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=== Colonia di diritto latino ===
Nel secondo caso venivano istituite nuove entità statali, con [[Magistratura (storia romana)|magistrati]] locali, autonomia amministrativa e, in alcuni casi, con l'emissione di [[moneta|monete]], ma comunque con l'obbligo di fornire, in caso di [[guerra]], l'aiuto richiesto da Roma secondo la ''[[formula togatorum]]''. Gli abitanti delle colonie latine non erano ''[[cittadinanza romana|cives Romani optimo iure]]'', ma possedevano lo ''[[ius connubii]]'' e lo ''[[ius commercii]]'' secondo i diritti del ''[[Nomen Latinum]]''. Le colonie venivano dedotte secondo il diritto latino sia come forma di controllo della diffusione della cittadinanza romana (in quanto considerata superiore a tutte le altre), sia per motivi pragmatici: non essendo direttamente governate da Roma come le colonie di diritto romano, ma avendo magistrati propri, potevano meglio e più velocemente prendere decisioni per difendersi da pericoli imminenti. Tra queste ricordiamo quelle fondate dopo la sconfitta definitiva degli [[Equi]], ad ''[[Alba Fucens]]'' nel [[303 a.C.]],<ref name="Brizzi2012,79">{{cita|Brizzi 2012|p. 79}}.</ref> a [[Carseoli]] nel [[302 a.C.]] o nel [[298 a.C.]], da cui era nata la [[tribù (storia romana)|tribù]] ''Aniensis''.<ref name="Brizzi2012,79"/>
 
Le colonie erano rette dai ''[[duoviri]]'', da un [[senato]] locale e da un'[[assemblea]] popolare. In [[impero romano|età imperiale]] alcune città si arrogarono il titolo di colonia pur non possedendolo, perché questo titolo era diventato un privilegio di pochi ''[[municipium|municipia]]''.