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Nonostante la rinuncia alle idee più radicali, Cowell rimase comunque una figura di primo piano (insieme con Harrison e McPhee) dell'incorporazione nella musica occidentale di quella non occidentale, come in ''Ongaku'' ([[1957]], di ispirazione giapponese), in ''Madras'' ([[1956]]-[[1958]], che fu eseguita nella [[Chennai|città omonima]]), e in ''Homage to Iran'' ([[1959]]). Le sue canzoni inclusero ''Music I Heard'' (su una poesia di [[Conrad Aiken]], [[1961]]) e ''Firelight and Lamp'' (su una poesia di Gene Baro, [[1962]]).
 
Malgrado la rottura con Ives, Cowell, in collaborazione con la moglie, scrisse uno dei primi studi importanti sulla sua opera (''Charles Ives and His Music'', Oxford University Press, [[1955]]). Riprese anche a insegnare (tra i suoi nuovi studenti ci furono [[Burt Bacharach]], J. H. Kwabena Nketia e Irwin Swack<ref>[http://www.dwightwinenger.net/swack.htm Irwin Swack Music</ref>) e lavorò come consulente per la [[Folkways Records]], per oltre dieci anni, scrivendo note di copertina e dirigendo collane come ''Music of the World's Peoples'' ([[1951]]-[[1961]])<ref>Fece anche un programma radio con lo stesso nome, cfr. [http://www.mcphersonco.com/cs.php?f%5B0%5D=shh&pdNM=Essential%20Cowell:%20Selected%20Writings%20on%20Music ''Essential Cowell: Selected Writings on Music''] {{Webarchive|url=https://web.archive.org/web/20131204003420/http://www.mcphersonco.com/cs.php?f%5B0%5D=shh&pdNM=Essential%20Cowell:%20Selected%20Writings%20on%20Music |date=4 dicembre 2013 }}</ref> e ''Primitive Music of the World'' ([[1962]]). Nel [[1963]] registrò venti pezzi per pianoforte in un album per la stessa casa.
 
Forse liberato dal passare del tempo e dalla propria età avanzata, negli ultimi anni scrisse ancora un numero impressionante di opere, come ''Thesis'' (Symphony n. 15, [[1960]]) e ''26 Simultaneous Mosaics'' ([[1963]]).
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