Differenze tra le versioni di "Palazzo Montecitorio"

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Etichetta: Rollback
|distrutto =
|uso = Sede della [[Camera dei deputati]] della [[Repubblica Italiana]]
|architetto = [[Gian Lorenzo Bernini]],; [[Carlo Fontana]]; [[Ernesto Basile]]
|ingegnere =
|appaltatore = famiglia [[Boncompagni (famiglia)|Ludovisi]]
Si parla ancora della modesta altura sulla quale fu costruito il palazzo: c'è chi ritiene che in epoca romana vi si svolgessero le assemblee elettorali (da cui ''mons citatorius'') e chi pensa che il nome deriverebbe dal fatto che vi venivano scaricati i materiali di risulta della bonifica del vicino [[Campo Marzio]] (''mons acceptorius'').
 
Il Bernini, straordinario interprete del [[Architettura barocca|barocco]] romano, realizzò un edificio che, sia nella struttura sia nelle decorazioni, si adatta all'assetto urbanistico preesistente. L'unica testimonianza del progetto berniniano è rappresentata dal dipinto attribuito a [[Mattia de Rossi|Mattia de' Rossi]], allievo prediletto di Bernini (Roma, collezione Doria-Pamphili). La facciata del palazzo, costituita da una poligonale di cinque partiture che segue l'andamento curvo della strada prospiciente e gli elementi di pietra appena sbozzata, dai quali fuoriescono foglie e rametti spezzati, simulano un edificio costruito nella viva roccia.
 
I lavori subirono un brusco rallentamento nel 1654 a causa di una lite per ragioni diplomatiche, tra Innocenzo X e il Principe Niccolò Ludovisi (che aveva sposato la nipote del Papa, Costanza Pamphili). Alla morte del Ludovisi (1664) i lavori vennero definitivamente interrotti, per essere ripresi circa vent'anni dopo dall'architetto Carlo Fontana che convinse [[Innocenzo XII]] (famoso per il suo anti-[[nepotismo]]), a installarvi due importanti attività: il massimo organismo dell'amministrazione della giustizia: la Curia Pontificia (che rimase a lungo denominata ''Curia innocenziana'') e il dazio.<ref>[[Claudio Rendina]], ''I papi'', Roma, Ed. Newton Compton, 1990, p. 714.</ref> I proventi di tali attività sarebbero andati a beneficio dell'[[Complesso monumentale di San Michele a Ripa Grande|Ospizio Apostolico dei poveri invalidi, detto "Il San Michele"]]. Questa destinazione è ancor oggi ricordata da un bassorilievo con l'effigie del Salvatore e l'intestazione «''Hospitii apostolici pauperum invalidorum''», spostati sull'angolo destro della facciata dal cortile dove originariamente erano posti.
 
[[Image:1459RomaMontecitorio.jpg|thumb|La piazza con l'obelisco]]
[[File:Rear facade, Palazzo Montecitorio.jpg|thumb|left|La facciata verso piazza del Parlamento]]
 
Con il [[Risorgimento]], Palazzo Montecitorio fu espropriato dal [[Regno d'Italia (1861-1946)|Regno d'Italia]] e destinato a ospitare la [[Camera dei deputati]] (vennero scartati nella scelta [[Palazzo Venezia]] e il [[Campidoglio]]).
Le modifiche necessarie alle nuove mansioni del palazzo vennero compiute rapidamente, il compito di edificare l'aula dell'assemblea fu affidato a un poco noto ingegnere dei lavori pubblici, [[Paolo Comotto]], che costruì nel cortile una sala semicircolare a gradinate su un'intelaiatura di ferro interamente ricoperta di legno, inaugurata il 27 novembre [[1871]]. La nuova aula si dimostrò tuttavia inadeguata, dotata di una pessima acustica, freddissima d'inverno e troppo calda d'estate. Inoltre, a causa di copiose infiltrazioni d'acqua, fu dichiarata pericolante e chiusa nel [[1900]]. Nel frattempo, fallito un tentativo di costruire un nuovo palazzo del Parlamento in [[Via Nazionale (Roma)|Via Nazionale]] venne costruita una nuova aula provvisoria in via della Missione, e solo nel [[1918]] fu inaugurata la sede definitiva nel Palazzo Montecitorio.
[[File:Giuramento_Mattarella_Montecitorio.jpg|thumb|L'aula progettata da [[Ernesto Basile]]]]
Sotto il velario in vetro colorato di Beltrami fu posto un fregio pittorico, che circonda l'aula in alto: l'autore era [[Giulio Aristide Sartorio|Aristide Sartorio]] e il fregio era dedicato alla storia del popolo italiano<ref>Esso decora tutta in circolo la parte alta dell'aula e reca figure di uomini e donne anche nudi, con cavalli; fu eseguito con una tale fretta da richiedere l'uso di una specie di proiettore. Sartorio disegnò i volti sulla base di diapositive che ritraevano i malati di mente del Policlinico: M. Pacelli, ''Interno Montecitorio, Storie sconosciute'', Franco Angeli, 2006.</ref>.
 
Con Basile collaborarono anche altri ingegneri, tra i quali [[Gioacchino Luigi Mellucci]] , Giuseppe Mannajuolo, [[Leonardo Bistolfi|e due artisti, [[Leonardo Bistolfi]] e [[Domenico Trentacoste]], autori dei gruppi marmorei e della facciata posteriore.
 
Il pannello bronzeo dell'Aula, posto alle spalle dello scranno del Presidente è intitolato: "La glorificazione della dinastia sabauda", è opera del torinese [[Davide Calandra]] ed è stato fuso a [[Pistoia]]<ref>[{{Cita web |url = http://ricerca.gelocal.it/iltirreno/archivio/iltirreno/1999/04/30/LF204.html ''|titolo = Quel bronzo a Montecitorio è un pezzo di storia pistoiese''], ''|pubblicazione = [[Il Tirreno]]'', |data = 30 aprile 1999.}}</ref>.
 
A Basile si deve anche il grande salone detto "Transatlantico", lungo e imponente, posto sul diametro dell'emiciclo e centro informale<ref>[[Miriam Mafai]], ''Come sostenere le donne in Italia'' (in: S. Bianchi, a cura di, ''Emily. Come eleggere più donne'', Reset, Roma, 1999, p. 105) fa notare in proposito: «Gli uomini si trattengono volentieri a Montecitorio, anche a di là del necessario orario di lavoro perché ci si trovano bene come in un [[club]], perché non hanno altro da fare e il Transatlantico diventa il loro punto di incontro dove fumano, si scambiano informazioni ed esperienze [...], che servono a stabilire solidarietà di gruppo più o meno strette fino a vere e proprie cordate che poi verranno messe alla prova e giocate, fino ai tavoli della contrattazione. Non si tratta solo e sempre di affinità politiche. C’è una grande trasversalità nello scambio di queste esperienze e nella costituzione di queste cordate».</ref> della vita politica italiana, caratterizzato da un pavimento in marmo siciliano, che deve la curiosa denominazione all'arredo tipico delle grandi navi d'inizio Novecento.
 
== Descrizione ==
La rimanente parte del patrimonio artistico, rappresentata soprattutto da opere d'arte moderna e contemporanea, è stata direttamente acquisita in proprietà dalla Camera a partire dagli [[Anni 1930|anni trenta]]. Una piccola parte del patrimonio artistico è inoltre rappresentata da donazioni fatte sia dagli artisti sia dagli eredi.
Nel corso della XIII legislatura, si è deciso di procedere alla restituzione, alle varie Soprintendenze proprietarie, di un buon numero di opere collocate temporaneamente alla Camera dei deputati per favorire la ricostituzione del patrimonio museale di tali istituzioni. Tra le opere più famose restituite figurano<ref>[http://www.camera.it/amministrazione/316/323/6553/documentotesto.asp Patrimonio artistico di Palazzo Montecitorio sul sito della Camera dei deputati.] {{webarchive|url=https://web.archive.org/web/20081229073102/http://www.camera.it/amministrazione/316/323/6553/documentotesto.asp |data=29 dicembre 2008 }}</ref>:
* ''La via del Calvario'', [[Mattia Preti]];
* ''Ulisse e Nausicaa'', [[Michele Desubleo]] ;
* ''Le quattro stagioni'', [[Guido Reni]];
* ''Fiori e cacciagione'', [[Giuseppe Recco]];
* ''Venere dormiente'', [[Luca Giordano]];
 
Il palazzo ospita comunque diverse opere d'arte di grande valore, raccolte in buona parte per abbellire l'edificio dopo i lavori di ampliamento del [[1918]], tra le tante è presente nella nuova Aula dei Gruppi Parlamentari anche l'opera "''Orme di Leggi"''", di [[Maria Lai]].
* ''La via del Calvario'', [[Mattia Preti]]
* ''Ulisse e Nausicaa'', [[Michele Desubleo]]
* ''Le quattro stagioni'', [[Guido Reni]]
* ''Fiori e cacciagione'', [[Giuseppe Recco]]
* ''Venere dormiente'', [[Luca Giordano]]
 
Il palazzo ospita comunque diverse opere d'arte di grande valore, raccolte in buona parte per abbellire l'edificio dopo i lavori di ampliamento del [[1918]], tra le tante è presente nella nuova Aula dei Gruppi Parlamentari anche l'opera "Orme di Leggi"'', di [[Maria Lai]].
 
== Note ==
 
== Bibliografia ==
* {{Cita pubblicazione |titolo = Il Palazzo del Parlamento d'Italia |autore = |rivista = Rivista mensile del Touring Club Italiano |anno = 1913 |pp = 191-196 |url = http://repository.digitouring.it/tciir/testi/reader/IT-MI0332_TCI-BR0000019#page/278/mode/2up |urlmorto = sì}}
* {{Cita pubblicazione
|titolo = Il Palazzo del Parlamento d'Italia
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|rivista = Rivista mensile del Touring Club Italiano
|anno = 1913
|pp = 191-196
|url = http://repository.digitouring.it/tciir/testi/reader/IT-MI0332_TCI-BR0000019#page/278/mode/2up
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}}
 
== Voci correlate ==
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