Differenze tra le versioni di "Bolla delle dot-com"

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I mezzi di informazione americani, comprese le pubblicazioni aziendali di rispetto come [[Forbes]] e il [[Wall Street Journal|WSJ]], hanno incoraggiato il pubblico a investire in società a rischio, nonostante contrastino coi principi finanziari e legali di base della società.
 
Andrew Smith ha sostenuto che la gestione finanziaria delle [[Offerta pubblica iniziale|IPO]] tendevano ad avvantaggiare le banche e gli investitori iniziali, piuttosto che l'azienda stessa. Questo perché al personale dell'azienda era stato vietato di rivendere le loro quote per un periodo iniziale (lock-in) che durava dai 12 ai 18 mesi e quindi non potevano beneficiare del classico picco di breve durata del prezzo azionario durante i primi giorni di contrattazione. Per contro, i finanzieri e gli altri investitori iniziali avevano, in genere, il diritto di vendere al prezzo di picco e così potevano immediatamente trarre profitto da aumenti dei prezzi a breve termine. Smith sostiene che l'elevata redditività delle IPO a Wall Street è stato un fattore significativo nel corso degli eventi della bolla.
 
Nonostante questo, però, alcuni fondatori delle aziende hanno ottenuto grandi patrimoni, quando le loro società sono state acquistate in una fase precoce della bolla Dot-com del mercato azionario. Questi primi successi hanno reso la bolla ancora più vivace. Una quantità senza precedenti di investimenti personali si è verificato durante il boom e la stampa ha riportato il fenomeno delle persone che hanno smesso di lavorare per diventare a tempo pieno trader.
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