Differenze tra le versioni di "Affidamento condiviso (ordinamento italiano)"

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La senatrice Blundo (M5S) ha presentato in data 2 febbraio 2015 un disegno di legge<ref>[http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/925750/index.html senato.it - Legislatura 17ª - Disegno di legge n. 1756<!-- Titolo generato automaticamente -->]</ref> in cui è prevista un'applicazione rigorosa del principio di "bigenitorialità".
 
I Senatori Divina e Floris tramite DDL 1163, comunicato alla presidenza il 4 dicembre 2013 hanno inteso adeguarsi all'approccio dei Paesi più evoluti distinguendo tra affido legalmente o formalmente condiviso (quello oggi prevalente in Italia) e affido materialmente condiviso (o shared custody), definito internazionalmente come quella forma di affido in cui il range di frequentazione dei due genitori è incluso tra il 33 e il 66% (in pratica il figlio pernotta tra 10 e 20 notti al mese con ciascuno dei genitori) e introdotto in Italia dallo studioso Vittorio Vezzetti a partire dal 2011. Un'analisi comparativa retrospettiva ha infatti permesso di osservare che in nessun Paese del mondo l'applicazione dell'affido legalmente condiviso ha comportato automaticamente un maggior coinvolgimento del genitore "less involved" e sono sempre state necessarie ulteriori modifiche per incrementare i tempi di coabitazione e cura presso il genitore "less involved". In pratica, come chiaramente illustrato presso il Parlamento Europeo prima e presso l'ONU (OHCHR)<ref>V. Vezzetti, ''Contribution in the meeting “Digital media and Children's rights”'', Palais des Nations - Genève.</ref> poi dal pediatra Vittorio Vezzetti nella prima analisi comparativa dell'affido condiviso in 15 nazioni europee, l'Italia sta ripercorrendo la stessa strada e con gli stessi errori di Svezia (affido legalmente condiviso nel 1989, poi rivisto nel 1998 per i motivi di cui sopra), Francia (affido legalmente condiviso nel 1995, rivisto poi più volte), Paesi Bassi (affido legalmente condiviso nel 1997, poi rivisto due volte in seguito) e Belgio (autorità parentale congiunta nel 1995, poi rivista in un senso più sostanziale nel 2006). Il disegno di legge prevede, come in Belgio, la prima opzione dell'affido paritetico e, in seconda battuta, per evitare le criticità mostrate sul campo dal modello belga, una sorta di "paracadute" al 33% del tempo per il genitore "less involved". In Australia la semplice introduzione del limite minimo di 10 notti al mese presso il genitore "less involved" (presumption of shared custody) senza opzioni per l'affido paritetico ha comunque avuto l'effetto collaterale di portare in pochi anni quest'ultimo al 17%. Tale approccio ha ricevuto l'endorsement dell'International Council on Shared Parenting, che nel luglio 2014 a Bonn ha concluso che l'interesse del minore standard è ben rappresentato da provvedimenti che consentano al minore di frequentare per almeno un terzo (e fino a metà, laddove le circostanze lo consentano) del tempo il genitore meno coinvolto. Introduce inoltre i ''parental plans'' da redigere a cura dei genitori (al fine di evitare il fenomeno dei provvedimenti fotocopia) e cerca di incentivare la conciliazione e la mediazione attraverso percorsi privilegiati per chi vi si affida. Strada analoga - e cioè l'adeguamento dell'ordinamento italiano alle migliori esperienze estere col preciso intento di rompere un isolazionismo culturale ultradecennale perpetuato dalla legge 54/06 - percorre il pdl 2507 (primo firmatario l'on. Mario Sberna). Esso contempla, inoltre, la definizione dei criteri per l'accesso al ruolo di mediatore familiare (altro problema italiano) e cerca di introdurre il concetto di miglior interesse standard del minore con una definizione sulla base della miglior letteratura scientifica. Alcuni punti del progetto sono stati presentati con successo al convegno internazionale di Bonn organizzato nel luglio 2014 dall'International Council on Shared Parenting. Il fine ultimo è quello di colmare una storica frattura di origine cartesiana tra Saperi dell'Uomo (tra cui anche il Diritto) e Saperi della Natura (tra cui molte scienze), che impedisce l'ingresso di studi e ricerche all'interno delle aule dei tribunali.<ref>Cfr. V. Vezzetti, ''Nel nome dei figli'', Buccino Salerno, BookSprint edizioni, 2010, ISBN 978-88-6595-041-8; nelnomedeifigli.it</ref> In questa direzione va anche l'interrogazione a risposta orale 3/01144 del 6 novembre 2014 (on. Binetti) che chiede ai Ministri competenti ragione della discrepanza tra risultanze degli studi scientifici e prassi giudiziarie. Si ricordi poi che dal dicembre 2014, seguendo la traccia indicata da Vittorio Vezzetti e Simone Pillon, il Tribunale di Perugia ha, primo in Italia, approvato un protocollo che prevede come prima e desiderabile opzione, la proposizione di un parental plan con tempi di frequentazione e cura del minore equipollenti tra padre e madre. Il protocollo di Perugia ha preceduto di quasi un anno la risoluzione del Consiglio d'Europa del 2 ottobre 2015 che, con 46 voti a favore (Italia inclusa) e due sole astensioni (dei rappresentanti della Repubblica Ceca) ha approvato una mozione che invita tutti gli Stati membri (48) a promuovere un affido materialmente condiviso a tempi equipollenti tra padre e madre, anche in caso di prole con bambini molto piccoli e ad adottare l'impiego sistematico di piani genitoriali molto dettagliati. La risoluzione 2079, fondata sul documento 13870 sulle risultanze della letteratura scientifica accreditata (i 75 studi pubblicati su riviste internazionali "peer in review" tra il 1977 e il 2014), è stata oggetto di svariate interrogazioni parlamentari al [[Ministero della salute|Ministro della Salute]]<ref>{{Cita web|url=http://www.figlipersempre.com/res/site39917/res694962_turco-salute.pdf|titolo=INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/06675}}</ref> e al [[Ministero della giustizia|Ministro della Giustizia]] <ref>{{Cita web|url=http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5/06605&ramo=CAMERA&leg=17|titolo=5/06605 : CAMERA - ITER ATTO|sito=aic.camera.it|accesso=3 dicembre 2016}}</ref>.
 
La normativa dell'affidamento condiviso, nel caso di figli naturali riconosciuti da entrambi i genitori, sembra applicabile solo a seguito di esplicita domanda da parte dei genitori all'attenzione del giudice (competente in Italia sino alla fine del 2012 era il Tribunale per i minorenni anziché il Tribunale ordinario) riguardo l'affidamento stesso e l'esercizio della potestà, altrimenti quest'ultima rimane al genitore convivente.<ref>Maria Cristina Rizzi, ''L'affido condiviso ed il mantenimento dei figli nel nuovo processo di separazione e divorzio'', link cit.</ref>
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