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Fondatore del [[teatro dialettale]] [[Genova|genovese]], è considerato uno dei simboli della città della [[Lanterna di Genova|Lanterna]].
 
Tra i suoi maggiori successi figurano classici di questo genere [[teatro|teatrale]], diventati suoi cavalli di battaglia come ''[[I manezzi pe majâ na figgia]]'', ''[[Pignasecca e Pignaverde]]'', ''[[Colpi di timone]]''. Inoltre, si devono ricordare anche ''[[Quello buonanima]]'', ''[[Gildo Peragallo, ingegnere]]'', ''[[I Guastavino ed i Passalacqua]]'' e ''[[Sotto a chi tocca (commedia)|Sotto a chi tocca]]''.
 
== La maschera, il volto ==
=== Attore cinematografico ===
[[File:Gilberto Govi - Alassio.JPG|upright=1.4|thumb|La piastrella del [[muretto di Alassio]] autografata da Govi]]
Nel periodo bellico e post -bellico si cimentò come [[cinema|attore cinematografico]] in quattro pellicole dall'esito piuttosto insoddisfacente: i titoli che si ricordano (due dei quali tratti da suoi lavori teatrali) sono ''[[Colpi di timone]]'' ([[1942]]), diretto da [[Gennaro Righelli]], ''[[Che tempi!]]'' ([[1947]]), diretto da [[Giorgio Bianchi]], ''[[Il diavolo in convento]]'' ([[1950]]), diretto da [[Nunzio Malasomma]], e infine ''[[Lui, lei e il nonno]]'' ([[1961]]), girato a [[Napoli]] da [[Anton Giulio Majano]] e prodotto dall'armatore [[Achille Lauro]]; quest'ultima fu la sua unica pellicola a colori<ref>Gaetano Fusco, ''Le mani sullo schermo. Il cinema secondo Achille Lauro'', Napoli, Liguori, 2006, pp. 52-62.</ref>.
 
Ma i ritmi del cinema, con le ripetute pause, e la tecnica recitativa differente rispetto a quella del palcoscenico non lo entusiasmavano. Ebbe però l'occasione di lanciare brillanti comici, che apparentemente lo lasciavano un po' in soggezione sul set: i giovanissimi [[Walter Chiari]] ed [[Alberto Sordi]].
Govi non fece in tempo ad approfondire il rapporto con il [[televisione|mezzo televisivo]], nato da pochi anni, proprio quando l'attore stava ormai avviandosi verso la parte finale della carriera; il piccolo schermo, tuttavia, gli consentì, grazie alla registrazione dal vivo di alcuni spettacoli, di farsi conoscere dal grande pubblico e dalle generazioni successive.
 
Fortunatamente oggi possiamo ancora vedere sei commedie rappresentate in televisione, salvate dalla distruzione in maniera rocambolesca negli [[Anni 1970|anni settanta]] da un impiegato collezionista appassionato di teatro, e proposte da [[Vito Molinari]] e [[Mauro Manciotti]] nel [[1979]] in una''Tutto Govi'', trasmissione di [[Rai 3]] a lui dedicata.
 
Si tratta di sei delle quattordici (o quindici, a seconda delle fonti) commedie registrate dalla [[RAI Radiotelevisione Italiana|RAI]]. Di un'altra di esse, ''Impresa trasporti'', si èsono salvato insoltanto videole soltantoriprese ildel terzo atto, mentre il primo e il secondo si possono ascoltare in solo audio. Di altre cinque commedie (''Articolo quinto'', ''I Guastavino e i Passalacqua'', ''Parodi & C.'', ''Il porto di casa mia'', e ''Tanto per la regola'') si è salvato integralmente soltantounicamente l'audio. Le dodici commedie sono state pubblicate in [[DVD]] nel [[2004]] (mache tali versionipure presentano alcuni minuti di tagli rispetto alle corrispondenti versioni in [[VHS]]), insieme ai documentari sull'attore, alle partecipazioni televisive e alle partecipazioni radiofoniche, per cui è ora disponibile al pubblico l'intera produzione residua, eccezion fatta per i frammenti, alcuni dei quali sono comunque visibili nell'ambito dei documentari.
 
=== L'ultima rappresentazione ===
 
Quella del [[1960]] fu la sua ultima stagione teatrale, quando portò in scena la commedia ''[[Il porto di casa mia]]'' scritta dal poeta [[Enrico Bassano]]; a settantacinque anni di età capì che era giunto il momento di lasciare il palcoscenico e dedicarsi ad un meritato riposo:; sosteneva infatti che: "''ilIl teatro è come una bella donna:, bisogna lasciarla prima che sia lei a lasciare te''".
 
=== A Carosello, come "Bàccere Baciccia" ===
Apparve ancora sugli schermi televisivi in qualche rara intervista e in diversi [[Carosello|Caroselli]] del [[1961]], per una marca di tè, dove interpretava ilse simpaticostesso che dialogava col grottesco personaggio di Bàccere Baciccia, portiere di un caseggiato genovese, conosciuto da tutti per l'estrema tirchieria ma adorato dai bambini, aiche qualiamava ripetevaripetere unala frase rimasta celebre: "''Da quellquest'orecchio, non ci sento;... da quellDall'altro, così così.... ''"
 
Va ricordato che la macchietta era ripresa direttamente da un'antica [[maschera]] genovese: quella, appunto, del [[Baciccia]].
 
Nel [[1962]] si ammalò;, morìma continuò le sue apparizioni pubbliche, soprattutto per ritirare premi. Morì a Genova il 28 aprile [[1966]], a ottantuno anni. Ai funerali, celebrati nella centrale [[Chiesa di Nostra Signora Assunta e Santa Zita|Chiesa di Santa Zita]], affollata all'inverosimile, partecipò tutta la città. Tra i presenti alla cerimonia, anche [[Erminio Macario]], visibilmente commosso. Govi è sepolto nel [[cimitero di Staglieno]] a [[Genova]].
 
== I riconoscimenti sotto la Lanterna ==
Utente anonimo