Differenze tra le versioni di "Pelecanus"

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Il pellicano è divenuto pertanto il simbolo dell'abnegazione con cui si amano i figli. Per questa ragione l'iconografia cristiana ne ha fatto l'allegoria del supremo sacrificio di Cristo, salito sulla Croce e trafitto al costato da cui sgorgarono il sangue e l'acqua, fonte di vita per gli uomini. Il pellicano è una figura rappresentativa anche in altre culture, infatti i musulmani considerano lo stesso un uccello sacro poiché, come narra una loro leggenda, allorché i costruttori della [[Kaʿba]] dovettero interrompere i lavori per mancanza d'acqua, stormi di pellicani avrebbero trasportato nelle loro borse naturali l'acqua occorrente a consentire il completamento dell'importante costruzione sacra.
{{citazione|Ridotti a volte come privi di vita, i loro genitori li guariscono con il loro sangue|[[Brunetto Latini]], da ''Li Livres dou Tresor'', L, I, CLXIII|''Parfois pasmés aussi comme sans vie, et si pairons les guarissent de leur sanc''|lingua=fr}}
Antiche leggende raccontano che i suoi piccoli vengono al mondo talmente deboli da sembrare morti, o che la madre, tornando al nido, li trovi uccisi dal serpente o dalla [[nitticora]], suo rivale. Il Fisiologo nel suo inventario (Physiologus, II-IV sec.?) dice che il pellicano ama moltissimo i suoi figli: «quando ha generato i piccoli, questi, non appena sono un po' cresciuti, colpiscono il volto dei genitori; i genitori allora li picchiano e li uccidono. In seguito però ne provano compassione, e per tre giorni piangono i figli che hanno ucciso. Il terzo giorno, la madre si percuote il fianco e il suo sangue, effondendosi sui corpi morti dei piccoli, li risuscita».
 
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