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Stefano Colonna di Palestrina

militare e letterato italiano

BiografiaModifica

Figlio di Francesco Colonna di Palestrina e di Orsina Orsini, sin da Giovane intraprese la carriera militare seguendo il cugino Prospero Colonna, ove, nel 1522, si distinse per la prima volta, nella Battaglia della Bicocca, dove comandava un reggimento. Continuò a partecipare a numerose spedizioni militari sotto il vessillo imperiale a fianco del cugino, finché Prospero nel 1523 non morì.

La fedeltà al papa ...Modifica

Allora il pontefice, Papa Clemente VII gli propose di passare sotto le armi dello Stato della Chiesa: Stefano accettò la proposta del papa, prendendo così parte,nel 1527, al Sacco di Roma. In seguito a questa devastazione fu spedito a L'Aquila per sostenere la fazione Guelfa, ma fu richiamato in fretta a Roma, ove venne spedito a sostenere un conflitto a fianco di Renzo degli Anguillara, un condottiero che sconfisse il Viceré di Napoli. In quell'occasione Stefano che comandò l’avanguardia e si distinse per il grande valore di combattente.

... e al Re di FranciaModifica

Stipulato un trattato di pace tra Papa Clemente VII e Carlo V d'Asburgo, decise di passare sotto le armate francesi al servizio di re Francesco I di Francia, con le quali, il 21 giugno 1529, partecipò alla Battaglia di Landriano. Durante il combattimento cadde in un fosso con il cavallo. Fu pertanto fatto prigioniero dall'esercito Imperiale, ma, dopo la stipula del trattato di pace tra i due Imperatori, gli venne concessa la grazia. In seguito decise di partecipare alla difesa di Firenze sotto il comando della Repubblica fiorentina, ove era molto popolare. Gli fu affidato il comando delle Milizie Nazionali.

Mercenario al comando delle Milizie fiorentineModifica

Durante l’assedio di Firenze, subì due ferite: in un momento d’ira venne colpito con la spada al volto da Amico da Venafro, che venne successivamente ucciso con ventisette coltellate inferte da un gruppo di sicari assoldati dallo stesso Stefano come vendetta per l'offesa ricevuta. Caduta Firenze nelle mani di Papa Clemente VII Carlo V d'Asburgo, rimase fedele al papa.

Il ritorno in FranciaModifica

Ritornato in Francia, gli venne conferito da Francesco I il riconoscimento dell'Ordine di San Michele per i servigi militari prestati al sovrano. Ritornò poi in Italia al comando di un esercito del Regno di Francia, per reclamare il possesso del Ducato di Milano, dominato allora dall’Imperatore Carlo V d'Asburgo. Dopo l’estinzione della famiglia Sforza, passò in Piemonte ove erano presenti gli eserciti francesi, dove fu nominato governatore di Torino. In seguito ad alcuni lotte di potere in Francia, si rese conto che la sua vita era in pericolo, per cui decise di ritornare a Roma.

Il ritorno a Roma e la nostalgia per FirenzeModifica

Nel 1538, Papa Paolo III lo chiamò al suo servizio per una spedizione contro il duca di Urbino, Guidobaldo II Della Rovere. Nel 1540 fu chiamato da Pier Luigi Farnese per combattere contro i perugini ribellatisi allo Stato Pontificio. Nel 1541 fu chiamato dal Duca Cosimo I de' Medici che lo nominò capo supremo delle sue forze militari, con il grado di luogotenente, ma Stefano, dopo un po' di tempo, si accorse che il Duca era troppo apertamente schierato con Carlo V d'Asburgo, per cui non accettò più di ricoprire la carica. A Firenze, in quel periodo, non fu molto popolare, ma lo era stato anni prima, quando difendeva la città al fianco del Malatesta IV Baglioni. Nonostante tutto, cercò di riorganizzare l'esercito del Ducato, coinvolgendo nell'operazione diversi capitani di ventura.

Le ultime forze per gli AsburgoModifica

Nel 1543 venne convocato dall’Imperatore Carlo V d'Asburgo che lo volle nominò Maestro di campo nel corso della guerra delle Fiandre, ma poco dopo fu costretto a ritornare in Toscana dove la sua presenza era considerata indispensabile: fu inviato con una spedizione sul mare contro il corsaro e ammiraglio ottomano, Khayr al-Din Barbarossa. Mori a Pisa nel 8 marzo 1548.

Matrimonio e figliModifica

Sposò Elena Franciotti figlia ed erede di Niccolò Franciotti e di Laura Migliorati Orsini. La coppia ebbe i seguenti figli:

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine di San Michele
«Rimando al re di Francia nel 1543 per prestare Servizio sotto il Comando di Cosimo I de' Medici»
— Parigi 1536

NoteModifica

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica