Differenze tra le versioni di "Responsabilità civile"

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{{quote|Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.}}
 
La codificazione della responsabilità civile è avvenuta ''per clausole generali'', nel senso che a partire dagli [[anni 1960|anni '60]] l'approccio forense identificava l'ingiustizia del danno con la lesione di un [[diritto soggettivo]] assoluto: salute, onore, proprietà.<br />
Gli artt. 2044 e 2045 regolano la legittima difesa e lo stato di necessità, nel primo caso la responsabilità dell'agente è esclusa, nell'altro ridotta a un mero indennizzo.
Fu poi Pietro Schlesinger ad enunciare il principio di atipicità dell'illecito, aprendo la strada della tutela aquiliana anche ai diritti non assoluti.
 
Gli artt. 2044 e 2045 regolano la [[legittima difesa]] e lo stato di necessità, nel primo caso la responsabilità dell'agente è esclusa, nell'altro ridotta a un mero indennizzo.<br />
Si dice in proposito che il realizzarsi di tali due fattispecie trasforma la condotta da ''contra ius'' a ''secondum ius''.
 
Un'ulteriore importante deroga esclude la responsabilità di chi abbia compiuto il fatto dannoso in uno stato di incapacità di intendere e di volere; è però importante sapere che lo stato di incapacità non rileva in quanto tale, ma in relazione al fatto; ossia l'inabile è irresponsabile del proprio fatto in quanto la sua incapacità sia tale da non permettergli di comprendere il significato e le conseguenze del proprio agire (art. 2046).
 
Il nostro codice individua, poi, delle ipotesi di [[responsabilità oggettiva]] (artt. da 2048 a 2053), ossia casi in cui la responsabilità sussiste astrazion fatta da ogni rimproverabilità( quest'ultima è un'affermazione affrettata la resp. oggettiva sussiste in relazione a un mero collegamento tra il responsabile del fatto e la persona o la cosa che è stata causa di quel fatto illecito; forse non è rimproverabile il genitore del fanciullo violento, il padrone ditratto che lasci il proprio animale in condizione di nuocere ad altri ecc.ecc.) , o addirittura in conseguenza di un fatto altrui(es. responsabilità dei genitori, dei padroni o committenti)
 
Per quanto riguarda la quantificazione del danno, vigono i criteri individuati dall'art. 2056 c.c., il quale rinvia agli artt. 1223, 1226 e 1227 c.c.
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