Apri il menu principale

Modifiche

Enrico III era un uomo di contrasti e dalle molte sfaccettature: quella di uomo fiero, distinto e solenne ma anche quella di uomo stravagante, amante del divertimento e del piacere. La sua personalità fu complessa: sotto un'apparente dolcezza nascondeva un animo spesso nervoso che lo portava talvolta ad avere violenti accessi di collera.
[[File:Anjou 1570louvre.jpg|thumb|left|Enrico d'Angiò, ritratto da [[François Clouet]] ([[1570]] circa).]]
Enrico possedeva soprattutto la grazia e la maestà di un re. Sempre alla ricerca dell'eleganza, curava molto il suo aspetto. Amante della moda (in particolare di orecchini e profumi), fu il primo ad indossare una figura lugubre come quella del teschio, seppure su dei bottoni, sul farsetto e sui nastri delle scarpe, come fece per la morte della sua amante [[Maria di Clèves (1553-1574)|Maria di Clèves]].<ref>{{Cita|Cloulas, 1980|p. 341.}}</ref> Persona molto dolce, detestava la violenza e cercava di evitare le battaglie. Inoltre non amava l'attività fisica pur essendo uno dei migliori spadaccini del regno. Il suo disgusto per la caccia e per la guerra, privilegi della nobiltà del tempo, come il suo gusto per la pulizia e l'igiene, gli valsero aspre critiche da parte dei suoi contemporanei, molti dei quali lo considerano un uomo dal comportamento effeminato. Educato in un ambiente umanistico, il re incoraggiava il mondo letterario, sostenendo finanziariamente scrittori ([[Michel de Montaigne|Montaigne]], [[Jacques du Perron|Du Perron]]) e si dedicava alla filosofia.
 
Enrico III era un re più adatto a discutere con i suoi ministri piuttosto che a guerreggiare sui campi di battaglia. Questo non gli impedì di partecipare a diverse campagne militari come quella contro il [[Luigi I di Borbone-Condé|principe di Condé]] a [[Jarnac]]. Era un uomo molto intelligente, che mostrò in generale clemenza nei confronti dei suoi oppositori e delle città ribelli, ricercando sempre soluzioni diplomatiche.