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Esaurite le formalità burocratiche viene inaugurata la ''Deutsche Emaillewarenfabrik'' (DEF), dove quotidianamente più di mille lavoratori ebrei, molti salvati dalla deportazione nei [[Campo di sterminio|campi di concentramento]] dallo stesso Stern (tra i quali insegnanti, intellettuali o scrittori, ritenuti "non necessari" dalle autorità [[Nazismo|naziste]]), si recano a lavorare godendo di una posizione privilegiata rispetto alla maggioranza della popolazione ebraica, costretta a vivere in condizioni estremamente difficili all'interno del [[Ghetto di Cracovia|ghetto]], mentre l'imprenditore inizia ad accumulare grandi quantità di denaro, grazie anche all'apertura del [[Operazione Barbarossa|nuovo fronte]] a [[est]].
 
La vita sembra essere avviata ad una sorta di stabilità, nonostante maltrattamenti ed esecuzioni sommarie da parte delle SS, fin quando giunge in città l'''[[untersturmführer]]'' [[Amon Goeth]], con l'incarico di avviare la costruzione del nuovo [[campo di concentramento di Kraków-Płaszów]], nel quadro dell'[[Operazione Reinhard]] e di liquidare l'eccedenza di persone ammassate nel ghetto di Cracovia. Schindler a cavallo, osserva da lontano le crudeltà che i nazisti stanno facendo e ne rimane scioccato. Costretto infine non soltanto ad assistere impotente al massacro che si svolge sotto i suoi occhi, ma anche a subire l'arresto della sua attività, non potendo più utilizzare la [[manodopera]] che gli era stata concessa fino a quel momento.
 
Temendo per la fine dei propri affari e del proprio arricchimento, ma anche preoccupato per la sorte delle persone a cui ha cominciato ad affezionarsi, l'imprenditore modifica la produzione della fabbrica, convertendola da civile a militare, iniziando a produrre armamenti quali [[Munizione|munizioni]] e [[Granata (arma)|granate]], traendo beneficio dalla benevolenza, ben ricambiata, del comandante del campo e continuando in questo modo ad avere il sostegno delle SS e la loro protezione, ed allo stesso tempo reclutando ulteriore personale ebraico, tra i quali i figli degli internati, per preservarli dalle deportazioni.
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