza sovietica e la piena riabilitazione. Scrive ai parenti in Italia da cui ha una prima risposta. Nel 1960 lascia la Siberia e si trasferisce in Ucraina. Dopo vari contatti e lungaggini burocratiche nel 1965 torna per la prima volta in Italia. La seconda nel 1967 con la moglie e la terza, da solo e definitivamente, nel 1970.
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