Stepan Bandera

politico nazionalista ucraino
Stepan Andrijovič Bandera
SBandera.jpg
NascitaStaryj Uhryniv, 1 gennaio 1909
MorteMonaco di Baviera, 15 ottobre 1959
Cause della morteAvvelenamento
EtniaUcraino
ReligioneCattolico
Dati militari
Paese servitoGermania Germania nazista
Ucraina Governo Nazionale Ucraino
Forza armataOUN-r Flag 1941.svg Esercito Insurrezionale Ucraino
Anni di servizio1929-1959
GuerreSeconda guerra mondiale
Comandante diOUN-r Flag 1941.svg Esercito Insurrezionale Ucraino
DecorazioniEroe dell'Ucraina (revocata nel 2011)
Altre carichePolitico, militare
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Stepan Andrijovič Bandera
Stamp of Ukraine Stepan Bandera 100 years cropped.jpg
Francobollo commemorativo ucraino per il centenario della nascita.

Leader dell'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini

Dati generali
Partito politico Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini
Università Università Politecnica Nazionale di Leopoli
Firma Firma di Stepan Andrijovič Bandera

Stepan Andrijovič Bandera (in ucraino: Степан Андрійович Бандера?; Staryj Uhryniv, 1º gennaio 1909Monaco di Baviera, 15 ottobre 1959) è stato un politico ucraino, leader dell'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN) e fondatore dell'Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA).

La sua figura è controversa:[1] è giudicato un eroe in Ucraina occidentale e un criminale fascista dalla componente russofona.[2][3] Fu terrorista[3] e collaborò con la Germania nazista durante la seconda guerra mondiale per combattere i sovietici in Ucraina. Quando le truppe sovietiche si ritirarono da Leopoli, l'atto di restaurazione dello Stato ucraino da parte dell'OUN dichiarò l'indipendenza del paese e, nella speranza di un appoggio contro i sovietici, offrì sostegno alla Germania nazista.[4] La Germania, anziché accettare l'offerta, reagì con arresti e deportazioni.

Bandera venne internato come prigioniero politico nel campo di concentramento di Sachsenhausen nel 1942, ma in seguito liberato nel 1944 perché dirigesse azioni di resistenza all'Armata Rossa.[5] Alla fine della guerra Bandera si rifugiò in Germania Ovest con la moglie e i figli, sotto la protezione degli alleati, ma fu assassinato a Monaco di Baviera da un agente del KGB nel 1959.

Nonostante sia ritenuto, insieme ai suoi seguaci, in gran parte responsabile del massacro di civili polacchi[6] e in parte dell'Olocausto in Ucraina,[7] tuttora si tratta di una figura centrale del nazionalismo ucraino. Successivamente alla Rivoluzione arancione fu insignito dell'onorificenza di Eroe dell'Ucraina dal presidente Viktor Juščenko, poi revocata nel 2011 dalla Corte amministrativa distrettuale di Donec'k e con il supporto del presidente Viktor Janukovyč.[8] La sua famiglia subì pesanti ritorsioni dai sovietici e dai polacchi, oltre che dagli stessi tedeschi.

BiografiaModifica

Bandera nacque nel 1909 a Staryj Uhryniv in Galizia, nell'allora distretto di Kaluš dell'Impero austroungarico, figlio di Andrij Bandera e Myroslava Glodzins'ka. A Staryj Uhryniv il padre, sacerdote uniate cattolico, esercitava le funzioni di parroco, nelle quali era succeduto al suocero Volodymyr Glodzins'kyj.[9]

 
Il giovane Bandera nel 1923

Stepan trascorse l'infanzia nel paese natale, in casa dei genitori e dei nonni, che lo crebbero in un clima di patriottismo e cultura nazionale ucraina, e maturò un forte interesse personale per la politica sociale.

Nella primavera del 1922, sua madre morì di tubercolosi. Nel 1931 divenne vice-direttore delle guide regionali, amministratore delegato regionale e comandante dell'OUN/UVO.

Nel 1934 fu condannato a morte per aver organizzato con altre undici persone l'omicidio del ministro dell'interno polacco Bronisław Pieracki,[8] ma la sentenza fu commutata in ergastolo, e venne imprigionato nella prigione polacca di Wronki; fu liberato dal carcere nel settembre del 1939, sebbene non sia chiaro chi fu l'autore materiale della sua scarcerazione, se siano stati i suoi connazionali ucraini o i nazisti dopo l'invasione della Polonia.[10]

Il collaborazionismo con i nazistiModifica

 
"Gloria a Hitler! Gloria a Bandera! Lunga vita allo Stato Indipendente ucraino! Lunga vita al nostro leader S. Bandera", Castello Zhovkva nell'Ucraina occidentale luglio-agosto 1941.

Dopo la sua liberazione si spostò a Cracovia, sede del Governatorato Generale tedesco. Lì, entrò in contatto con il leader del movimento dell'OUN, Andriy Melnyk, ma la divergenza di idee e strategie portò i due ad un aperto conflitto, che ebbe come conseguenza la spaccatura all'interno del movimento indipendentista, con una fazione denominata OUN-M, di indirizzo più conservatore e capitanata da Melnyk, ed una più rivoluzionaria, capitanata da Bandera, e denominata OUN-B.[11]

Prima della proclamazione dell'indipendenza del 30 giugno 1941, Bandera organizzò e supervisionò i cosiddetti Gruppi Mobili (in ucraino мобільні групи), ovvero piccoli gruppi di 5-15 persone, che avrebbero avuto il compito di seguire l'avanzata tedesca verso l'Ucraina orientale in cerca di supporto per le attività dell'OUN-B e per fare in modo che le nuove autorità locali fossero composte da loro attivisti. Il numero complessivo di coloro che parteciparono a questi gruppi di propaganda fu di circa 7.000 persone, reclutate anche nei circoli intellettuali, e tra questi ultimi troviamo lo scrittore Ivan Bahrianyi ed il poeta Vasyl Barka.[senza fonte] Il 30 giugno 1941, con l'atto di restaurazione dello Stato, l'OUN-B dichiarò la nascita dell'Ucraina indipendente, apertamente impegnandola alla collaborazione con la Germania nazista. Bandera e i suoi seguaci, analogamente ai nazisti, sostenevano una riproduzione selettiva volta alla creazione di una razza ucraina "pura".[12]

Deportazione a SachsenhausenModifica

Tuttavia le relazioni tra il movimento di Bandera e le autorità naziste in Polonia divennero subito conflittuali, dal momento che i nazisti non avevano alcuna fiducia nella reale volontà di collaborazione dell'OUN. Temendo che Bandera e l'OUN avessero intenzione di autoproclamare un'Ucraina indipendente per mezzo di una rivolta armata, i responsabili del Reichskommissariat ne ordinarono l'arresto il 5 luglio 1941; Bandera venne condotto a Berlino, mentre il 12 luglio il presidente della nuova realtà ucraina, Jaroslav Stec'ko, collaboratore di Bandera, venne anch'egli arrestato e condotto in Germania. Dopo un breve periodo di interrogatori, il 14 luglio 1941, sia Bandera sia Stec'ko furono rilasciati, con l'obbligo di risiedere a Berlino. Nel gennaio 1942 Bandera fu nuovamente arrestato e condotto nel campo di concentramento di Sachsenhausen, per essere detenuto nella sezione speciale per detenuti politici[13] Zellenbau.

Resistenza all'Armata Rossa e nuova collaborazione con i nazistiModifica

Nell'aprile 1944 Bandera e Stetsko furono contattati da un ufficiale della Reichssicherheitshauptamt per l'organizzazione di attività diversive e di sabotaggio ai danni dell'Armata Rossa[14]. Nel settembre di quello stesso anno, Bandera venne nuovamente rilasciato dalle autorità tedesche, le quali nutrivano la speranza di poter incitare le popolazioni locali ucraine a schierarsi con l'esercito tedesco contro l'avanzata sovietica. Per guidare e sovrintendere a queste nuove attività di propaganda e sabotaggio, Bandera ottenne il permesso di stabilire il suo quartier generale a Berlino. I tedeschi sovvenzionarono sia l'OUN-B di Bandera sia l'Esercito insurrezionale ucraino con armi e munizioni, inviando agenti addestrati ad azioni di sabotaggio per agire con l'OUN-B dietro le linee sovietiche.[senza fonte]

Bandera, a causa delle sue posizioni razziste e nettamente antisemite, è stato associato anche ai crimini compiuti dall'OUN-B e dall'UPA ai danni di polacchi ed ebrei, molti dei quali deportati o fucilati. Tuttavia la maggior parte di essi avvenne mentre Bandera era impossibilitato a partecipare e a dirigere i due gruppi, in quanto si trovava prigioniero a Berlino e a Sachsenhausen.[15]

Le ritorsioni tedesche e sovietiche sulla famigliaModifica

Bandera aderiva a un'ideologia fascista[12], antisemita e anti-polacca, ed era sostenitore della superiorità della razza ucraina, ma si opponeva anche all'occupazione dell'Ucraina da parte della Germania nazista, collaborando però con i tedeschi per combattere i sovietici.[16]

Questo gli fruttò sia accuse di collaborazionismo da parte dei sovietici, sia di ambiguità da parte dei tedeschi. Oltre al suo arresto, la famiglia di Bandera subì diverse e pesanti ritorsioni da tedeschi, polacchi e sovietici, durante e dopo la guerra. Nel 1941, suo padre, il reverendo Andrij, è condannato a morte da un tribunale militare sovietico e fucilato; dei sei fratelli e sorelle, Marta-Maria e Oksana vengono arrestate e imprigionate in un gulag sempre nel 1941, per essersi rifiutate di fornire informazioni sul fratello e di cooperare con i sovietici (furono poi liberate nel 1960 ma non poterono ritornare, Marta morì in Siberia nel 1962, Oksana poté tornare in Ucraina solo nel 1989), Aleksandr e Vasilij muoiono invece nel lager di Auschwitz nel 1942, assassinati da prigionieri polacchi nel reparto dei prigionieri di guerra, mentre Bogdan muore al fronte combattendo contro i tedeschi; nel 1946, con l'annessione piena dell'Ucraina all'URSS, Volodymyra, altra sorella, e suo marito, il reverendo Volodymyr Davydjuk, sono arrestati dalle autorità sovietiche e imprigionati in un gulag (Volodymyra fu liberata nel 1956 e tornò nel suo Paese).[17][18]

Stepan Bandera, che dal 1945 risiedette a Monaco di Baviera con la moglie ed il figlio, fu invece oggetto di una lunga serie di intimidazioni e attentati di matrice sovietica, fino a quello fatale del 1959.[senza fonte]

Morte, indagini e disinformazione dopo la sua morteModifica

Il 15 ottobre 1959, all'ingresso della casa in Kreittmayrstraße n. 7 a Monaco di Baviera, fu trovato in una pozza di sangue, caduto dalle scale, ma ancora vivo; morì poco dopo. In seguito all'autopsia fu comunicato che la sua morte era dovuta ad avvelenamento da cianuro, di cui tenue tracce erano state rivenute sul corpo. Bandera, che per prudenza aveva sei appartamenti a disposizione e li cambiava quasi ogni giorno, aveva una guardia del corpo che era appena andata via dopo la fine del turno ed era armato. Tuttavia l'assassino lo attese proprio sul pianerottolo e non ebbe tempo di estrarre la pistola per difendersi. Il 20 ottobre 1959 Stepan Bandera fu sepolto nel cimitero di Waldfriedhof a Monaco di Baviera. Sul luogo dell'omicidio non furono trovate tracce dell'assassino, e si arrivò perfino a ipotizzare che Bandera fosse stato avvelenato con una capsula ingerita col cibo dell'ultimo pranzo, o si fosse suicidato, mentre la stampa sovietica suggerì che fosse stato assassinato da Theodor Oberländer, che era il ministro per le persone espulse, i rifugiati e le vittime di guerra del governo Konrad Adenauer della Repubblica Federale Tedesca, insinuando che Bandera fosse a conoscenza di presunte responsabilità di Oberländer nel pogrom di Leopoli del 1941. Due anni più tardi, Bohdan Stachynskyi agente del KGB, di origine polacco-ucraina, disertò mentre era nella DDR e si consegnò alle autorità della Germania ovest, confessando di essere sia l'assassino di Stepan Bandera, che di Lev Rebet un altro nazionalista ucraino, ucciso due anni prima, entrambi ammazzati con la stessa modalità: spruzzo del veleno sul viso tramite una pistola particolare (in dotazione ai servizi segreti sovietici), caricata con due fiale di vetro contenenti cianuro di potassio. Stachynskyi, nato nel 1931 nel villaggio di Borshchovychi, a circa 20 km da Leopoli, nel 1948 da giovane accettò di essere reclutato dai servizi segreti russi, dopo esser stato arrestato, temendo altrimenti conseguenze per la sua famiglia che era simpatizzante con il movimento nazionalista ucraino clandestino ed il primo incarico che ebbe fu quello di scoprire l'assassino dello scrittore comunista Iaroslav Halan, ucciso nel 1949 a Leopoli. Stachynskyi, fu premiato a Mosca nel dicembre 1959 con l'ordine della Bandiera Rossa per l'assassinio di Bandera, ottenendo anche il permesso di sposare una ragazza conosciuta a Berlino, permesso difficilmente ottenibile per un agente segreto [19].

Tuttavia i frequenti viaggi in Germania ovest di Stachynskyi, durante le preparazioni degli attentati, gli fecero sorgere dubbi sulla validità della sua scelta e lo convinsero a disertare assieme alla moglie. Mentre Stachynskyi era trattenuto e interrogato dai servizi segreti occidentali, il suo ex superiore nella DDR organizzò a Berlino est una conferenza stampa con 130 giornalisti durante la quale Gerhard Kehl, tenente colonnello della Stasi, spiegò che Bandera era stato ucciso non in conseguenza dei suoi crimini ma per impedire che venissero resi noti i crimini del generale Gehlen, capo dei servizi di controspionaggio della Germania ovest BND), che secondo Kehl era il mero successore dello spionaggio nazista, e Bandera sarebbe stato ucciso da un membro del OUN, obbligato a ciò dal BND e poi deceduto per cause naturali.[20]

Il 17 novembre, dietro richiesta di Kennedy, il cancelliere tedesco Adenauer formalmente annunciò la diserzione in agosto di Stachynskyi e la sua responsabilità nei due omicidi, a cui immediatamente seguirono le contestazioni da parte sovietica con l'accusa che in realtà si intendesse coprire il passato nazista di Theodor Oberländer; ne seguì un'accesa campagna contro il ministro accusato di un passato di crimini nazisti. Dopo un'indagine approfondita da parte delle autorità tedesco-occidentali, si svolse il processo a Stachynskyi tra l'8 e il 15 ottobre 1962 a Karlsruhe e il 19 ottobre costui fu condannato a soli 8 anni di reclusione, in quanto rese una piena confessione ricca di dettagli e rivelò i mandanti, per l'imputazione di omicidio colposo. La Corte suprema tedesca di Karlsruhe affermò inoltre che Shelepin, capo del KGB e Khrushchev fossero i principali responsabili dell'omicidio di Bandera, pur senza esprimere parole di condanna nei loro confronti e in accordo alla retorica della guerra fredda l'URSS fu paragonata alla Germania Nazista e Stachynskyi ad Adolf Eichmann. Stachynskyi scontò due terzi della pena prima di essere liberato[21].

La moglie e i figli di Bandera poco dopo emigrarono in Canada, a Toronto, dove oggi vivono ancora i discendenti.

 
Manifestanti di Svoboda, partito che con Settore Destro si rifà all'ideologia del politico nazionalista, con immagine di Bandera (Kiev, 2009)
 
Sepoltura di Bandera a Monaco, aprile 2014

IdeologiaModifica

 
Effigie di Stepan Bandera a Dubno

Bandera e l'OUN, analogamente ai nazisti, sostenevano pratiche di riproduzione selettiva volte alla creazione di una razza ucraina "pura"[12] e, tramite operazioni di pulizia etnica ai danni di ebrei, polacchi, russi e ungheresi,[22] volevano creare uno Stato monoetnico gestito da una dittatura dai leader dell'OUN.[23]

Secondo l'accademico Grzegorz Rossoliński-Liebe l'OUN sentiva un'affinità ideologica con il fascismo italiano e il nazionalsocialismo. La visione del mondo di Bandera sarebbe stata "plasmata da numerosi valori e concetti di estrema destra tra cui l'ultranazionalismo, il fascismo, il razzismo e l'antisemitismo; dal fascino per la violenza; dalla convinzione che solo la guerra potesse stabilire uno Stato ucraino; e dall'ostilità nei confronti di democrazia, comunismo e socialismo. Come altri giovani nazionalisti ucraini, ha combinato l'estremismo con la religione e ha usato la religione per sacralizzare la politica e la violenza".[24]

Secondo l'accademico Per Anders Rudling "L'OUN condivideva gli attributi fascisti dell'antiliberalismo, dell'anticonservatorismo e dell'anticomunismo, del partito armato, il totalitarismo, l'antisemitismo, il Führerprinzip e l'adozione dei saluti fascisti. I suoi leader hanno sottolineato con entusiasmo a Hitler e Ribbentrop di condividere la Weltanschauung nazista e l'impegno per una Nuova Europa fascista."[25]

Eredità politicaModifica

Nel gennaio 2010 Stepan Bandera fu insignito, postumo, dell'onorificenza di Eroe dell'Ucraina dal presidente Viktor Juščenko,[8] alla presenza del nipote Stepan Bandera jr, con la condanna del Parlamento europeo,[26] e le proteste del governo russo, oltre che della comunità ebraica. Il Consiglio di Stato della Repubblica di Crimea ha annunciato ricorso alla Corte costituzionale dell'Ucraina contro la decisione, ma tale ricorso è stato dichiarato inammisibile il 5 aprile 2010.[27]

Il 2 aprile 2010, la Corte amministrativa distrettuale di Donec'k ha dichiarato nullo il decreto d'intitolazione, in quanto Bandera non ebbe mai ufficialmente la cittadinanza ucraina poiché fu un cittadino dell'Impero Austro-Ungarico, della Seconda Repubblica Polacca e poi un apolide, ma non ebbe mai la cittadinanza della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, predecessore legale dell'attuale Stato Ucraino; un ricorso contro questa sentenza è stato respinto dal Tribunale Amministrativo Superiore dell'Ucraina nel gennaio 2011, rendendo la decisione definitiva.[28][29] La sentenza fu supportata dal presidente ucraino di allora Viktor Janukovyč.[30][8]

Numerose piazze e vie sono a lui intitolate in Ucraina, inoltre sono state innalzate anche delle statue che lo ritraggono. Oltre i monumenti nell'Ucraina occidentale, a Bandera è anche dedicato un piccolo museo a Londra.[16] Nonostante sia una figura rimasta controversa e la minoranza russo-polacca lo consideri un criminale di guerra, dopo l'indipendenza ucraina del 1991 e, in particolar modo, dopo la rivoluzione arancione del 2004 e la guerra dell'Ucraina orientale, conseguenza della crisi della Crimea del 2014, Bandera è assurto a livello di eroe nazionale, sulla spinta del movimento Euromaidan, dei movimenti di destra e anti-russi, che si oppongono all'influenza della Russia di Putin sull'Ucraina.[senza fonte]

Nel marzo 2019 il Presidente ucraino Petro Porošenko ha ufficialmente riconosciuto ai volontari dell'Esercito Insurrezionale Ucraino lo status di veterani di guerra, al pari dei veterani dell'Armata Rossa.[31]

In polemica con questi riconoscimenti, il Senato polacco nel 2016 ha definito “genocidio” i massacri dei polacchi di Volynija, sterminati dall'OUN-UPA, fondato da Bandera, nel 1943-1944 e ha invitato la Sejm, la camera bassa, a stabilire l'11 luglio quale ricorrenza nazionale in ricordo delle “vittime del genocidio”.[32]

Nell'agosto 2019 la Verchovna Rada ha respinto una mozione che chiedeva d'insignire nuovamente Bandera del titolo di Eroe dell'Ucraina.[33]

OnorificenzeModifica

 
Monumento a Stepan Bandera in Ternopil'
  Eroe dell'Ucraina - Ordine della Stella d'Oro
«per aver difeso le idee nazionali e combattuto per uno stato ucraino indipendente; concessione postuma per iniziativa del presidente dell'Ucraina Viktor Juščenko[34]»
— Ucraina, 1939-1945, 2010 (annullata dalla Corte Amministrativa Distrettuale di Donetsk nello stesso anno)

NoteModifica

  1. ^ (EN) Ukraine vs. Russia: inside the divisive myth of Stepan Bandera, su thestar.com. URL consultato il 6 maggio 2022.
  2. ^ A ghost of World War II history haunts Ukraine’s standoff with Russia, su washingtonpost.com. URL consultato il 19 dicembre 2019.
    «But if Bandera is idolized by some in the capital and western Ukraine, he is reviled as a fascist in much of the heavily ethnic-Russian east and south as well as in Russia itself»
    >
  3. ^ a b A Fascist Hero in Democratic Kiev, su nybooks.com (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2021).
  4. ^ Державний архів Львівської області, su archivelviv.gov.ua. URL consultato il 19 dicembre 2016 (archiviato dall'url originale il 5 gennaio 2017).
  5. ^ http://www.history.org.ua/?termin=Bandera_S
  6. ^ Grzegorz Motyka, Wołyń'43 Ludobójcza czystka - fakty, analogie, polityka historyczna, Cracovia, Wydawnictwo Literackie, 2016, p. 83, ISBN 978-83-08-06207-4.
  7. ^ Arad Yitzhak, Holocaust in the Soviet Union, University of Nebraska Press, 2009, p. 89, ISBN 978-0-8032-2270-0.
  8. ^ a b c d In Ukraine, Stepan Bandera’s legacy becomes a political football... again, su euronews.com.
  9. ^ (UK) Galina Hordasevyč, Dytynstvo Stepana Bandery, in Stepan Bandera: ljudyna i mif. URL consultato il 28 maggio 2022 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2011).
    «Батько його, Андрій Бандера, був одружений з Мирославою Глодзінською, батько якої, Володимир Глодзінський, був священиком у вже згаданому Старому Угринові, де потім його змінив зять.»
  10. ^ The Lemberg Mosaic, Jakob Weiss, Alderbrook Press NY (2011)
  11. ^ Enciclopedia Britannica Online
  12. ^ a b c A ghost of World War II history haunts Ukraine’s standoff with Russia, su washingtonpost.com. URL consultato il 19 dicembre 2019.
    «An adherent of fascist ideology [...] “He and his followers, similarly to the Nazis, advocated selective breeding to create ‘pure’ Ukrainians.”»
  13. ^ Berkhoff, K.C. and M. Carynnyk 'The Organization of Ukrainian Nationalists and Its Attitude toward Germans and Jews: Iaroslav Stets'ko's 1941 Zhyttiepys' in: Harvard Ukrainian Studies, vol. 23 (1999), nr. 3/4, pp. 149—18
  14. ^ D.Vyedeneyev O.Lysenko OUN and foreign intelligence services 1920s-1950s Ukrainian Historical Magazine 3, 2009 p.137– Institute of History National Academy of Sciences of Ukraine
  15. ^ Ulderico Rinaldini, Julija Tymošenko, la conquista dell'Ucraina, pag. 43
  16. ^ a b Russia e Ucraina non potranno mai amarsi: lo insegna la storia di Bandera
  17. ^ The Frankfurt Auschwitz trial, 1963–1965: genocide, history, and the limits Devin Owen Pendas Cambridge University Press, p.190
  18. ^ Бандерштадт: місто Бандер №4 (231) 28 січня 2010р. http://www.gk-press.if.ua/node/512 Archiviato il 5 novembre 2011 in Internet Archive. http://www.gk-press.if.ua/node/512 Archiviato il 5 novembre 2011 in Internet Archive.
  19. ^ Rossoliński, Cap 7. Paragrafo Stashyns’kyi, Oberländer, Lippolz, and the Assassination of Bandera
  20. ^ Rossoliński, Cap 7. Paragrafo Stashyns’kyi, Oberländer, Lippolz, and the Assassination of Bandera
  21. ^ Rossoliński, Cap 7. Paragrafo Stashyns’kyi, Oberländer, Lippolz, and the Assassination of Bandera
  22. ^ Ukraine celebrates nazi collaborator Stepan Bandera's birthday, su morningstaronline.co.uk.
    «Though Bandera demanded the “destruction” of Jews, Poles, “Moskali” — as he termed Russians in Ukraine — and Hungarians and the OUN’s programme pledged to “combat the Jews as the prop of the Muscovite-Bolshevik regime,” Kiev now states he was “an outstanding figure and theorist of the Ukrainian national liberation movement.”»
  23. ^ Ivan Katchanovski, Terrorists or National Heroes? Politics of the OUN and the UPA in Ukraine (PDF), su Cpsa-acsp.ca.
    «The Simon Wiesenthal Center, a leading US-based Jewish organization, expressed its “deepest revulsion at the recent honor awarded to Stepan Bandera, who collaborated with the Nazis in the early stages of World War II, and whose followers were linked to the murders of thousands of Jews and others.” [...] The OUN envisioned a creation of an independent Ukrainian state that was allied with Nazi Germany and run as a dictatorship by OUN leaders. This monoethnic state, similar in many ways to Ustashi Croatia, was supposed to include parts of modern day Russia, Poland, and Byelorussia. The OUN regarded such minorities in Ukraine as Jews, Poles, and Russians, as hostile»
  24. ^

    «The OUN especially in the 1930s and earlym 1940s, had felt an idelogical affinity with Italian Fascism, National Socialism [...] Bandera's worldview was shaped by numerous far-right values and concepts including ultranationalism, fascism, racism, and antisemitism; by fascination with violence; by the belief that only war could establish a Ukrainian state; and by hostility to democracy, communism, and socialism. Like other young Ukrainian nationalists he combined extremism with religion and used religion to sacralize politics and violence.»

    (Rossoliński, Stepan Bandera: The Life and Afterlife of a Ukrainian Nationalist: Fascism, Genocide, and Cult)
  25. ^ The OUN, the UPA and the Holocaust: A Study in the Manufacturing of Historical Myths, su carlbeckpapers.pitt.edu.
    «The OUN shared the fascist attributes of antiliberalism, anticonservatism, and anticommunism, an armed party, totalitarianism, anti-Semitism, Führerprinzip, and an adoption of fascist greetings. Its leaders eagerly emphasized to Hitler and Ribbentrop that they shared the Nazi Weltanschauung and a commitment to a fascist New Europe.»
  26. ^ European Parliament resolution of 25 February 2010 on the situation in Ukraine, su europarl.europa.eu, 25 febbraio 2010.
  27. ^ Constitutional Court refuses to consider case on Bandera's title of Hero of Ukraine, su Kyiv Post, 12 aprile 2010.
  28. ^ Court: Ruling on Bandera legal, su Kyiv Post, 12 gennaio 2011.
  29. ^ Update: Stepan Bandera is no longer a Hero of Ukraine, su Kyiv Post, 12 gennaio 2011. URL consultato il 7 marzo 2022.
  30. ^ Yanukovych to strip nationalists of hero status, su Kyiv Post, 5 marzo 2010. URL consultato il 7 marzo 2022.
  31. ^ Former WWII nationalist guerrillas granted veteran status in Ukraine, su Kyiv Post, 26 marzo 2019.
  32. ^ Lo schiaffo dei nazionalisti polacchi ai neonazisti ucraini
  33. ^ Офіційний портал Верховної Ради України, su w1.c1.rada.gov.ua. URL consultato il 9 marzo 2022.
  34. ^ Stepan Bandera becomes Ukrainian hero, Kyiv Post (22 January 2010)

BibliografiaModifica

  • (EN) Grzegorz Rossoliński-Liebe, Stepan Bandera: The Life and Afterlife of a Ukrainian Nationalist: Fascism, Genocide, and Cult, Stuttgart, ibidem-Verlag, 2014, ISBN 9783838206042.

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