Spendio

condottiero cartaginese

Spendio (in greco antico: Σπόνδιος; in latino: Spendius; ... – Tunisi, 238 a.C.) è stato un condottiero cartaginese, fu uno dei capi militari più importanti dei mercenari che si ribellarono a Cartagine nel 241 a.C., dopo la prima guerra punica.

Spendio
Σπόνδιος
Poirson3 - Spendio.png
Nascita?
MorteTunisi, 238 a.C.
Cause della mortecrocifissione
Dati militari
Paese servitoCartagine
Forza armataEsercito dei mercenari cartaginesi
GuerrePrima guerra punica
Guerra dei mercenari
BattaglieBattaglia di Utica (240 a.C.)
Battaglia del Bagrada (239 a.C.)
Battaglia della Sega
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Le fonti moderne ritengono che Spendio, schiavo fuggiasco italico ellenizzato, possedesse maggiori capacità degli altri capi della rivolta; egli, a conoscenza delle teorie politiche greche, avrebbe immesso elementi politici rivoluzionari all'interno del primitivo movimento di ribellione confuso e barbarico dei mercenari[1].

StoriaModifica

Secondo Polibio, Spendio era un "mezzo greco" di origine campane che, schiavo a Roma, era fuggito per arruolarsi come mercenario nell'esercito cartaginese durante la prima guerra punica[2]. Di forte corporatura, egli era un valente e abile guerriero, dotato anche di capacità di comando, in grado di influenzare facilmente gli altri capi dell'esercito mercenario[3].

Dopo la sconfitta di Cartagine e il mancato pagamento dei mercenari, egli quindi, deciso ad evitare una pacificazione che avrebbe potuto condurre alla sua riconsegna al proprietario, spinse i suoi compagni alla ribellione e convinse l'africano Mato ad unirsi alla rivolta, di cui divenne uno dei principali dirigenti[2]. Spendio e Mato respinsero ogni tentativo da parte dell'inviato di Cartagine, Giscone, di trovare un accordo e instaurarono un regime di terrore reprimendo brutalmente ogni fenomeno di opposizione ai loro propositi di rivolta violenta; i dissenzienti tra i mercenari vennero sommariamente uccisi e ben presto, su iniziativa di Spendio e Mato, vennero fatti prigionieri e trattenuti come ostaggi anche Giscone e gli inviati cartaginesi[4].

Spendio e gli altri capo principali Mato e Autarito riuscirono inizialmente ad estendere la rivolta e, grazie al sostegno della popolazione locale, accumularono un notevole tesoro di guerre che permise di accrescere le forze dei ribelli e versare il saldo ai mercenari. Spendio di conseguenza poté affrontare con successo le truppe cartaginesi guidate da Annone il Grande che, a causa anche di incertezze e errori del comandante, furono sconfitte nei pressi di Utica[5].

Durante la battaglia della Sega venne circondato da 50.000 uomini di Amilcare Barca.

Sconfitto, fu costretto alla resa e venne crocifisso per ordine di Amilcare; Mato lo vendicò con un abile contrattacco che consentì ai mercenari di recuperare il suo corpo e catturare il capo cartaginese Annibale che venne a sua volta crocefisso per rappresaglia[6].

NoteModifica

  1. ^ G. Charles-Picard, Annibale, pp. 82-83.
  2. ^ a b Polibio, Storie, Libro I, 69.
  3. ^ S. Lancel, Annibale, p. 25.
  4. ^ S. Lancel, Annibale, p. 26.
  5. ^ S. Lancel, Annibale, pp. 28-30.
  6. ^ S. Lancel, Annibale, p. 37.

BibliografiaModifica

  • G. Charles-Picard, Annibale, Orsa maggiore Editrice, Vicenza, 1990
  • Polibio, Storie, I, 69-86.
  • S. Lancel, Annibale, Jouvence, Roma, 1999

Voci correlateModifica