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Dopo ''[[Massacro al Grande Canyon]]'' (1965), il suo primo western, nel 1966 diresse ''[[Django (film 1966)|Django]]'', interpretato dall'esordiente [[Franco Nero]] con quel suo tocco lugubre che lo contraddistinse in tutta la sua filmografia del genere, e - confermatosi come il regista più cinico e violento nel successivo ''[[Il grande silenzio (film 1968)|Il grande silenzio]]'' (1967, ma uscito quasi due anni dopo), che presenta il finale forse più cinico e disperato - tornò a girare con Franco Nero ''[[Il mercenario]]'' (1969) e il rivoluzionario ''[[Vamos a matar compañeros]]'' (1970). Tornato alla commedia, Corbucci ha firmato decine di film di successo, fra i quali ''[[Il bestione]]'' (1974), ''[[Di che segno sei?]]'' (1975), ''[[Mi faccio la barca]]'' (1980), ''[[Il conte Tacchia]]'' (1982), ''[[Rimini Rimini]]'' (1987) e alcuni gialli (''[[La mazzetta (film)|La mazzetta]]'', 1978; ''[[Giallo napoletano]]'', 1979; ''[[I giorni del commissario Ambrosio]]'', 1989).
 
È definito da [[Quentin Tarantino]] uno dei più grandi cineasti dello spaghetti western assieme a [[Sergio Leone]] e [[Sergio Sollima]]. Infatti Tarantino, al suo esordio dietro la macchina da presa nel 1992 con ''[[Le iene (film)|Le iene]]'', omaggiò un'intera sequenza del celebre film western ''Django'' ricostruendo tale scena (la spietata sequenza celebrata è quella in cui [[José Bodalo]] taglia l'orecchio al povero [[Gino Pernice]]); vent'anni dopo, Tarantino omaggia nuovamente la pellicola sopraccitata col suo film ''[[Django Unchained]]''.
 
Muore nel sonno nella sua casa romana per un arresto cardiaco, nel [[1990]]. Oggi riposa accanto ai fratelli nel [[Cimitero del Verano]] a [[Roma]].
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