Differenze tra le versioni di "Seconda guerra di mafia"

m
Il conflitto è scaturito da una forte instabilità interna all'organizzazione mafiosa, scossa dai nuovi grossissimi interessi del traffico internazionale di eroina e delle nuove ambizioni della sanguinaria fazione dei corleonesi capeggiata da Riina, Provenzano e Bagarella. Alle vittime interne (membri dell'organizzazione mafiosa, oppure parenti, fiancheggiatori e complici) si aggiunsero anche vittime esterne: magistrati, giornalisti, politici etc. I corleonesi nel 1978 espulsero dalla Commissione Gateano Badalamenti (1923 - 2004) "don Tano", accusandolo di essersi arricchito con la droga in maniera scorretta nei confronti degli altri boss. Al posto di Badalamenti, nella Commissione di Cosa Nostra arrivò un altro alleato di Riina, ovvero Michele Greco, boss di Ciaculli, detto il papa. Infine, ci fu l’omicidio di Pippo Calderone, boss di Catania vicino a Stefano Bontate. Con la morte di Calderone, la città etnea passava nelle mani di Nitto Santapaola, altro alleato dei corleonesi. Tommaso Buscetta nel 1980 uscì dal carcere in cui era stato rinchiuso in America Latina e trascorse alcuni mesi a Palermo. Fu, forse, l’unico a comprendere ciò che stava per accadere. Avvertì Inzerillo e Bontate dell’imminente faida ma questi, concentrati solo ed esclusivamente al business della droga, non vollero ascoltarlo e, anzi, gli chiesero di rimanere a Palermo. Il boss non volle ascoltarli e preferì tornare all’estero, nello specifico in Brasile.
 
* [[10 gennaio]] [[1974]]: omicidio del maresciallo Sorino, fu ucciso a San Lorenzo. Tommaso Buscetta ha rivelato che Filippo Giacalone, capo di quella famiglia ed accusato del delitto, aveva riferito a Stefano Bontate, essendo entrambi in stato di detenzione, di essere completamente estraneo al crimine e che, una volta rimesso in libertà, avrebbe accertato chi ne era l' autore. Poi, durante la permanenza a Palermo nel 1980, Stefano Bontate gli aveva detto di aver appreso da Filippo Giacalone che esecutore materiale del delitto era stato Leoluca Bagarella su mandato dei Corleonesi; ciò, secondo il Bontate, era un altro dei gravissimi affronti fatti dai corleonesi e l' uccisione del Sorino, compiuta nel territorio del Giacalone, aveva lo scopo di mettere in difficoltà quest' ultimo con l' Autorità Giudiziaria in modo da renderne possibile la sostituzione. Trattasi della solita, collaudata tattica dei corleonesi per consentire di eliminare un personaggio che essendo troppo vicino a Stefano Bontate e controllando una parte strategica della Piana dei Colli, impediva il pieno dominio della zona ai corleonesi ed ai loro alleati. Ed è un fatto che, nel 1981, Filippo Giacalone è scomparso anche seise i suoi familiari sostengono inattendibilmente di sentirlo telefonicamente, ogni tanto.
* [[5 aprile]] [[1976]]: omicidio di Salvatore Buscemi e tentato omicidio di Giuseppe Buscemi.
* [[20 agosto]] [[1977]]: Duplice omicidio di Giuseppe Russo (Cosenza, 6 gennaio 1928 – Ficuzza, 20 agosto 1977) ufficiale dei carabinieri, insignito di medaglia d'oro al valor civile alla memoria e Filippo Costa, insegnante. L'omicidio avvenne a Ficuzza, frazione di Corleone, dove il colonnello stava trascorrendo le vacanze, e stava passeggiando con l'insegnante Filippo Costa, pure lui ucciso insieme a Russo per non lasciare testimoni dell'omicidio. L'omicidio di Russo provocava un'ulteriore gravissimo attrito fra Bontade e Badalamenti da un lato e i corleonesi dall' altro. L' omicidio, del quale anche Di Cristina ha indicato quali ispiratori i corleonesi, veniva eseguito da un "comando" del quale faceva parte anche Pino Greco "scarpazzeda"; nel commentare il fatto, Stefano Bontade faceva notare, in seguito, al Buscetta la falsità del comportamento di Michele Greco, il quale gli aveva detto di non sapere nulla circa mandanti ed esecutori dell' omicidio, mentre il suo uomo d' onore più "valoroso" (e cioè il suo killer più spietato) era stato uno degli autori del vile assassinio. "Anche da tale episodio, dunque, emerge come i corleonei e i loro alleati, perseguendo un piano diabolico, compivano al momento giusto delle azioni che - a parte la loro barbara ferocia - sono senz' altro dimostrazioni di una lucida strategia criminale. Nel caso di specie, con l' omicidio del colonnello Russo, essi ottenevano ad un tempo, l' eliminazione di un abile investigatore e di un implacabile nemico della mafia, il disorientamento nelle forze di polizia ed il progressivo isolamento e perdita di prestigio di personaggi come Bontade e Badalamenti, i soli che potevano opporsi ai piani dei corleonesi stessi di egemonizzazione di "cosa nostra". "Si comincia a notare, inoltre, come le strutture di tale organizzazione, pur formalmente intatte, si avviavano ad essere utilizzate per coprire un audacissimo piano, del tutto riuscito, diretto a trasformare "cosa nostra" in una pericolosissima organizzazione criminale, maggiormente in sintonia con i tempi e con le mutate esigenze dei traffici illeciti. In questo quadro, Stefano Bontade e Gaetano Badalamenti erano un ostacolo da rimuovere, il primo perché legato ad una visione di "cosa nostra" ormai disarmonica rispetto alle esigente dei traffici; il secondo perché ritenuto dai corleonesi privo delle capacità intellettuali per poter gestire una realtà tanto complessa. Gli eventi successivi dimostrano in modo impressionante la fondatezza delle parole del Buscetta. Ed infatti, alla fine del 1977 - primi del 1978, avvengono sostanziali modifiche della Commissione tali da renderla ancora più docili ai voleri dei corleonesi. Per il suo assassinio erano stati inizialmente condannati come mandante Rosario Cascio e come esecutori i pastori Rosario Mulè, Salvatore Bonello e Casimiro Russo, ma nel 1997 sono stati assolti. In verità, si seppe in seguito, i mandanti del delitto furono Totò Riina e Bernardo Provenzano, mentre il commando che assassinò il colonnello Russo era formato da Leoluca Bagarella, Pino Greco, Giovanni Brusca e Vincenzo Puccio.
6 291

contributi