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Gli argomenti trattati dalla rivista includono la politica mondiale, l'economia , l'integrazione e le idee. Il 29 settembre [[2008]], il ''[[The Washington Post]]'' ha annunciato di aver acquistato la rivista<ref>[http://www.foreignpolicy.com/story/cms.php?story_id=4482 "The Washington Post Company Acquires Foreign Policy Magazine"] 29/09/2008.</ref> dal ''[[Carnegie Endowment for International Peace]]'' – quest'ultima una fondazione che si presenta come orientata alla promozione e alla cooperazione tra le nazioni e anche alla promozione attiva dell'impegno internazionale degli [[Stati Uniti]].<ref>La [[Carnegie Endowment for International Peace]] fu istituita nel [[1910]] da [[Andrew Carnegie]] e il suo operato non è formalmente associato a nessun partito politico.</ref>
 
La rivista ogni anno pubblica una classifica degli uomini più influenti al mondo; in data 4 gennaio [[2013]] la rivista nomina il presidente russo [[Vladimir Putin]] come il politico più influente al mondo, piazzandolo al secondo posto della sua classifica. La presidenza del [[G20 (paesi industrializzati)|G20]] da parte della [[Russia]] nel 2013 dovrebbe assistere il presidente russo a mantenere questa posizione.<ref name="Ian Bremmer">{{Cita web | url =http://blog.foreignpolicy.com/posts/2013/01/04/ian_bremmer_vladimir_putin_and_the_russian_media_looking_glass?wp_login_redirect=0 | titolo = Ian Bremmer, Vladimir Putin, and the Russian media looking glass &#124; FP Passport | autore = | data = | lingua = en| accesso =| urlmorto =sì| urlarchivio =https://web.archive.org/web/20131109124506/http://blog.foreignpolicy.com/posts/2013/01/04/ian_bremmer_vladimir_putin_and_the_russian_media_looking_glass?wp_login_redirect=0| dataarchivio =9 novembre 2013}}</ref> Ma nella classifica del 2013 vi è una curiosità: infatti, il presidente russo Putin occupa il secondo posto, mentre il primo risulta essere vuoto. Secondo il capo del Dipartimento di Politologia della Scuola di economia di [[Mosca (Russia)|Mosca]] Leonid Polyakov, ciò è coerente con la difficoltà degli [[Stati Uniti]] ad accettare una supremazia nella leadership mondiale diversa da quella di un americano.<ref name="Ian Bremmer"/>
 
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