Stephen A. Douglas

politico statunitense
Stephen Arnold Douglas
Stephen Douglas.jpg
Il senatore Douglas

Membro del Senato statunitense
Durata mandato 1850 –
1860
Circoscrizione Illinois

Dati generali
Partito politico Partito Democratico

Stephen Arnold Douglas, soprannominato "Little Giant" (Brandon, 23 aprile 1813Chicago, 3 giugno 1861), è stato un politico statunitense, senatore del Partito democratico per lo stato dell'Illinois. Si candidò alle elezioni presidenziali americane del 1860, venendo sconfitto dal candidato del Partito Repubblicano Abraham Lincoln. Fu un leader di partito ingegnoso e un tattico abile, pronto nel dibattito e nell'attività legislativa tanto da aver avuto pochi rivali nella storia dei politici statunitensi.

Indice

BiografiaModifica

« Di vasto ingegno, abile, impetuoso, energico, esperto manovratore, criticato per uso eccessivo di tabacco e buon bevitore, era divorato da un'ardente ambizione di conquistare la presidenza[1]. »

Nella veste di capo del Comitato dei territori, Douglas dominò il Senato nel decennio 1850-1860. Fu determinante nella stesura del Compromesso del 1850 all'inizio della presidenza di Millard Fillmore, che sembrò aver abolito la schiavitù negli Stati Uniti. Nel 1854 riaprì il dibattito sulla questione con il dibattuto Atto Kansas-Nebraska, che consentiva ai cittadini dei nuovi territori di decidere autonomamente se mantenere o meno la schiavitù abolita dal precedente compromesso. Il movimento di protesta contro questa norma portò alla costituzione del Partito Repubblicano. Douglas sostenne la decisione di Dred Scott con cui la Corte Suprema nel 1857 aveva stabilito che gli afroamericani costretti in schiavitù non erano tutelati dalla Costituzione né avevano diritto a proporre un'azione giudiziaria, non essendo cittadini americani né potendo diventarlo, e negò che fosse parte di una trama sudista per introdurre la schiavitù negli Stati settentrionali. Tuttavia la definì non vincolante nel caso in cui gli abitanti di un territorio avessero varato proprie leggi.[2]

Quando il presidente James Buchanan e i suoi alleati meridionali tentarono di varare un codice di schiavitù federale contro l'obiezione dei cittadini dello Stato del Kansas, Douglas combatté e sconfisse questo movimento come antidemocratico. Nella Convenzione del Partito Democratico del 1860 Douglas ottenne la nomina a candidato alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1860, provocando la scissione dei rappresentanti degli Stati del sud, che avevano votato un altro candidato.

Douglas credette profondamente nella democrazia, sostenendo che dibattere la volontà delle persone dovrebbe essere l'imperativo assoluto di ogni società.[3] Quando, all'inizio di aprile del 1861, ebbe inizio la guerra civile americana, egli spronò, con tutte le sue energie, i suoi sostenitori a lottare per l'Unione, ma morì alcune settimane dopo.

« Ma mentre l'Unione vinceva la battaglia dei confini essa subiva una terribile perdita in seguito alla morte del senatore Douglas. Subito dopo il bombardamento e la battaglia di Fort Sumter eglisi era posto a disposizione della presidenza di Abraham Lincoln ed immediatamente aveva iniziato una campagna negli Stati Uniti d'America medio-occidentali pro-unionista che era stata di portata decisiva... l'opposizione si poteva e doveva fare entro l'Unione... con lui periva l'unico grande leader capace di rappresentare al Nord un'alternativa nei confronti del Partito Repubblicano[4]. »

NoteModifica

  1. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994 Vol I, pag. 113
  2. ^ McPherson, pp. 177-8
  3. ^ Dean (1994)
  4. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994 Vol I, pp. 329-330

BibliografiaModifica

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