Stand-up comedy

La stand-up comedy è una forma di spettacolo in cui un comico si esibisce "in piedi" (in inglese stand-up) davanti a un pubblico, normalmente rivolgendosi direttamente a esso, senza la quarta parete. L'artista che si esibisce in questa forma di spettacolo prende il nome di stand-up comedian.

CaratteristicheModifica

La stand-up comedy privilegia l'artista. I temi affrontati dal comico stand-up vanno dal politico al sociale. Oltre al classico monologhista, esiste anche il comico one liner (che pronuncia battute secche, non collegate tra loro).

Esempi di comici che hanno segnato una pagina nella stand-up comedy sono Bob Hope, Lenny Bruce, Mort Sahl, George Carlin, Woody Allen, Bill Cosby, Richard Pryor, Louis C.K., Ricky Gervais, Jerry Seinfeld, Ellen DeGeneres, Chris Rock, Ray Romano, Mitch Hedberg, Bill Burr, Bill Hicks, Robin Williams[1], Sarah Silverman e Eddie Izzard.

In Italia, appartengono a questo genere di spettacolo artisti come Gino Bramieri, Walter Chiari, Giorgio Gaber, Franca Valeri, Roberto Benigni, Beppe Grillo, Paolo Rossi, Lella Costa, Paolo Hendel, Daniele Luttazzi, Giorgio Montanini, Francesco De Carlo, Edoardo Ferrario, Filippo Giardina, Saverio Raimondo, Maurizio Crozza.

StoriaModifica

La moderna stand up comedy vede le sue radici nelle prime forme di intrattenimento negli Stati Uniti d'America all'inizio del XIX secolo, nella fattispecie nel vaudeville, nel burlesque, nel dadaismo, nell'intrattenimento in stile Borscht Belt e nei night club.[2]

Il vaudevilleModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Vaudeville.
 
Beatrice Herford, prima donna a esibirsi come stand up comedian

La prima esibizione di stand up comedy si ha fra il 1880 e il 1890, durante un'esibizione di vaudeville di Charlie Case. Charlie si esibisce senza oggetti di scena, raccontando battute e storie divertenti, una forma di intrattenimento inusuale ai tempi. Mentre la prima stand un comedian donna è Beatrice Herford, che si esibisce con il suo primo monologo nel Regno Unito nel 1895.[3]

Le esibizioni di Case e Herford non riescono a fare attecchire subito la stand up comedy come forma di intrattenimento popolare, ma è durante i primi anni del ventesimo secolo che il genere inizia ad avere un seguito grazie a Ed Wynn, che si forma nei vaudeville come presentatore.[2] Il personaggio teatrale di Wynn sarà precursore della trasparenza emozionale che porteranno in scena Richard Pryor e Bill Hicks: «Faceva il possibile affinché ogni persona in teatro si sentisse in compagni di un amico e guidata personalmente in un mondo folle e divertente».[2]

Nonostante il Vaudeville tradizionale non fosse più di moda con l'arrivo della Grande Depressione degli anni 30 viene ripreso nei varietà televisivi The Hollywood Palace, The Ed Sullivan Show e dopo con il Saturday Night Live, gettando le fondamenta per lo sviluppo dell'attuale intrattenimento americano. Durante quel periodo si affermano alcune delle più famose star comiche del XX secolo come i Fratelli Marx, Red Skelton, George Burns, Gracie Allen, Judy Garland, Gianni e Pinotto e Bob Hope.[2] Inoltre dal vaudeville si sviluppano nuovi circuiti, i più importanti sono: il Black Vaudeville, meglio noto come Chitlin' Circuit, e il Borscht Belt il circuito ebraico dei vaudeville.[2]

Il burlesqueModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Burlesque.

Il burlesque è una forma di intrattenimento per adulti, può essere considerato uno dei pochi show di intrattenimento del XIX secolo fondato "sull'estetica della trasgressione, del ribaltamento e del grottesco". Durante uno spettacolo di burlesque si evidenzia una realtà che Peter Stallybrass e Allon White definiscono "L'altra parte inferiore", cioè "qualcosa che è offeso ed escluso dall'ordine della classe sociale dominante, etichettato come sporco, degradato e inutile, che in ogni caso viene visto come un oggetto di desiderio o capace di affascinare".[4]

 
Lenny Bruce, uno dei comici più influenti del XX secolo

Negli stessi palchi dove vengono rappresentati gli spettacoli di burlesque figurano anche comici, che sono chiamati a fare battute di raccordo fra un numero e l'altro. Durante questi spettacoli limano la loro capacità umoristica alcuni fra i più famosi nomi della comicità americana e delle star del cinema come W. C. Fields, Red Buttons, Robert Alda, Mae West, il duo Gianni e Pinotto, Joey Bishop.[2] Il burlesque dona alla stand up comedy due attributi fondamentali: la sketch comedy e la team comedy, di importanza capitale per instaurare una familiarità con il pubblico fino ad allora sconosciuta.[2] Infatti, gli attori di burlesque intraprendevano con il pubblico una relazione intima e di complicità, sia le donne consce di essere un oggetto di desiderio e seduzione, sia gli attori uomini come William Mitchell, John Broughman che si esibivano in maniera non convenzionale per i tempi. Di un'esibizione di Broughman del 1857, scrive l'Herald: «Ora include una battuta con riferimenti agli avvenimenti topici del giorno, ora parla confidenzialmente con il maestro della band, violando agilmente tutti i principi della finzione, producendo un'amabile fraternità fra il palco e gli spettatori».[4] Uno stile molto simile a quello degli stand-up comedian che si andranno ad affermare negli anni cinquanta.

Si riscontrano gli albori della stand up comedy nel vaudeville e nel burlesque, che si sarebbe realmente affermata negli anni '50 raccogliendo l'eredità di queste due forme di intrattenimento. Fu allora infatti che Lenny Bruce e Mort Sahl introdussero due caratteristiche particolari: la parlata colloquiale, improvvisata e le battute di attualità che prendevano di mira personaggi considerati oggetti di tabù, come il presidente, il congresso, le alte cariche dell'industria, insieme alle ipocrisie del paese e ai valori neo vittoriani. Fattori che portano il genere della stand up comedy alla forma attuale.

Fu infatti nei club come il Los Angeles' Strip City e il The Colony Club che si forma Lenny Bruce, considerato uno degli stand-up comedian più influenti di sempre, presentando i numeri di strip-tease.[2] Quando Bruce introduce un nuovo numero, deve riuscire a ottenere l'attenzione di uomini interessati agli spogliarelli che non aspettano altro che lui se ne vada via per poter vedere la prossima spogliarellista. È costretto a "sporcare" i suoi pezzi per competere con le spogliarelliste, a volte prendendole in giro sul palco, di solito crudelmente: «Voi vedete qui una ragazza amabile. Peccato che sia infetta».[5] Si può affermare che l'eredità lasciata dal burlesque contribuisca a formare Bruce, che si serve degli strumenti imparati sul campo per creare un proprio stile, in cui si mescolano il talento dell'intrattenitore, l'audacia del linguaggio e dell'atteggiamento, che usa per sfidare l'ipocrisia della cultura dominante.[2]

Il DadaismoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dadaismo.

Nel primo ventennio del XX secolo accaddero numerosi sconvolgimenti sociali e culturali che minarono le fondamenta della società fino ad allora conosciuta. Le speculazioni filosofiche di Friedrich Nietzsche arrivarono ad affermare che: "Dio è morto e noi l'abbiamo ucciso", la scienza esplorava il microcosmo grazie agli studi di Sigmund Freud, che con il complesso di Edipo rivalutava le divinità punitive, definendole come nevrosi infantili oppresse più che divinità mistiche. Gli studi di Albert Einstein sconvolgevano la fisica tradizionale introducendo la relatività, la prima guerra mondiale causò una carneficina mai vista prima nella storia fino ad allora e un numero sempre maggiore di persone si ritrovò a vivere nelle città industriali, si prospettavano necessari dei cambiamenti nei costumi e nella morale.

In questo contesto socio-culturale iniziarono ad affiorare nuove correnti artistiche, l'interesse per l'astrattismo crebbe, si affermò il cubismo di Pablo Picasso e Georges Braque, in Francia Marcel Duchamp con il famoso Nudo che scende le scale n. 2 prova a rappresentare staticamente il movimento. Fu proprio da Duchamp che nacque il concetto di ready-made, che andava contro la tradizione e dava un nuovo valenza all'assurdo e all'irrazionalità, in netta contrapposizione con i principi del secolo precedente che avevano portato il mondo alla prima guerra mondiale.

L'influenza di questa nuova corrente artistica arriva negli Stati Uniti e si può rilevare nei teatri di Vaudeville. Gilbert Seldes, in The Seven Lively House, individua nella comicità nonsense e frammentaria degli artisti come Joe Cook, James J Morton e Charlie Case una risposta al Dada. Case infatti prendeva spunto dalla vita metropolitana e dall'incremento dell'industrializzazione, raccontando i rischi della vita urbana.

In un suo monologo del 1910 affronta il tema del "ragazzo di campagna perso per la città":

«Mio fratello Hank e io dormivamo in una camera adiacente a quella di nostro padre, c'era un sottile divisorio tra noi.
Beh, una notte mio padre si svegliò pensando ci fossero dei ladri, quindi picchiò sul muro dicendo: "Ragazzi, credo ci siano dei ladri a in casa, andate di sotto e vedete se riuscite a trovarli!".
Io dissi: "Sta dicendo a te, Hank", ma Hank disse di non aver perso nessun ladro e che toccava a me scendere e cercarli. Alla fine Hank e io scendemmo di sotto ma non trovammo nessun ladro.
Andammo allora alla stazione di polizia dicendo che dovevano esserci dei ladri in casa nostra. Loro dissero:"Si, ce ne occupiamo noi".
La polizia ci invitò quindi a tornare a casa, ché una volta arrivati, i ladri ci sarebbero stati.[2]»

 
Steven Wright, comico e attore statunitense

Oggi la relazione con l'arte Dada è gli spettacoli comici di Steven Wright e Mitch Hedberg è ancora valida. La destrutturazione della realtà e la ricomposizione in altre forme di difficile interpretazione, tema centrale trattato da Duchamp e gli atri dadaisti, è riconoscibile nei loro spettacoli, come in quelli messi in scena nei vaudeville nei primi anni del XX secolo. Wright fa pensieri come:

«Molti dei miei amici hanno bambini, ma io non ho bambini, ma ho un sacco di amici bambini che non hanno amici. Loro hanno questi babyphone che gli permettono di sentire il bambino dall'altra stanza, cosa che considero una forma di intercettazione telefonica. Un giorno ci sarà un bambino davvero intelligente che farà una registrazione falsa di qualche falso rumore da bambino, uscirà dalla finestra e andrà in Italia.
Ho bisogno di uno di questi babyphone per il mio conscio da usare sul mio inconscio per sapere che cosa diavolo sto pensando. Qualche volta parlo a me stesso fluentemente in linguaggi che non conosco, solo per fregare il mio inconscio.[6]»

In questo caso Wright fa immaginare oggetti quotidiani all'infuori della loro cornice, veniamo trasportati in una dimensione dove i babyphone diventano le cose più importanti, donandogli una nuova funzione surreale, smantellando la forma convenzionale. Come Duchamp e Picasso, comici come Wright, Hedberg, Jerry Seinfeld, Emo Philips, Robert Townsend, Harland Williams, Jim Gaffigan, Margaret Smith e Brian Regan ci mostrano un universo caotico poiché tagliano, incollano e ricreano mondi riconoscibili eppure per certi versi ignoti.[2]

Borscht BeltModifica

Durante l'ultimo decennio del XIX secolo le contee di Ulster e Sullivan subirono una lenta trasformazione. Vi abitavano principalmente famiglie contadine ebree proprietarie di aziende agricole, che offrivano una vasta produzione di latte e uova. La regione di Catskills era particolarmente vicina a New York e, grazie alla linea ferroviaria O&W, divenne più accessibile, i contadini locali sfruttarono le circostanze logistiche favorevoli per costruire degli hotel e dei resort. Mentre gli alberghi del nord dello stato esponevano cartelli con scritto "Non abbiamo ospiti ebrei"[2], queste nuove strutture alberghiere permettevano agli "ebrei impiegati nei negozi e ai custodi dei piccoli magazzini dalla città di andare a prendere una boccata di aria fresca, e nel frattempo iniziare a trasformare una povera, cadente zona agricola in un fiorente e prosperoso resort ebreo migliorando le condizioni della comunità agricola"[7].

 
Jerry Lewis, uno dei comici più famosi a essersi formato nel circuito dei Borscht Belt

A partire dal 1940 questa zona, chiamata informalmente Borscht Belt (riferimento alla zuppa di barbabietole, il pasto più comune delle famiglie ebree di prima generazione) vantava centinaia di piccole pensioni e oltre cinquecento hotel. "Nel Catskills gli ebrei potevano subire un processo di americanizzazione pur mantenendo molta della loro cultura ebraica", potevano quindi vivere una normale situazione di villeggiatura, come i normali americani, pur parlando in Yiddish, con il cibo kosher e diversi gradi di osservanza religiosa, immersi nella vitale cultura ebraica piena di umorismo, teatro e canzoni.[7] Le giornate era cadenzate da varie attività che si svolgevano per tutto il giorno, durante il pomeriggio gli ospiti potevano per esempio giocare a tennis, nuotare oppure giocare alla canasta; durante la sera potevano essere intrattenuti da spettacoli che venivano proposti tutte le sere, su migliaia di palcoscenici.[2]

Durante gli spettacoli non si offrivano show di varietà, un singolo attore o un comico doveva esibirsi in uno spettacolo intero possibilmente per tutta una serata. è in questo contesto che si vengono a formare i giovani comici con il ruolo di toomlers o tumult makers[3], ruolo che li vedeva intrattenere i clienti per tutto il giorno, sia dentro sia fuori dal palco. L'umorismo dei toomler "scaturiva spesso dalle abitudini quotidiane delle persone con cui aveva a che fare".[2]

Il più famoso fra questi comici fu probabilmente Jerry Lewis, nato con una vena comica naturale, era capace di rovesciare un intero vassoio di pesche melba e di catapultarsi su una pentola di purè per suscitare l'ilarità generale. Durante una notte fredda avrebbe perfino acceso un fuoco in una sala da tè, senza camino.[7] Red Buttons mentre lavorava al Beerkill Lodge a Greenflied Park, aveva contemporaneamente 4 mansioni: intrattenitore, fattorino, addetto all'accoglienza e camerieri nei weekend più affollati; venendo pagato 1 dollaro e mezzo a settimana.[2]

Le località del circuito Borscht Belt vivono i loro anni d'oro fra il 1930 e il 1950, ponendosi come campo base per la formazione di importanti attori e comici degli anni successivi come Joan Rivers, Milton Berle, Don Rickles, Jack Benny, Jack Carter, Jackie Mason, Dick Shawn, Sid Caesar, Mel Brooks, Buddy Hackett, Kaye, Don Adams, Morey Amsterdam, Lenny Bruce, Myron Cohen, Phyllis Diller, Shecky Greene e Henny Youngman, per citarne alcuni. La comicità del Borscht Belt si affermò al tal punto che la figura del comico ebreo in smoking che pronunciava battute con il sigaro in bocca divenne un cliché.

Dal 1970 il prestigio del circuito Borscht Belt iniziò a scemare. La rilevanza della comicità ebraica sulla stand up comedy è stata oggetto di diverse teorizzazioni e vi è unanimità nell'attribuirne un'influenza decisiva.[2] Basti pensare che nel 1978 solo il 3% della popolazione americana era ebraica, ma l'80% dei comici americani professionisti erano di origine ebraica.

 
Jackie Mason, dopo essere diventato rabbino all'età di 25 anni, lascia la vita religiosa per dedicarsi alla comicità

Una spiegazione di questa tendenza che vede i comici di origine ebraica in un numero cosi elevato potrebbe legata agli studi religiosi ebraici, in particolare lo studio del Talmud è stato utilizzato come fulcro del processo creativo comico. Infatti, come uno studioso del Talmud che prende in esame un dilemma morale per analizzarlo da varie prospettive cercando di determinare quale sia più morale o meno, l'arte della stand up comedy esamina la quotidianità da diversi punti di vista. Jackie Mason, per esempio, comico proveniente dal circuito Borscht Belt, porta sul palco delle analisi che sviscerano fatti e situazioni da diverse prospettive. Questo si può evincere da uno dei suoi pezzi più vecchi e di successo, in cui parla di una seduta dallo psicanalista:

«C'è stato in tempo in cui anche io non sapevo chi fossi. Per fortuna un giorno il mio psicanalista me lo rivelò. [Altrimenti] se non fosse per lui, oggi non saprei chi sono.
appena entrai nel suo studio, la prima cosa che mi disse fu:"Dovremmo scoprire chi è il vero te stesso. Altrimenti non sarai mai felice". Mi dissi:"Ho bisogno di lui per sapere chi sono? Se non lo so io, come può saperlo lui? Non mi ha mai incontrato".
Egli disse:"Entrambi non lo sappiamo. Ecco perché dobbiamo cercare il vero te stesso".
Mi dissi:"Se io non so chi sono, come faccio a sapere chi devo cercare? e anche se mi trovassi, come potrò essere sicuro di sapere che sono proprio io? Inoltre, se voglio cercare me stesso, [Perché] dovrei avere bisogno di lui? Potrei cercarmi da solo..."
Egli disse:"La ricerca del vero te stesso dovrà continuare un'altra volta. Fanno venticinque dollari, per favore".
Mi dissi:"Questo non è il vero me. Perché dovrei darle venticinque dollari? Cercherò il vero me stesso e chiederò a lui di darle i venticinque dollari. Ma che succederebbe se ritrovassi il vero me stesso e lui ritenesse esagerati i venticinque dollari? Avrei buttato via i miei soldi per darli al vero lui".
Mi dissi:"Per quanto ne so, il vero me stesso potrebbe andare da uno psicanalista diverso. Potrebbe persino essere uno psicanalista egli stesso". Cosi dissi:"Non sarebbe divertente se lei fosse il vero me stesso e quindi fosse lei a dovermi venticinque dollari? Facciamo così: gliene chiedo solo dieci e la finiamo qui".[2]»

NightclubModifica

Agli inizi del XX secolo si iniziarono ad affermare nel panorama dell'intrattenimento notturno newyorkese diverse realtà: i saloon, i rathskeller e i nightclub. I primi ospitavano prevalentemente operai; i secondi erano locali nei seminterrati dove si riunivano giornalisti, attori e bohemien, mentre i nightclub, anche chiamati cabaret, erano locali di dimensioni ridotte che attraevano clienti interessati alla vita notturna. In questi spazi ristretti diveniva naturale agli attori rompere la quarta parete[2].

La condizione intima del nightclub permetteva agli artisti di esprimere la loro personalità, necessaria per sovrastare il clima informale del locale un posto "dove trascorrere le ore dopo che le fatiche del giorno sono state messe da parte...è difficile attirare l'attenzione di una mente stanca o di un uomo infatuato". Il sorriso sarcastico e l'autoironia aiutavano gli artisti ad aprirsi e a coinvolgere i clienti nella loro vita personale. Il locale creava una tensione fra l'artista che cercava di intrattenere e l'indifferenza del pubblico. Per riuscire a intrattenere con successo, gli artisti dovevano riuscire a manipolare i desideri del pubblico e sé stessi, basandosi sulla loro vita privata per intessere una relazione con il pubblico.[8]

 
Sophie Tucker, comica di spicco dei primi anni del '900. Fu una pioniera dell'esibizioni nei nightclub, nel 1938 viene nominata presidente della Federazione Americana degli Attori e finirà la sua carriera con 7 film all'attivo.

Una delle comiche più importanti che iniziò a farsi notare nei Cabaret fu Sophie Tucker. La sua formazione comica avvenne nei vaudeville, in cui testò le sue corde comiche collezionando un repertorio di "canzoni hot, infarcite di doppi sensi". Una notte del 1915, quando si trovava con il marito Frank Westphal, fuori dal The Tokio, il proprietario Henry Fink le chiese di improvvisare uno spettacolo per intrattenere la folla. Al pubblico piacque così tanto la sua esibizione, che lei ne fece un parte fissa delle sue esibizioni, improvvisando riusciva a dare l'illusione che fosse la presenza del pubblico il motore dello show, poiché toccava dei temi che accomunavano tutti e riusciva a renderli partecipi delle vite private del mondo delle celebrità.

La Tucker continuò a esibirsi nei nightclub fino agli anni 50, preferendo lo spettacolo dal vivo a quello registrato al cinema o alla radio, che per lei erano troppo restrittivi, come disse in un'intervista: "Non si può fare questo, non si può fare questo. Non potevo nemmeno dire 'Inferno o dannazione', e niente è più espressivo del mio modo dire 'inferno o dannazione'."[2]

Esibendosi nei nightclub, Sophie Tucker scopre che le battute a sfondo sessuale sono quelle che riscuotono più successo, battute che parlavano di una circostanza di cui normalmente le persone non parlano. Le sue canzoni comiche con contenuti osceni permettevano di parlare della sessualità rilasciando la tensione che certi temi portavano, soprattutto in un ambiente dalle radici vittoriane. Sotto il velo della comicità, la Tucker metteva in mostra i desideri e i segreti più intimi del suo pubblico, cantando anche dei suoi problemi divertenti a casa e dei suoi ideali del matrimonio romantico.[8]

Ostentando la propria sessualità, la Tucker anticipa la comicità sessualmente esplicita della fine del ventesimo secolo. Nelle sue canzoni mette in discussioni i costumi del tempo, ribaltando la concezione della matrimonio romantico e felice decenni prima che Lenny Bruce scandalizzasse il pubblico affrontando gli stessi temi.[2]

Durante il periodo del proibizionismo si diffusero in America piccoli locali notturni, che incisero profondamente sul destino della comicità americana. In questi locali si reinvento la figura del presentatore, che poteva decretare il successo o l'insuccesso di uno spettacolo, nacque cosi il maestro di cerimonie, per la prima volta nel 1911. Il maestro di cerimonia manteneva alto il ritmo dello spettacolo, annunciava l'arrivo degli artisti e stabiliva un legame di socialità e amichevole con il pubblico.[8]

Dopo la seconda guerra mondiale i nightclub divennero ancora più famosi e molti spettacoli avevano uno stand up comedian a introdurre le esibizioni, i locali più affermati potevano assumere comici che erano riusciti a crearsi un seguito nei vaudeville e nel circuito Borscht Belt. Durante gli anni 50, i nightclub, iniziarono anche a dare spazio a comici più provocatori come Lenny Bruce, Mort Sahl e Dick Gregory. I nightclub raggiunsero l'apice della popolarità quando Hugh Hefner fondò il Playboy Club, una catena di locali notturni che si affermò in tutto il mondo tra il 1960 e il 1991. Durante le serate nei Playboy Club, dove l'ingresso costava 25 dollari, i clienti erano serviti dalle modelle della famosa rivista Playboy, e potevano assistere a spettacoli di alto livello. Hefner assunse non solo le più grandi star della stand up comedy come Bill Cosby, Woody Allen, Gregory e Bob Newhart, ma diede la possibilità di esibirsi anche a comici emergenti, come Steve Martin e George Carlin.[2]

NoteModifica

  1. ^ Williams, Robin, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 13 agosto 2016.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u Eddie Tafoya, 2016, Capitolo 5.
  3. ^ a b Robert A. Stebbns, 1990, p. 8.
  4. ^ a b Robert C. Allen, 1991, pp. 129.
  5. ^ Gerald Nacman, 2004.
  6. ^   Stephen Wright, When the leaves blow Away, su YouTube, 2006.
  7. ^ a b c Phil Brown, 2004, p. 232.
  8. ^ a b c Lewis A. Erenberg, Steppin' Out: New York Nightlife and the Transformation of American Culture, p. 247.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàGND (DE7702122-8
  Portale Teatro: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di teatro