Urbanistica in Italia: differenze tra le versioni

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Il [[secondo dopoguerra]] in Italia è contraddistinto dal [[boom edilizio]], che con le sue aberrazioni e la [[speculazione edilizia]], generò, anche se in ritardo e insufficientemente, la cultura della salvaguardia dei centri storici e del territorio, con lo sviluppo di una legislazione di tutela.
 
== La normativa ==
==Normativa italiana==
La normativa urbanistica italiana è caratterizzata, a partire dal 1942, da un sovrapporsi di norme non sempre di carattere esclusivamente urbanistico, che hanno modificato ma non hanno sostituito quelle precedenti, creando un '''corpus''' che non è mai giunto a costituire un testo unico. Inoltre è stato costante fin dagli anni sessanta il dibattito sulla necessità di una "riforma urbanistica", mai varata dal Parlamento.
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===Evoluzione===
La normativa urbanistica italiana è caratterizzata, a partire dal 1942, da un sovrapporsi di norme non sempre di carattere esclusivamente urbanistico, che hanno modificato ma non hanno sostituito quelle precedenti, creando un '''corpus''' che non è mai giunto a costituire un testo unico. Inoltre è stato costante fin dagli anni sessanta il dibattito sulla necessità di una "riforma urbanistica", mai varata dal Parlamento.
Le tappe principali di tale evoluzione sono state:
 
* legge 17 agosto 1942, n. 1150: (cosiddettaemanata "legge urbanistica") emanatadurante inla tempo[[seconda diguerrs guerramondiale]], contiene norme per l'epoca molto innovative tese a ottemperare l'interesse sociale con quello individuale. Prescrive la pianificazione a vari livelli, normandone le modalità di approvazione; limita l'attività edificatoria per i comuni privi di strumento urbanistico; prevede la facoltà di espropriazione pubblica delle zone di espansione (mai attuata); introduce la licenza edilizia per tutti gli interventi dei privati all'interno dei centri abitati;
* legge 6 agosto 1967, n. 765 ("legge ponte");
 
* decreto interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, stabilisce gli [[Standard (urbanistica)|Standard]] urbanistici relativi a scuole, attrezzature, spazi a verde pubblico e parcheggi;
* [[legge 6 agosto 1967, n. 765 ("legge ponte")]];
* [[decreto interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444,]]: stabilisce gli [[Standard (urbanistica)|Standard]] urbanistici relativi a scuole, attrezzature, spazi a verde pubblico e parcheggi;
* legge 19 novembre 1968, n. 1187, "Modifiche ed integrazioni alla legge urbanistica 17 agosto 1942, n.1150";
* legge 28 gennaio 1977, n. 10, "Norme per la edificabilità dei suoli.";
* [[legge 8 agosto 1985, n. 431 ("[[legge Galasso]]") che ha introdotto l'obbligo deidella redazione di piani paesaggistici, disatteso per diversi decenni;.
 
===Piani Gli strumenti urbanistici in Italia===
===La riforma costituzionale===
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===Piani urbanistici in Italia===
{{Vedi anche|Strumenti urbanistici}}
In [[Italia]] esistono diversi [[piani urbanistici]].
{{citazione necessaria|Esistono due diverse modalità di intervento urbanistico, corrispondenti a due grandi filoni di pensiero, il primo attraverso piani che vanno ad influire sulla struttura del territorio, il secondo che predilige politiche a respiro più ampio, atte a modificare principalmente i comportamenti degli attori che agiscono sul territorio, modificandolo o vivendolo.}} In questo secondo filone si inseriscono in positivo le esperienze di [[urbanistica partecipata]], in negativo però ciò ha comportato piani che vengono aggiornati sulla base di istanze progettuali specifiche ed innumerevoli pratiche di variante, che spesso non seguono un disegno logico unitario e coordinato. L'unione tra questi filoni si potrebbe esprimere oggi, con prospettiva positiva, attraverso [[progetto integrato|progetti integrati]], oppure, con prospettiva negativa, attraverso progetti parziali.
 
===FigureLe figure professionali===
{{Vedi anche|Urbanista}}
Storicamente, la principale competenza in materia di urbanistica è attribuita all'[[architetto]] o all'[[ingegnere]]. Nella seconda metà del 1900, in molti paesi europei e in più di cento università di paesi differenti, si insegna l'urbanistica come disciplina autonoma e indipendente. Anche in Italia sono nati nuovi corsi di studi specifici in urbanistica, in seguito ai quali è stata riconosciuta la nuova figura professionale dell'[[urbanista]] o [[pianificatore]], figura fin ad allora sempre coperta esclusivamente dall'ingegnere o dall'architetto <ref>[http://www.urbanisti.it/professione Professione<!-- Titolo generato automaticamente -->]</ref>.
*procedure di gestione e di valutazione di atti di pianificazione territoriale e relativi programmi complessi.''</ref>. Per inserire tale nuova figura, il D.P.R. ha innovato la composizione del vecchio ordine degli architetti<ref>Diventato [[Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori|Ordine professionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori]]</ref> ed ha prefigurato un quadro normativo innovativo<ref>[http://www.giustizia.it/cassazione/leggi/dpr328_01.html D.P.R. 328/2001 ]</ref>, ma incompleto, in quanto non è mai stato emanato il regolamento attuativo e resta in parte da coordinare con il quadro normativo europeo. Si è così creata una situazione di conflitto, con i vari ordini professionali tesi ad affermare ed estendere le competenze dei propri iscritti ed una situazione di confusione tra le varie sezioni dell'ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori.
 
La [[giurisprudenza]] italiana si è costantemente espressa, da molti decenni, riconoscendo la competenza delle professionalità dell'urbanista e pianificatore, quali esclusive di [[architetti]], [[Ingegneria civile|ingegneri civili]] e [[Ingegneria edile|ingegneri edili]]; solo negli anni '90 ha riconosciuto la figura specifica del [[pianificatore territoriale]]. Inoltre, limitatamente all'ambito specifico inerente al paesaggio ambientale e naturale, ha riconosciuto competenze anche ad [[Architettura del paesaggio|architetti del paesaggio]] e [[Conservatore dei beni architettonici ambientali|conservatori]], [[Ingegneria per l'ambiente e il territorio|ingegneri ambientali]], agronomi e dottori forestali<ref>Cass. I, 4/05/1994, n. 4330; Cassazione II, 22/10/1997, n. 10365; Cassazione II 9/05/2000, n. 5 873; TAR Puglia II, 21/06/1995, n. 522; TAR Bologna II, 18/02/1995</ref>.
 
== Note ==
Utente anonimo