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La spezieria era una bottega-laboratorio dove anticamente si preparavano e si vendevano medicamenti a base naturale. Veniva gestita dallo speziale, personaggio alchemico, profondo conoscitore di erbe medicinali con cui preparava elettuarî, unguenti e sciroppi. Famose sono le spezierie dei Monasteri. La spezieria si potrebbe paragonare ad una farmacia di oggi.

In Maltese la parola per farmacia è ancora "spiżerija", e il farmaco "spiżjar" - parole di origine Italiana.

Spezieria nella storiaModifica

Tommaso Garzoni consigliava, proprio all'inizio del Cinquecento, per l'apertura e la gestione di una spezieria, una serie di strumenti, quali le vatine, i vasi, i boccali, le scatole, le bilance, le spatole, i mortai, i torchi.[1] Consigliava anche i medicamenti suddividendoli in semplici o composti e interni; questi ultimi erano quelli che dovevano sedare il dolore, e venivano usati contro i mali mortiferi (i rimedi più diffusi erano il mitridate e la teriaca, ma si usavano purghe di succo di rose e sciroppi di liquirizia e di radicchio); i medicamenti esterni consigliati erano gli oli di mandorle, di ginepro, di noce.

Facendo un salto in avanti di due secoli, nel 1763 G.B.Capello sosteneva che le azioni primarie dello speziale fossero pestare, lavare, infondere, cuocere, distillare, comporre i composti e conservarli, conoscere la grammatica e la scienza medica.[1]

Nell'Ottocento A.Campana avvisava che lo speziale doveva conoscere a tutti i costi anche la chimica, altrimenti avrebbe potuto aprire solo una drogheria.

NoteModifica

  1. ^ a b "Le piante medicinali", di Roberto Michele Suozzi, Newton&Compton, Roma, 1994, pag.19-20

BibliografiaModifica

  • P.A. Mattioli, Erbario, 1599.
  • C. Durante, Herbario Novo, Venezia, 1636.

Voci correlateModifica