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Stato dei Cavalieri di Malta
Stato dei Cavalieri di Malta – BandieraStato dei Cavalieri di Malta - Stemma
(dettagli)(dettagli)
Motto: Pro fide - pro utilitate hominum
Territories of the Knights Hospitaller 1530-1798.png
Dati amministrativi
Nome ufficialeOrdine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme detto di Rodi, detto di Malta
Lingue ufficialiLatino e italiano[1]
Lingue parlateArabo e siciliano
CapitaleLa Valletta
Altre capitaliBirgu (fino al 1571)
Dipendente daRegno di Sicilia
DipendenzeComino, Gozo, e altre isolette dell'arcipelago maltese; Saint Croix, Saint Kitts nei Caraibi, Tripoli in Africa
Politica
Forma di StatoTeocrazia
Forma di governoMonarchia elettiva
Capo di StatoGran Maestro
Organi deliberativiConsiglio magistrale
Nascita24 marzo 1530 con Philippe Villiers de L'Isle-Adam
CausaI Cavalieri furono costretti a lasciare Rodi, assediata dagli ottomani
Fine12 giugno 1798 con Ferdinand von Hompesch zu Bolheim (abdicò il 17 luglio 1799)
CausaCampagna d'Egitto
Territorio e popolazione
Bacino geograficoMar Mediterraneo
Massima estensione316 k nel 1650
Popolazione50.000 abitanti nel 1650
Economia
ValutaScudo maltese
RisorseAgricoltura, allevamento
Commerci conSicilia, Africa settentrionale
Religione e società
Religione di Statocattolicesimo
Classi socialiclero, nobiltà, contadini
Evoluzione storica
Preceduto daArms of the Aragonese Kings of Sicily(Crowned).svg Regno di Sicilia
Succeduto daFrancia Governo francese di Malta

Lo Stato monastico dei Cavalieri di Malta fu un'entità territoriale sovrana dei Cavalieri Ospitalieri che si insediarono nel 1530 nelle isole maltesi e che succedette a quello di Rodi.

I cavalieri rimarranno a Malta per 268 anni fino al decreto del Direttorio francese, emanato il 12 giugno 1798 in seguito all'occupazione napoleonica: non esisterà più un'entità territoriale statale dell'ordine, che sopravvisse come ordine equestre, anche se in vari paesi dotato straordinariamente di soggettività di diritto internazionale.[2]

Indice

StoriaModifica

OrigineModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stato monastico dei Cavalieri di Rodi.

il primo gennaio 1523 il Gran Maestro Philippe de Villiers de L'Isle-Adam con una caracca, due galee e una chiatta, accompagnato dai trecento ospitalieri messisi in salvo dal durissimo assedio all'isola disposto dal sultano ottomano Solimano il Magnifico, fu costretto a partire da Rodi per cercare una nuova sede. Soggiornarono provvisoriamente a Viterbo e a Nizza fino a che, il 24 marzo 1530, l'imperatore Carlo V, in qualità di re di Spagna e di Sicilia concesse agli esiliati il piccolo arcipelago maltese, facente parte del regno siciliano, in cambio dell'omaggio feudale annuo di un falcone e del difficile compito di presidiare Tripoli. Al contrario di Rodi, la cui piena sovranità era stata conferita dal Papa, inizialmente lo status giuridico di Malta era quello di un feudo e i cavalieri conseguiranno più tardi una vera indipendenza statuale di fatto, anche con il riconoscimento internazionale.

 
Galea dell'Ordine di Malte, 1680 circa, dipinto di Lorenzo Castro
 
Il palazzo del Gran Maestro
 
La sala del trono nel palazzo magistrale

I Cavalieri, ai quali mancava molto l'atmosfera di Rodi, trovarono in Malta un'isola brulla, desolata e scarsamente popolata. Il capoluogo, Medina, nota come città vecchia o notabile, era circondata da mura arabe e vi risiedevano i nobili locali in monumentali palazzi. Isle-Adam, gran maestro a Rodi dal 1521, non gradì dimorarvi e, insieme ai compagni, scelse come sede Birgu, un villaggio di pescatori con un piccolo forte: anche i maltesi e gli aristocratici si dimostrarono sospettosi nei riguardi dei nuovi arrivati. Nominalmente ebbero lo stato di vassallo del re di Sicilia.

In seguito la situazione migliorò e, dal 1565, dopo un ennesimo attacco turco, al 1571, fu costruita intorno al suddetto sito la nuova capitale La Valletta (prese il nome dal gran maestro Jean de la Valette), ideata dall'architetto toscano Francesco Laparelli, proposto dal papa Pio V, e dal maltese Girolamo Cassaro, progettista della concattedrale di San Giovanni, il cui pavimento marmoreo sarà formato dalle policrome lapidi funebri magistrali.[3]

Si procedette al ripristino della flotta e alla fortificazione della nuova città con possenti baluardi e roccheforti (Sant'Elmo e Sant'Angelo) che servivano a difendersi dai barbareschi e da Solimano il Magnifico, questa volta perdente. Furono realizzati, inoltre, il grande ospedale, le sedi delle varie Lingue e il palazzo del Gran Maestro, in cui fu organizzata una piccola ma brillante corte.

La partecipazione a LepantoModifica

Nel 1571 diverse galee dell'Ordine parteciparono alla battaglia di Lepanto dando un valido contributo alla vittoria della cristianità. L'imperatore Rodolfo II, nel 1607, conferì al capo dello Stato maltese Alof de Wignacourt (che veniva eletto dal Consiglio magistrale) la dignità di principe del Sacro Romano Impero e, più tardi, il papa Urbano VIII il trattamento di Sua Altezza Eminentissima.[4]

Dopo questi successi militari, l'aumento del benessere e del prestigio dei cavalieri, La Valletta acquisì in Europa la nomea di città non proprio conventuale ma piuttosto rilassata nei costumi, dove era possibile anche per lo straniero reperire varie forme di divertimenti.[5]

Il SeicentoModifica

Nel Seicento i Cavalieri sostennero e stimolarono le attività culturali e artistiche abbellendo la capitale con preziosi edifici. Il Gran Maestro Alof de Wignacourt, nel 1607, accolse sotto la sua protezione il pittore Caravaggio: le sue opere, la decollazione di san Giovanni Battista e il san Girolamo scrivente, sono custodite ancora a La Valletta. Il temperamento irrequieto dell'artista e un violento litigio con un cavaliere, però, furono, nel 1608, motivo di espulsione dall'isola.[6]

Un significativo rappresentante della pittura del regno di Napoli, invitato nel 1661 nella corte magistrale di Raphael Cotoner, fu il calabrese Mattia Preti (1613-1669) che morirà proprio a La Valletta. Decorò la concattedrale e il duomo di San Paolo di Medina e dipinse molti altri quadri nelle chiese isolane.[7]

Nel XVII e nel XVIII secolo la prosperità di Malta fu in evidente contrasto con le condizioni delle altre isole mediterranee, anch'esse assediate dai musulmani. Nonostante l'esclusivismo aristocratico dei Cavalieri e la consuetudine del droit de seigneur da loro esercitato nei rapporti privati, lo Stato si presentava ai viaggiatori europei ricco, ordinato e amministrato con avvedutezza.[8] Una fonte primaria di ricchezza del piccolo arcipelago era costituita dal commercio degli schiavi: nel Settecento vi lavoravano almeno duemila turchi, arabi o berberi catturati su navi mercantili o da guerra nelle incursioni al largo della costa africana.[9]

 
Moneta dell'ultimo Gran Maestro

Lo scudo maltese coniato nell'isola era piuttosto quotato, come diventò famoso l'ospedale con la sua corsia lunga sessanta metri e la modernità delle prestazioni che garantiva: i pazienti erano assistiti dagli stessi Cavalieri e serviti, per motivi igienici, in piatti d'argento.[10]

La decadenzaModifica

 
Le tombe dei Gran Maestri nella concattedrale di S. Giovanni

Il Settecento fu il secolo della decadenza dello Stato maltese: i Cavalieri, infatti, avevano messo da parte i principi che li avevano ispirati inizialmente e la perdita di uno dei suoi membri più autorevoli, la Lingua d'Inghilterra, diventata protestante, rappresentò un duro colpo.
I Cavalieri, nondimeno, non rinunciarono al grande interesse di costruire e le linee Cotoner, tra le più vaste e munite fortificazioni europee, lo dimostravano. La confisca, nel 1797, dei beni dell'ordine ubicati in Francia peggiorò una situazione ormai critica, nonostante l'offerta di protezione da parte dello zar Paolo I di Russia.

L'imponente flotta francese, guidata da Napoleone Bonaparte, diretta in Egitto, sostò al largo di Malta e, con il pretesto che i governanti locali avevano rifiutato il rifornimento di acqua richiesto, entrò nel porto de La Valletta, ponendo fine all'indipendenza dell'isola (12 giugno 1798). L'ultimo Gran Maestro sovrano Ferdinand von Hompesch zu Bolheim accettò con fatalità l'occupazione e lasciò per sempre Malta, dimettendosi poi nel 1799. L'Ordine continuò la sua attività ospedaliera cambiando varie sedi, ma senza più recuperare il potere temporale.[11]

Gran maestri di Malta (1530-1799)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Gran maestri di Malta e Gran maestri di Rodi.

NoteModifica

  1. ^ Lingua italiana a Malta, Domande e risposte su Treccani.it
  2. ^ Bradford, p. 120
  3. ^ Antichi Stati, p. 10
  4. ^ Pecchioli, p. 35
  5. ^ Bradford, p. 182
  6. ^ Cavalieri di Malta e Caravaggio, p. 40
  7. ^ Mattia Preti, p. 43
  8. ^ Antichi Stati, p. 60
  9. ^ Bradford, p. 193
  10. ^ Pecchioli, p. 68
  11. ^ Bradford, pp. 209-211

BibliografiaModifica

 
Cavalieri di Malta
  • AA. VV., Antichi Stati. Isola di Malta (1700-1798), Franco Maria Ricci, Milano 1999.
  • AA. VV., Cavalieri di Malta e Caravaggio, Logart Press, Roma 2010.
  • AA. VV., Malta, immortalità di una fortezza, Giolitti, Roma 1964.
  • AA. VV., Malta, Tipografia Editrice Italia, Roma 1941.
  • AA. VV., Mattia Preti - Cavalier Calabrese, Electa, Napoli 1999.
  • Alessio Varisco Fides et Caritas. Il Beato Gherardo de' Saxo e i 900 anni dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta (con catalogo delle decorazioni e gradi del Sovrano Militare Ordine di Malta e dell'Ordine pro Merito Melitensi civile e militare), Arcidosso, Effigi, 2013.
  • Ernle Bradford, Storia dei Cavalieri di Malta, Mursia, Milano 1975.
  • Dominic Cutajar, Malta. La Chiesa di San Giovanni a La Valletta, M. J. Publications, Valletta 1993.
  • Filipponio Hermes, La croce di Malta, ed. Librarie, Milano 1967.
  • Arrigo Pecchioli, Storia dei Cavalieri di Malta, Editalia, Roma 1978.
  • Antonio Rinaldi, La Valletta, Guanda, Modena 1938.
  • Alain Blondy, L’Ordre de Malte au XVIIIe siècle. Des dernières splendeurs à la ruine. Editions Bouchène, 2002, ISBN 2912946417
  • Tim Pickles, L'eroica difesa di Malta, Osprey Medioevo, Milano 2012.

Voci correlateModifica