Differenze tra le versioni di "Artemidoro di Efeso"

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Una vera rinascita della fortuna di Artemidoro si ebbe quando Marciano (IV secolo?) scelse di riscrivere Artemidoro riassumendolo e, evidentemente, deformandone il testo per adeguarlo ai propri scopi. L'''epitome di Marciano'' divenne perciò il testo artemidoreo ufficiale che continuò ad essere letto e utilizzato dagli autori posteriori, tra cui Stefano il quale se ne servì per il proprio ''Lessico'' di toponimi ed etnonimi. Anche l'epitome di Marciano però andò perduta, sicché oggi non se ne conservano che pochi frammenti, come per il testo integro di Artemidoro.
 
I frammenti di Artemidoro furono raccolti per la prima volta da [[John Hudson]] nel I volume dei ''Geographiae veteris scriptores Graeci minores'' (1698). [[Samuel Hoffmann]] nel 1838, in appendice ad uno studio sugli Iberi (''Die Iberer im Westen und Osten''), pubblicò uno studio ''Artemidorus, der Geograph'', nel quale mise insieme una raccolta ragionata dei frammenti artemidorei. Al contrario, [[Karl Wilhelm Ludwig Müller]], autore dei ''Geographi Graeci Minores'' (1855), non raccolse di Artemidoro che i soli frammenti ''sicuramente'' provenienti dall'epitome di Marciano. L'ultima edizione in ordine di tempo (e quella a tutt'oggi in uso, nonostante i non pochi errori e fraintendimenti) fu realizzata da [[Robert Stiehle]] nel 1856 per la rivista tedesca «Philologus».
 
==Papiro di Artemidoro==
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