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L'ultimatum dell'[[Impero austriaco|Austria]] consegnato a [[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]] il pomeriggio del 23 aprile [[1859]] portò ad una brusca interruzione delle trattative che sfociò nella guerra. Tuttavia l'esercito austriaco non si mosse. Il 27 aprile, all'aprirsi delle ostilità, la 2ª Armata si trovava concentrata con i suoi 5 corpi sul basso [[Ticino (fiume)|Ticino]], fra [[Bereguardo]] e [[Pavia]], e a fronteggiarla non si trovavano che 6 divisioni piemontesi, con il grosso delle truppe fra [[Alessandria]] e [[Valenza (Italia)|Valenza]], sulla sponda destra del Po<ref>Cioè la sponda sud, dato che il Po scorre da ovest a est.</ref><ref>{{Cita|Pieri|p. 591}}</ref>.
 
Sebbene in posizione così favorevole, la maggior parte degli austriaci non entrò in Piemonte che il 30 aprile. Il maresciallo Gyulai pensava infatti che il miglior modo per condurre la guerra fosse quello di attendere gli altri corpi d'armata previsti (2 in arrivo più altri 2) e solo allora prendere l'offensiva. SoloL’avanzata su Torino cominciò solo la mattina del 7 maggio la marcia su Torino ebbe inizio. Essa fu condotta dal 7º Corpo d'armata che avanzò verso ovest, oltre la [[Sesia]], dopo aver occupato [[Vercelli]]. L'esercito piemontese rimase invece sulle sue posizioni a sud-est dell'avanguardia austriaca, mentre il 3º e il 4º corpo francesi erano in movimento verso Alessandria per unirsi alle forze sabaude<ref>{{Cita|Pieri|pp. 591-593}}</ref>.
 
Le truppe di [[Napoleone III di Francia|Napoleone III]] arrivavano in [[Piemonte]] o attraversando il [[Colle del Moncenisio|passo del Moncenisio]] a piedi fino a [[Susa (Italia)|Susa]] dove la ferrovia le trasportava a Torino e da lì ad Alessandria, oppure arrivavano via mare imbarcandosi soprattutto a [[Marsiglia]] e sbarcando a Genova<ref>{{Cita|Scardigli|p. 265}}</ref>.