Stadio Fratelli Ballarin

Stadio Fratelli Ballarin
Fossa dei Leoni
Stadio Fratelli Ballarin Gradinata Sud.jpg
Vista della gradinata Sud dello stadio
Informazioni
StatoItalia Italia
UbicazioneV. F. Morosini 27, I-63074 S. Benedetto del Tronto
Inaugurazione1931
StrutturaPianta rettangolare
Mat. del terrenoTerra
Dim. del terreno105 × 68 m
ProprietarioComune di San Benedetto del Tronto
Mappa di localizzazione

Coordinate: 42°57′34.68″N 13°52′53.7″E / 42.959633°N 13.881583°E42.959633; 13.881583

Lo stadio Fratelli Ballarin è un impianto sportivo di San Benedetto del Tronto che aveva una capienza di circa 13 000 posti. Ospitò gli incontri interni della squadra calcistica della Sambenedettese fino a tutta la stagione di serie B 1984-85.

Il Fratelli Ballarin non è mai stato seriamente ristrutturato ed è in fase di demolizione per conto del comune di San Benedetto del Tronto, c'è tuttavia un progetto presentato dalla Curva Nord il 4 aprile 2019, in concomitanza con i 96 anni della Samb.

DescrizioneModifica

Inaugurato nel 1931, fu denominato campo sportivo del Littorio, nel 1944 viene intitolato a Tommaso Marchegiani, detto Massì (calciatore della Sambenedettese), morto in un bombardamento durante la guerra, e infine nel 1949 ai fratelli Ballarin, calciatori del grande Torino, vittime della tragedia di Superga. Lo stadio sorge a pochi metri dal porto di San Benedetto del Tronto, nella zona nord della città di San Benedetto del Tronto.

Rogo del 1981Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Rogo del Ballarin.

Il 7 giugno 1981, poco prima del calcio d'inizio dell'incontro Sambenedettese-Matera, si sviluppò un incendio in curva sud originato da una coreografia di cartoncini che andò a fuoco. L'incendio causò la morte di due ragazze, Maria Teresa Napoleoni di 23 anni e Carla Bisirri di 21 anni. Vi furono inoltre 64 ustionati di cui 11 in gravi condizioni e un totale di 168 feriti.[1]

NoteModifica

  1. ^ Francesco Ceniti, Sambenedettese, la curva della morte: la tragedia dei tifosi tra le fiamme, Milano, La Gazzetta dello Sport, 5 marzo 2016. URL consultato il 28 maggio 2017.

Voci correlateModifica

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