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'''Il redivivo tiburtino''' è un romanzo autobiografico di [[Dante Corneli]].(1974)
 
L'opera autobiografica descrive la permanenza del protagonista, Dante Corneli, nella Russia Sovietica dal 1923 al 1970. Fuggito da Tivoli, dopo aver ucciso un fascista, prima in bicicletta e poi in treno, raggiunge Vienna, grazie all'aiuto di altri comunisti e non. Qui rimane per 3tre mesi dopodiché si sposta a Berlino ed infine, in treno arriva a Mosca. Già dal primo giorno del suo arrivo nella capitale sovietica si rende conto della realtà difficile in cui vive la popolazione moscovita, e quello stesso giorno subisce in tram un tentativo di borseggio. A questa realtà Corneli si adatterà con impegno, ma essa col passare del tempo genererà in lui idee nuove a riguardo del Sistema Sovietico che, come lui, tanti altri stranieri aveva attratto quale patria degli ideali comunisti realizzati.
 
Ben presto si rende conto che in Russia il potere operaio non esiste e che a comandare sono i dirigenti del Partito dislocati in tutte le fabbriche ed i luoghi di lavoro organizzato. Afferma che ''“il controllo operaio e le procedure democratiche finirono con l'essere considerati intralci all'attività dei direttori e dei dirigenti”.''
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