Stazione di Dobbiaco SFD

Dobbiaco SFD
Toblach
stazione ferroviaria
Cartolina anni 20 stazione di Dobbiaco.JPG
La stazione di Dobbiaco SFD (a sinistra) nei primi anni di esercizio
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàDobbiaco
Coordinate46°43′28.32″N 12°13′29.67″E / 46.724533°N 12.224908°E46.724533; 12.224908Coordinate: 46°43′28.32″N 12°13′29.67″E / 46.724533°N 12.224908°E46.724533; 12.224908
Lineeferrovia delle Dolomiti
Caratteristiche
Tipostazione in superficie, di testa
Stato attualedismessa
Attivazione1921
Soppressione1962
Binari2
InterscambiStazione di Dobbiaco FS

La stazione di Dobbiaco SFD (in tedesco Bahnhof Toblach) costituiva il capolinea settentrionale[1] della ferrovia delle Dolomiti e fu attiva fra il 1921 e il 1962[2]. Posta a servizio del comune di Dobbiaco, sorgeva a pochi metri dalla stazione di Dobbiaco. Era all'altitudine: m 1215[3].

StoriaModifica

Nel 1915 lo scoppio della Grande Guerra portò i soldati austriaci a realizzare una ferrovia "da campo" (in tedesco, Feldbahn) a scartamento ridotto per il trasporto di munizioni e provviste fra Dobbiaco e Landro con caratteristiche di ferrovia da campo. Finita la guerra, la linea rimase in completo abbandono fino alla primavera del 1919 quando il genio militare italiano intervenne a completare l'intera ferrovia fino a Calalzo, completata nel 1920 previo cambio di scartamento da 750 a 950 mm nelle tratte costruite dagli austriaci[4], utilizzando fra l'altro materiali posti in opera sulla tranvia Udine-San Daniele, prima che fosse decisa la riapertura di quest'ultima[5].

La linea venne attivata il 15 giugno del 1921 sotto la direzione militare la linea fino al 1º gennaio 1923 quando l'esercizio fu affidato al Regio Circolo Ferroviario di Bolzano.

Nell'estate del 1924 il Ministero dei Lavori Pubblici affidò la concessione per l'esercizio, della linea della durata di 35 anni, alla Società Ferrovie delle Dolomiti (SFD), consociata alla Società Veneta[6].

Il 1 luglio 1929 fu inaugurata la trazione elettrica, che diede forte impulso al traffico ferroviario fino a tutta la seconda guerra mondiale. Nel secondo dopoguerra il clima appariva tuttavia non favorevole al trasporto ferroviario, anche a causa della nascente motorizzazione privata: anche a seguito di un incidente avvenuto ad Acquabona, dal 3 dicembre 1961 si decise di collegare Dobbiaco con Cortina con un servizio di autobus; il servizio ferroviario fu parzialmente ripreso il 30 dello stesso mese, per cessare definitivamente su tale tratta il 23 marzo 1962, portando dunque alla definitiva dismissione della stazione di Dobbiaco.

Il tracciato della ferrovia fra Dobbiaco e Cortina venne in seguito riutilizzato come percorso di sci da fondo in inverno e pista ciclabile in estate.

Strutture e impiantiModifica

Oltre al caratteristico fabbricato viaggiatori, in seguito alla chiusura riadattato per ospitare la locale sede dell'Associazione Nazionale Alpini e un circolo culturale, la stazione disponeva di un piazzale dotato di fasci di binari passeggeri e merci.

NoteModifica

  1. ^ Atlante ferroviario d'Italia e Slovenia. Eisenbahnatlas Italien und Slowenien, op. cit.
  2. ^ Ferrovia delle Dolomiti
  3. ^ Ferrovie abbandonate
  4. ^ F. Marinoni, La ferrovia delle Dolomiti, op. cit.
  5. ^ Claudio Canton, La tranvia Udine-San Daniele, in Tutto treno & storia, n. 28, Duegi, Padova, novembre 2012, p. 64.
  6. ^ E. Gaspari, La ferrovia delle Dolomiti, op. cit., p. 17.

BibliografiaModifica

  • Atlante ferroviario d'Italia e Slovenia. Eisenbahnatlas Italien und Slowenien, Colonia, Schweers + Wall, 2010. ISBN 978-3-89494-129-1.
  • Franco Marinoni, La ferrovia delle Dolomiti, in I Treni Oggi, nº 28, marzo 1983, pp. 13-19.
  • Antonio Bertagnin, La ferrovia delle Dolomiti, in Tutto Treno, n. 65, maggio 1994, pp. 26-36.
  • Evaldo Gaspari, La ferrovia delle Dolomiti, in Tutto Treno, n. 250, marzo 2011, pp. 62-75.
  • Evaldo Gaspari, La ferrovia delle Dolomiti. Calalzo-Cortina d’Ampezzo-Dobbiaco. 1921-1964, Athesia edizioni, Bolzano 2005. ISBN 88-7014-820-3.
  • FENIT 1946 1996, FENIT - Roma, 1996.
  • Piero Muscolino, Ricordi ferrotramviari di viaggi per le Dolomiti (Terza edizione), Calosci, Cortona.
  • Dino Tonon, Storia della ferrovia, Mazzanti Editori, 2000.

Voci correlateModifica