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==== Il secondo dopoguerra ====
{{Approfondimento|larghezza=380px|titolo=La mareggiata del 19 febbraio 1955|contenuto=Il 19 febbraio 1955 una violenta mareggiata abbattutasi sul litorale genovese provocò ingenti danni alle strutture portuali, in particolare nel bacino di Sampierdarena, dove crollò un tratto di circa 200 m della [[diga foranea]] posta a protezione dei moli a ponente. Le onde marine dilagarono senza più alcuna protezione all'interno del porto, distruggendo circa 200 imbarcazioni dei pescatori di Sampierdarena, parte del molo Nino Ronco, allora utilizzato per l'attracco delle [[petroliera|petroliere]] e causando gravi danni ad alcune delle navi ormeggiate: a ponte Canepa affondò la petroliera (in disarmo) Camas Meadows, mentre il [[mercantile]] [[svezia|svedese]] Nordland, a causa dell'acqua venuta a contatto con il carico di [[carburo di calcio]] attraverso le falle aperte nello scafo, due giorni dopo sarebbe esplosa "come una palla di fuoco", come riferirono i giornali dell'epoca. L'intervento dei [[vigili del fuoco]] evitò che l'[[incendio]] si estendesse alle strutture portuali a terra. Diverse altre navi subirono danni a causa degli urti contro le banchine.<ref>La mareggiata del 19 febbraio 1955 e immagini del disastro sul sito del [http://www.circololuigirum.genova.it/Porto_Ciclone_1955.htm Circolo Luigi Rum] {{webarchive|url=https://web.archive.org/web/20130716054639/http://www.circololuigirum.genova.it/Porto_Ciclone_1955.htm |data=16 luglio 2013 }} (CRAL dei lavoratori del porto di Genova) e su [http://www.toltedalcassetto.it/prima_pagina/grandi_eventi_008_alluvioni_mareggiate_e_trombe_d-aria_in_Liguria_dal_1933_in_poi.html www.toltedalcassetto.it]</ref><ref>[http://www.publifoto.net/rps/art.php?arc=&D1=1&M1=1&Y1=1928&D2=12&M2=1&Y2=2015&VIV=art.php&RCCrps=PORTO%3A+PONTE+CANEPA&x=31&y=13 Altre immagini della mareggiata su www.publifoto.net]</ref>}}Nel secondo dopoguerra il fenomeno dell'immigrazione, in particolare dal [[Italia meridionale|sud Italia]], portò a un forte aumento della popolazione, che superò all'inizio degli [[anni 1960|anni sessanta]] i 60.000 abitanti; la conseguente espansione edilizia, per la mancanza di aree edificabili in prossimità dell'abitato storico si è sviluppata, spesso in modo disordinato, sulle retrostanti colline, con caseggiati anche di grandi dimensioni ma privi di spazi verdi, di servizi e di un'adeguata viabilità.
 
A partire dagli [[anni 1990|anni novanta]] si registra un nuovo significativo [[Immigrazione in Italia|flusso migratorio]], questa volta da paesi dell'[[America latina]] e dell'[[Europa orientale]], che ha creato e continua a creare tuttora disagi dovuti alle difficoltà di integrazione sociale delle nuove comunità in una città che ha assunto sempre più un carattere multietnico, disagi che sfociano talvolta in problemi di ordine pubblico e per i quali forze politiche e associazioni del quartiere sollecitano da tempo interventi.<ref>[http://genova.repubblica.it/cronaca/2014/11/22/news/sampierdarena-101185817/ "In corteo per una "nuova" Sampierdarena genovesi e immigrati"], articolo su [[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]] del 22 novembre 2014</ref> Attualmente la minoranza più consistente è quella [[Ecuadoriani|Ecuadoriana]].
Nel sito dove oggi sorge la Lanterna esisteva fin dal [[XII secolo]] una torre di vedetta e segnalazione, utilizzata anche come [[prigione|carcere]], nei pressi della quale il re di Francia [[Luigi XII di Francia|Luigi XII]] nel 1507 fece costruire una [[fortezza]], chiamata "la Briglia", assediata e distrutta dai genovesi nel 1514. I combattimenti contro i Francesi per la liberazione della città causarono anche gravissimi danni alla struttura della torre, ricostruita nella forma attuale nel 1543, forse su disegno di [[Giovanni Maria Olgiati]]<ref>[http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-maria-olgiati/ Biografia di Giovanni Maria Olgiati sul sito dell'Enciclopedia Treccani.]</ref> o di [[Francesco di Gandria]].<ref name="TCI_1967">Touring Club Italiano, Guida d'Italia - Liguria, 1967</ref><ref>[http://www.liguria.beniculturali.it/PDFs/patrimonio/Beni%20visitabili/031.pdf La Lanterna sul sito www.liguria.beniculturali.it]</ref>
 
Con l'ampliamento del porto, negli [[anni 1920|anni venti del Novecento]], la punta del Capo di Faro rimase completamente interrata dalla costruzione dei nuovi moli. Tra il 1926 e il 1928 ai piedi del faro fu costruita una [[centrale termoelettrica]] a [[carbone]] da 300 [[megawatt|MW]]<ref name="TCI_1967"/>, oggi di proprietà dell'[[ENEL]]<ref name="CT_ENEL">[http://www.enel.it/it-IT/media_investor/comunicati/comunicati_regione/liguria/release.aspx?iddoc=1480659 La centrale elettrica di Genova sul sito dell'ENEL] {{webarchive|url=https://web.archive.org/web/20150924001229/http://www.enel.it/it-IT/media_investor/comunicati/comunicati_regione/liguria/release.aspx?iddoc=1480659 |data=24 settembre 2015 }}</ref>, di cui è prevista la chiusura entro il 2017.<ref>[http://www.genova24.it/2011/01/centrale-enel-senesi-chiusura-prevista-nellarco-del-biennio-2015-2017-6140/ "Centrale Enel di Genova, Senesi: Chiusura prevista nell'arco del biennio 2015-2017", articolo del 10-1-2011 su www.genova24.it.]</ref><ref name="ct_lanterna">[http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/10/23/news/centrale_enel_in_porto_dal_2012_si_inizia_a_spegnere-23715682/ "Centrale Enel in porto: dal 2012 si inizia a spegnere", articolo su [[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]] del 23 ottobre 2011.]</ref>
 
La torre è visitabile dal 1996<ref>Per lavori di restauro che si protrarranno per alcuni mesi le visite sono temporaneamente sospese dal 1º gennaio 2015 (avviso sul [http://www.giovaniurbanisti.it/lanterna-di-genova/ sito dell'Associazione Giovani Urbanisti] {{webarchive|url=https://web.archive.org/web/20150323141005/http://www.giovaniurbanisti.it/lanterna-di-genova/ |data=23 marzo 2015 }}; resteranno comunque aperti il museo e la passeggiata)</ref>; nel 2001 è stata realizzata una passeggiata pedonale che raggiunge la base del faro.<ref name="TCI"/> Una scala di 375 gradini raggiunge la sommità della torre, da dove la vista spazia sulla città, sul porto, sulle circostanti colline coronate dai [[Forti di Genova|forti]], sulla [[Riviera di Levante]] fino al [[promontorio]] di [[Portofino]] e su quella di [[Riviera di Ponente|Ponente]].<ref name="TCI_1967"/>
 
Nella popolare canzone ''[[Ma se ghe penso]]'', la Lanterna è uno dei luoghi simbolo di Genova rievocati con nostalgia da un genovese emigrato in [[Sudamerica]].
All'inizio dell'[[XIX secolo|Ottocento]] fu acquistata dal [[medico]] Onofrio Scassi, che la fece restaurare da [[Carlo Barabino]] e abbellire con decori [[Neoclassicismo|neoclassici]]. Nel 1886 fu acquistata dal comune di Sampierdarena e nel 1926, con la costituzione della [[Grande Genova]], entrò a far parte del patrimonio del comune di Genova; da allora è utilizzata come sede scolastica.
 
Oltre che per il palazzo, capolavoro del [[architettura manierista|manierismo]], la villa era famosa per il grandissimo [[giardino|parco]], in gran parte sacrificato nei primi decenni del [[XX secolo|Novecento]] per la costruzione, nella parte più a monte, dell'ospedale Villa Scassi e, immediatamente dietro al palazzo, dello [[Stadio di Villa Scassi|stadio]] della [[Società Ginnastica Comunale Sampierdarenese|Sampierdarenese]], che ebbe però vita breve e venne a sua volta eliminato nel 1929 per l'apertura di via Cantore. La parte centrale del parco, compresa tra via Cantore e corso Scassi, su cui si apre l'ingresso principale dell'ospedale, è oggi un giardino pubblico, il più grande nell'area urbana di Sampierdarena, riqualificato nei primi [[anni 2000|anni duemila]] dopo un periodo di degrado nella seconda metà del [[XX secolo|Novecento]].<ref name="TCI" /><ref name="guidadidgenova"/><ref name="sampnet" /><ref>[http://www.lapuntasecca.it/files/822-sampierdarena.jpg Immagine ottocentesca della villa Imperiale Scassi] {{webarchive|url=https://web.archive.org/web/20150227195739/http://www.lapuntasecca.it/files/822-sampierdarena.jpg |data=27 febbraio 2015 }}</ref>
 
====== Villa Grimaldi "La Fortezza" ======
* '''Villa Centurione del Monastero''', Piazza Monastero, 6. È così chiamata perché fu costruita nel 1587 per Barnaba Centurione sul sedime di un [[monastero]] [[XIII secolo|duecentesco]] di [[monache benedettine]], del quale conserva il [[chiostro]] nel cortile interno. L'atrio e il salone al primo piano sono decorati con affreschi di [[Bernardo Castello]]. L'edificio ha subito rimaneggiamenti all'inizio del Novecento, quando fu acquistato dal comune di Sampierdarena e trasformato in istituto scolastico.<ref name="TCI"/><ref name="stedo"/>
* '''[[Villa Crosa Diana]]''', Via Nicolò Daste 14. Fu costruita tra il [[XVI secolo|XVI]] e il [[XVII secolo]] per la famiglia Crosa, ricchi commercianti di tessuti, iscritti alla nobiltà nel 1727; all'inizio del Novecento fu acquistata dall'imprenditore Dario Diana che la utilizzò come propria abitazione e uffici dell'adiacente stabilimento per la produzione di alimenti in scatola, costruito sull'area del giardino, attivo fino al 1974. Oggi la villa, restaurata tra il 2002 e il 2010, è suddivisa in appartamenti.<ref name="sampnet"/>
* '''Villa De Mari Ronco''', Via Nino Ronco 31. Poche sono le informazioni riguardo alla storia iniziale di questa villa: non si conosce il nome di chi l'ha progettata né la data di costruzione, anche se le caratteristiche architettoniche la fanno risalire al [[XVII secolo]]. Nel 1747 dalla carta topografica redatta da [[Matteo Vinzoni]] risultava di proprietà del "Principe di [[Acquaviva delle Fonti|Acquaviva]]", titolo che apparteneva alla [[De Mari (famiglia)|famiglia De Mari]]. Passata nell'Ottocento alla famiglia Ronco e nel 1942 alla famiglia Gadolla, gravemente danneggiata dalla guerra, rimase abbandonata e in stato di degrado fino agli [[anni 1990|anni novanta]], quando ebbero inizio i primi lavori di recupero, poi sospesi per problemi burocratici, ricorsi e difficoltà finanziarie; dopo un nuovo completo restauro iniziato nel 2004, dal 2008 l'immobile ospita un centro di servizi sociali gestito dalla [[Compagnia delle Opere]].<ref>[http://www.sampierdarena.ge.it/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=82:villa-de-mari-ronco-sec-xvii-via-antonio-cantore-33-&catid=47:interno&Itemid=59 Villa De Mari Ronco su www.sampierdarena.ge.it] {{webarchive|url=https://web.archive.org/web/20150220120414/http://www.sampierdarena.ge.it/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=82:villa-de-mari-ronco-sec-xvii-via-antonio-cantore-33-&catid=47:interno&Itemid=59 |data=20 febbraio 2015 }}</ref><ref>[http://www.sanpierdarena.net/RONCO%20%20Nino%20via.htm Villa De Mari Ronco su www.sampierdarena.net]</ref><ref>[http://www.cdoliguria.org/villa-ronco/ Il centro polifunzionale di servizi di villa Ronco] sul sito della [[Compagnia delle Opere]]</ref>
* '''Villa Doria De Mari''', ora Istituto "Don Daste", Salita Belvedere 2. Costruita nel Cinquecento per [[Giovanni Battista Doria]], fu profondamente modificata in stile [[Neoclassicismo|neoclassico]] da [[Emanuele Andrea Tagliafichi|Andrea Tagliafichi]] nel 1780. Acquistata dai De Mari all'inizio dell'Ottocento, dal 1921 divenne sede dell'[[orfanotrofio]] delle [[Piccole suore della Divina Provvidenza]]. Negli affreschi nel soffitto del salone sono ritratti i dogi della famiglia [[Doria]], realizzati nel restauro settecentesco. Il vasto giardino terrazzato che si apriva in via Daste e risaliva la collina, rifatto dal Tagliafichi sul modello dei giardini di Versailles, documentato dal Gauthier<ref>Villa Doria De Mari, disegni di M.P. Gauthier: [http://www.arch.unige.it/e-books/gauthier/pics2/tav37.jpg prospetto e planimetria della villa], [http://www.arch.unige.it/e-books/gauthier/pics2/tav36.jpg planimetria del giardino] e [http://www.arch.unige.it/e-books/gauthier/pics2/tav38.jpg dettaglio del ninfeo]</ref> e descritto dall'[[Federico Alizeri|Alizeri]], è scomparso nel Novecento per l'espansione edilizia e l'apertura di via Cantore. Su una porzione del residuo terreno è stata costruita nel 1929 la chiesa del SS. Sacramento.<ref name="TCI"/><ref name="stedo"/><ref>[http://www.sampierdarena.ge.it/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=87:villa-doria-de-mari-ora-istituto-qdon-dasteq-sec-xvi-salita-belvedere-2-&catid=47:interno&Itemid=59 Villa Doria De Mari su www.sampierdarena.ge.it] {{webarchive|url=https://web.archive.org/web/20150220120407/http://www.sampierdarena.ge.it/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=87:villa-doria-de-mari-ora-istituto-qdon-dasteq-sec-xvi-salita-belvedere-2-&catid=47:interno&Itemid=59 |data=20 febbraio 2015 }}</ref>
* '''[[Villa Doria delle Franzoniane]]''', Via Nicolò Daste 7, ora istituto delle [[Suore madri pie di Nostra Signora Sede della Sapienza|Madri Pie Franzoniane]]. Costruita nel Cinquecento per la famiglia Doria, sorge in via Daste, di fronte alla villa Lercari Sauli. Nel 1764 fu acquistata dall'abate [[Paolo Gerolamo Franzoni]] per farne la sede della congregazione delle Madri Pie, da lui fondata alcuni anni prima. Conserva al suo interno affreschi della scuola dei [[Lazzaro Calvi|fratelli Calvi]] e nel [[refettorio]] un dipinto di [[Bernardo Castello]]; alla villa, caratterizzata da una torre perfettamente conservata, è annessa la piccola chiesa di Nostra Signora della Sapienza, costruita nel 1821 su disegno di Angelo Scaniglia. Nel giardino, molto ridimensionato dopo l'apertura di via Cantore, è ancora presente un grande [[ninfeo]] a grotta.<ref name="TCI"/><ref name="torri"/><ref name="stedo"/><ref>[http://www.sanpierdarena.net/DASTE%20Nicol%C3%B2%20civici%20dispari%20a%20monte.htm Villa Doria delle Franzoniane su www.sanpierdarena.net]</ref>
* [[File:Genova Sampierdarena villa Negrone Moro.jpg|thumb|Villa Negrone Moro]]'''[[Villa Negrone Moro]]''', Via Pedemonte 3. Situata all'estremità orientale del quartiere, risale probabilmente al [[XVI secolo]] e mostra le caratteristiche tipiche delle ville di stile alessiano, ma non se ne conosce la data precisa di edificazione, né il progettista. Era collegata a ponente con la villa Pallavicini Moro, che ormai in stato di avanzato degrado venne demolita nel 1972 e della quale resta solo la parte inferiore della facciata con il grande [[portale]] di ingresso. Già proprietà della famiglia Negrone, alla fine dell'Ottocento fu inglobata nel perimetro dell'oleificio Moro, insediatosi nei terreni retrostanti. Negli [[anni 1970|anni settanta]] con la demolizione dello stabilimento la villa venne ristrutturata a uso uffici e l'area circostante resa pubblica, aprendo la via Pedemonte. Accanto alla villa si trova un'originale torretta ottagonale ornata da archetti pensili, ancora ben conservata.<ref>[http://www.sampierdarena.ge.it/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=63:villa-negrone-moro-seconda-meta-del-xvi-secolo-via-giacomo-pedemonte-3&catid=47:interno&Itemid=59 Storia e immagini della villa Negrone Moro su www.sampierdarena.ge.it] {{webarchive|url=https://web.archive.org/web/20150210124206/http://www.sampierdarena.ge.it/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=63:villa-negrone-moro-seconda-meta-del-xvi-secolo-via-giacomo-pedemonte-3&catid=47:interno&Itemid=59 |data=10 febbraio 2015 }}</ref><ref>[http://www.sanpierdarena.net/PEDEMONTE%20Giacomo%20via%20.htm Villa Negrone Moro] e [http://www.sanpierdarena.net/DOTTESIO%20Luigi.htm villa Pallavicini Moro] su www.sanpierdarena.net</ref>
[[File:Villa Gardino SPdA.gif|thumb|Villa Pallavicini Gardino]]
 
* '''Villa Pallavicini Gardino''', Via P. Chiesa 11. Oggi in stato di abbandono, sorge dinanzi a uno dei principali varchi portuali. Anch'essa in stile alessiano, fu costruita intorno alla fine del [[XVI secolo]] e apparteneva alla famiglia [[Pallavicino|Pallavicini]], che in questa zona aveva un nutrito gruppo di ville familiari, quasi tutte scomparse. Nel 1946 fu acquistata dai Gardino, che già la occupavano dal 1920 e avevano realizzato sui terreni a monte un deposito di [[legname|legnami]], trasferito altrove nel 2002, quando i terreni vennero venduti per costruire il centro direzionale di san Benigno. La villa è stata oggetto di un restauro conservativo nel 1996, ma nuovamente abbandonata appare oggi in stato di degrado.<ref>[http://www.sanpierdarena.net/CHIESA%20Pietro.htm Villa Pallavicini Gardino su www.sanpierdarena.net]</ref><ref>[http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2014/08/23/ARIu1AkB-rudere_intoccabile_ponente.shtml "Rudere intoccabile, così resta un sogno la City del Ponente"], articolo sul [[Il Secolo XIX|Secolo XIX]] del 23 agosto 2014</ref><ref>[http://genova.erasuperba.it/inchieste-genova/sampierdarena-villa-pallavicino-gardino-dimora-dimenticata "Sampierdarena, Villa Pallavicino Gardino: una dimora dimenticata", articolo su http://genova.erasuperba.it]</ref><ref>[http://www.sampierdarena.ge.it/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=92:villa-pallavicino-gardino-sec-xvi-via-pietro-chiesa-11&catid=48:litoraneo&Itemid=59 Villa Pallavicino Gardino su www.sampierdarena.ge.it] {{webarchive|url=https://web.archive.org/web/20150220125954/http://www.sampierdarena.ge.it/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=92:villa-pallavicino-gardino-sec-xvi-via-pietro-chiesa-11&catid=48:litoraneo&Itemid=59 |data=20 febbraio 2015 }}</ref>
* '''Villa Serra Doria Masnata''', Via Cantore 31. Attualmente affacciata su via Cantore, fu costruita nel 1613 da [[Bartolomeo Bianco]] per il nobile Paolo Serra. La proprietà passò, non si sa quando, alla famiglia Doria, che la tenne fino ai primi dell'Ottocento.<ref>Il Vinzoni nel 1757 indica la villa Serra Doria Masnata come proprietà dei De Mari, ma si tratta probabilmente di un errore, confondendo forse questa con la soprastante villa De Mari Ronco</ref> Durante l'[[assedio di Genova (1747)|assedio di Genova]] del 1746-1747 vi soggiornò il generale [[Antoniotto Botta Adorno]], comandante delle truppe austriche. Passata alla famiglia Masnata, fu da questa ceduta al comune di Sampierdarena che nel 1874 ne fece la prima sede dell'ospedale, operante fino al 1916, quando venne inaugurato quello di villa Scassi. Dopo aver ospitato per breve tempo la [[biblioteca]] comunale, dal 1933 al 1967 fu sede del [[liceo classico]] G. Mazzini; dal 1967 ospita una succursale della [[scuola secondaria di primo grado|scuola media]] N. Barabino. La struttura è quella classica di scuola alessiana; con l'apertura di via Cantore perse il giardino, che cominciava da via Daste, inoltre venendosi a trovare a un livello superiore al piano stradale, si rese necessario costruire le due scalinate di accesso. Con i restauri succedutisi nel tempo sono andati persi sia gli affreschi della facciata sia quelli interni.<ref>[http://www.sampierdarena.ge.it/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=81:villa-serra-doria-masnata-secc-xvi-xx-via-antonio-cantore-31&catid=47:interno&Itemid=59 Villa Serra Doria Masnata su www.sampierdarena.ge.it] {{webarchive|url=https://web.archive.org/web/20150220120417/http://www.sampierdarena.ge.it/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=81:villa-serra-doria-masnata-secc-xvi-xx-via-antonio-cantore-31&catid=47:interno&Itemid=59 |data=20 febbraio 2015 }}</ref><ref>[http://www.sanpierdarena.net/CANTORE%20Antonio%20civici%20dispari%20a%20monte.htm Villa Serra Doria Masnata su www.sanpierdarena.net]</ref>
* '''[[Villa Serra Doria Monticelli]]''', Via Nicolò Daste 34. È ritenuta la più antica delle ville sampierdarenesi, risalente all'inizio del [[XVI secolo|Cinquecento]] o addirittura al tardo [[XV secolo|Quattrocento]]. Appartenne inizialmente agli Imperiale, nel 1607 passò alla famiglia Serra, nella seconda metà del [[XVIII secolo|Settecento]] divenne proprietà della famiglia Doria e un secolo dopo fu acquistata da Bartolomeo Monticelli, titolare di un pastificio. Tra il 1960 e il 1993 fu utilizzata come deposito di un mobilificio e infine ristrutturata e suddivisa in appartamenti, conservando la struttura architettonica esterna. Conserva alcuni affreschi di soggetto mitologico attribuiti alla scuola dei fratelli Calvi. La villa comprende una torre, ben conservata esternamente, un tempo staccata ma ora collegata all'edificio principale da un fabbricato ottocentesco.<ref name="torri"/><ref>[http://www.sanpierdarena.net/DASTE%20Nicol%C3%B2%20civici%20pari%20a%20mare.htm Villa Serra Doria Monticelli su www.sanpierdarena.net]</ref>
 
* '''Torre Cantore'''. Costruita negli [[anni 1960|anni sessanta del Novecento]] su parte dell'area dell'ex oleificio Moro e terminata nel 1968, è alta 92&nbsp;m. È formata dalla torre vera e propria, con 22 piani di abitazioni e da un corpo di fabbrica di sette piani, a essa collegato, adibito a uffici. È il sesto più alto edificio di Genova.<ref name="sampnet"/><ref>[http://skyscraperpage.com/cities/?buildingID=10235 Scheda della "Torre Cantore" su skyscraperpage.com]</ref><ref>[http://skyscraperpage.com/diagrams/?searchID=67553790 Gli edifici più alti a Genova su skyscraperpage.com]</ref>
* '''Torre Sampierdarena'''. Costruita anch'essa negli [[anni 1960|anni sessanta del Novecento]] su un terreno in forte pendenza, è comunemente chiamata "il grattacielo di via G.B. Monti". Adibita ad abitazioni, fu terminata nel 1962; è alta 90&nbsp;m e ha 22 piani dal lato a valle (18 rispetto all'ingresso a monte). È il settimo più alto edificio di Genova.<ref>[http://www.sanpierdarena.net/MONTI%20GB%20via%20.htm Il "grattacielo di via G.B. Monti" su www.sanpierdarena.net]</ref><ref>[http://skyscraperpage.com/cities/?buildingID=12714 Scheda del "grattacielo di via G.B. Monti" su skyscraperpage.com]</ref>
* '''Palazzo dei Pagliacci'''. Il cosiddetto Palazzo dei Pagliacci (corso L.A. Martinetti, 55), costruito all'inizio del [[XX secolo|Novecento]], si distingue dagli altri caseggiati della via per la sua facciata in stile [[Architettura modernista|modernista]]. Il nome che gli fu attribuito popolarmente faceva riferimento alla figura di un [[clown]], dipinta in origine sulla facciata e oggi scomparsa. Lo stile appare fortemente ispirato al [[secessione viennese|secessionismo viennese]], ma non se ne conosce il progettista. Negli [[anni 1960|anni sessanta]] rischiò la demolizione per lasciare spazio a un [[parcheggio|autosilo]], ma per iniziativa di enti pubblici e privati venne sottoposto a [[vincolo culturale|vincolo]], quale espressione di uno stile e di una cultura che aveva caratterizzato uno specifico periodo storico: costituisce infatti l'unica testimonianza a Genova della transizione dal [[Art Nouveau|liberty floreale]] a quello geometricamente lineare. Rimasto comunque abbandonato per anni, venne ristrutturato nel 1997.<ref name="sampnet"/><ref>[http://www.opengenova.org/cercamemoria/364#sthash.9ixI8rHo.dpbs Il Palazzo dei Pagliacci su www.opengenova.org] {{webarchive|url=https://web.archive.org/web/20150227202320/http://www.opengenova.org/cercamemoria/364 |data=27 febbraio 2015 }}</ref><ref>[http://www.vincolimap.it/img/Vincoli_Monumentali/foto/0700108352_fta41940.jpg Palazzo dei Pagliacci: immagine allegata al decreto di vincolo]</ref><ref>AA. VV., ''Il Palazzo dei Pagliacci: un esempio innovativo e stimolante a Genova nel panorama dell'architettura liberty'', Istituto di architettura e tecnica urbanistica della Facoltà di ingegneria dell'Università di Genova, 1983</ref>
* '''Tôre di ballin'''. Un'interessante testimonianza del passato industriale è quanto resta della cosiddetta "tôre di ballin" (torre dei pallini). Costruita verso la fine dell'Ottocento, faceva parte dello stabilimento dei fratelli Sasso, specializzato nella produzione di [[pallini da caccia|pallini e pallettoni da caccia]], che si trovava nell'attuale via P. Reti. L'alta torre, ben visibile in fotografie d'epoca, era utilizzata nel processo di fabbricazione dei pallini. Il [[piombo]] fuso attraverso un setaccio veniva fatto cadere dall'alto in una vasca piena d'acqua: le gocce di metallo al contatto con l'acqua solidificavano formando i pallini. Negli [[anni 1980|anni ottanta]], esaurita la funzione per la quale era stata costruita, venne drasticamente ridimensionata in altezza.<ref name="torri"/><ref name="guidadidgenova"/><ref>[http://www.sanpierdarena.net/RETI%20%20Paolo%20via.htm La "torre dei ballin" su www.sanpierdarena.net]</ref><ref>[http://www.genovacards.com/genova/delegazioni/sampierdarena30.html Panorama da Coronata: al centro dell'immagine la "torre dei ballin"]</ref>
 
* [[Liceo classico]] e [[Liceo linguistico|linguistico]] Giuseppe Mazzini<ref>[http://www.liceomazzinigenova.gov.it/ Sito ufficiale del liceo Mazzini]</ref>, via P. Reti 25
* Liceo statale Piero Gobetti, via Spinola di San Pietro 1; già [[istituto magistrale]], ha sede nella [[villa Spinola di San Pietro]] ed ha quattro diverse specializzazioni: [[liceo linguistico]], [[liceo delle scienze umane]], [[liceo economico sociale]] e [[Liceo musicale e coreutico|liceo coreutico]].<ref>[http://www.gobetti.it/ Sito ufficiale del liceo Gobetti]</ref>
* Istituto Don Bosco, via C. Rolando 15; la principale scuola non statale di Sampierdarena offre oggi due corsi di studio: liceo scientifico e liceo scientifico ad indirizzo sportivo, volto a fornire una preparazione specifica a quanti intendano proseguire gli studi universitari nei corsi di laurea legati allo sport ed alle attività motorie. Accanto ai due licei si tengono corsi professionali per installatori e manutentori di impianti elettrici ed ascensori. Fino ai primi anni duemila il nome dell'Istituto Don Bosco era legato soprattutto ad un frequentato istituto tecnico industriale.<ref>{{collegamento interrotto|1=[http://donboscogenova.org/site/ Sito ufficiale dell'Istituto Don Bosco] |date=aprile 2018 |bot=InternetArchiveBot }}</ref>
 
== Infrastrutture e trasporti ==
* '''Viabilità moderna'''. A partire dalla seconda metà del [[XVIII secolo|Settecento]], con la costruzione della "strada Camblasia", ampliata negli [[anni 1820|anni venti dell'Ottocento]] e divenuta "strada reale" (oggi [[Strada statale 35 dei Giovi|strada provinciale 35 dei Giovi]]), Sampierdarena divenne un importante crocevia stradale. Oltre che dalla ex statale dei Giovi è attraversata anche dalla [[strada statale 1 Via Aurelia]] diretta verso ponente. Il collegamento verso il centro della città è assicurato dalle diverse strade urbane realizzate nella prima metà del [[XX secolo|Novecento]] e dalla [[Strada sopraelevata di Genova|strada sopraelevata]] che collega il casello autostradale e via Cantore con il centro della città e il quartiere della [[Foce (Genova)|Foce]].
 
:La viabilità della zona di San Benigno è interessata dagli interventi previsti nel nodo stradale e autostradale genovese, riguardanti il nuovo collegamento tra il casello autostradale e il porto e la sua connessione con la viabilità ordinaria, allo scopo di separare la viabilità ordinaria dai flussi di traffico diretti o provenienti dal porto.<ref>[http://www.comune.genova.it/articoli/potenziamento-san-benigno-firmato-l39accordo-del-pris] {{collegamento interrotto|1=[http://www.infrastrutture.regione.liguria.it/index.php?option=com_bandiegare&view=bandiegare&Itemid=1&id_gara=22] |date=aprile 2018 |bot=InternetArchiveBot }} [http://www.urbancenter.comune.genova.it/sites/default/files/archivio/allegati/TSN2/ALLEGATI/FOCUS%20GROUP/S.BENIGNO/Nodo%20di%20San%20Benigno.pdf] I progetti riguardanti il nodo stradale e autostradale genovese sui siti della Regione Liguria e del comune di Genova</ref>
 
=== Strade ===
* Lo scalo merci portuale chiamato "Genova Marittima Bacino"
* La parte sud dell'altro scalo merci asservito al porto genovese, scalo mai utilizzato a pieno, chiamato "Genova Campasso"
[[File:Genova Sampierdarena gallerie Coscia.JPG|thumb|Il cosiddetto "pozzo Coscia", ingresso a ponente delle dismesse gallerie ferroviarie che collegavano il polo industriale di Sampierdarena con il porto]]Fino agli anni trenta del Novecento il colle di San Benigno, che divideva Sampierdarena da Genova, era attraversato da sei [[Galleria (ingegneria)|gallerie]] ferroviarie. Nonostante lo sbancamento del colle, le gallerie, poste ad una quota molto bassa, sono tuttora esistenti e due di esse sono ancora in funzione: la galleria San Lazzaro alta, a ridosso di via di Francia, si trova sulla linea ferroviaria principale tra le stazioni di Sampierdarena e [[stazione di Genova Principe|Genova-Principe]]; la San Lazzaro bassa, con imbocco presso la fermata di via di Francia, passando sotto la stessa via di Francia sbuca in porto e raggiunge la stazione di Genova-Principe sotterranea. Nei pressi di San Benigno, sotto il grande edificio della "Nuova Darsena" è ancora visibile, ma in stato di degrado, il cosiddetto "pozzo Coscia" ossia l'imbocco a ponente delle gallerie "Assereto", "San Benigno" e "Sanità", non più utilizzate, che collegavano le aree industriali di Sampierdarena con il porto, e più a mare la "Romairone", interamente compresa nell'area portuale. Le imboccature di tutte queste gallerie consentono oggi di individuare la posizione dello scomparso colle di San Benigno.<ref>{{collegamento interrotto|1=[http://www.metrogenova.com/magazines/Alla%20ricerca%20dei%20Buchi%20perduti%20-%201.pdf "Alla ricerca dei "buchi" perduti - gallerie vecchie e nuove a Sampierdarena", su www.metrogenova.com] |date=aprile 2018 |bot=InternetArchiveBot }}</ref><ref>[http://www.miol.it/stagniweb/mappe/plan_gev.gif Planimetria degli impianti ferroviari nel porto di Genova]</ref>
 
=== Trasporti urbani ===
L'[[ospedale]] "Villa Scassi" di Sampierdarena è il terzo complesso ospedaliero genovese dopo il [[Ospedale San Martino|S. Martino]] e il [[Ente Ospedaliero Ospedali Galliera|Galliera]].
Fu costruito intorno al 1915 sui terreni del parco retrostante la villa Imperiale Scassi e sostituì il precedente presidio ospedaliero di villa Masnata.<ref name="sampnet"/>
Il complesso sanitario ospita il "Centro Grandi Ustionati", la principale struttura presente a Genova per la cura e il trattamento dei pazienti gravemente [[ustione|ustionati]].<ref>[http://www.asl3.liguria.it/azienda/dipartimenti/dipartimenti-sanitari-ospedalieri/dipartimento-emergenza-e-accettazione/item/95-struttura-complessa-grandi-ustionati.html?format=html Il "Centro Grandi Ustionati" dell'ospedale Villa Scassi sul sito della ASL3 ligure] {{webarchive|url=https://web.archive.org/web/20160305045442/http://www.asl3.liguria.it/azienda/dipartimenti/dipartimenti-sanitari-ospedalieri/dipartimento-emergenza-e-accettazione/item/95-struttura-complessa-grandi-ustionati.html?format=html |data=5 marzo 2016 }}</ref>
 
== Sport ==
Attualmente, la U.S.D. Sampierdarenese 1946 ha ereditato ''de facto'' la tradizione calcistica dell'antica Sampierdarenese.<ref>[http://www.sampierdarenese46.it/storia.asp Storia della U.S.D. Sampierdarenese 1946] {{webarchive|url=https://web.archive.org/web/20130619115501/http://www.sampierdarenese46.it/storia.asp |data=19 june 2013 }}</ref>
 
Le altre squadre di calcio del quartiere, che militano in vari campionati dilettantistici della Liguria, sono la U.S. Cella 1956<ref>[http://usdcella.altervista.org/index.php?page=storia.php Storia della U.S. Cella] {{webarchive|url=https://web.archive.org/web/20160305083122/http://usdcella.altervista.org/index.php?page=storia.php |data=5 marzo 2016 }}</ref>, la U.S. Don Bosco Genova<ref>[http://www.donboscocalcio.it/ Sito della U.S. Don Bosco]</ref>, fondata nel 1945 e la Sampierdarena 1911 S.R.L. S.D.<ref>[http://www.dilettantissimo.tv/index.php?option=com_wrapper&view=wrapper&Itemid=64 Scheda della squadra calcistica Sampierdarena 1911 S.R.L. S.D. su www.dilettantissimo.tv]</ref> Tutte, tranne la U.S. Don Bosco, disputano le partite casalinghe sul [[campo da calcio|campo sportivo]] Mauro Morgavi di Belvedere.
 
=== Nuoto e pallanuoto ===
L'ASD Crocera Stadium è una società di [[nuoto]] e [[pallanuoto]]. La squadra maggiore milita nel campionato italiano di [[Serie B (pallanuoto maschile)|Serie B di pallanuoto]]. Disputa le proprie gare casalinghe nella piscina Crocera in via Eridania 3.<ref>{{collegamento interrotto|1=[http://www.wpdworld.com/news/presentata-la-crocera-stadium-202-2013/ Info sull'ASD Crocera Stadium] |date=aprile 2018 |bot=InternetArchiveBot }}</ref>
 
== Note ==
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